I grandi narratori non sono coloro che si limitano raccontare il presente, ma guardano oltre. Anticipano i tempi, colgono lo zeitgeist e lo spingono oltre, mettendo davanti ai nostri occhi cose che la nostra sensibilità non coglie immediatamente, ma che riemergeranno alla mente fragorose, inaspettate. Sembra essere questo il modus operandi di Hideo Kojima, un nome che ha trasceso i mondi in pixel in cui ci ha accolti, diventando un simbolo quotidiano della pop culture.
Da Metal Gear Solid a Death Stranding, il confine sottile con cui i mondi di Kojima varcano con sempre più forza il confine della narrazione transmediale strizzando l’occhio all’intensità tipica del cinema sono diventati la firma stessa del sensei. Un tratto specifico che è tornato spesso durante l’incontro con Hideo Kojima tenutosti durante Lucca Comics & Games 2025, uno degli eventi più attesi della kermess lucchese, a cui abbiamo partecipato assieme ai colleghi della stampa.
L’incontro è stato moderato da Eva Carducci, che ha condiviso il palco con Kojima e con Yoji Shinkawa, suo storico collaboratore. Annunciato da tempo, questo incontro ha concesso ai presenti di scoprire nuove sfumature del complesso universo di Kojima, che ci ha aperto le porte della sua creatività, lasciando a Shinkawa il compito di rivelare i retroscena del loro lavoro.
La connessione è responsabilità

Inevitabile partire proprio da Death Stranding, ultimo titolo della sua produzione, che con il suo secondo capitolo ha scosso profondamente i videogiocatori. Al centro di questo racconto, l’idea della connessione, tema quanto mai attuale in un presente che ci vede iperconnessi nel digitale, ma lo siamo davvero sul piano emotivo? Un interrogativo, che in Death Stranding ci viene ricordato nel sequel, dal profetico titolo ‘Should We Have Connected?’
“Negli anni Duemila la rete sembrava il simbolo della libertà. Oggi, con i social, è diventata un luogo dove chiunque può dire qualsiasi cosa, spesso in modo anonimo. La connessione è importante, ma comporta una responsabilità. Nel primo capitolo, il mondo era distrutto e l’obiettivo era riconnetterlo. Oggi invece mi chiedo: cosa comporta quella connessione? Qual è il prezzo della rete che abbiamo costruito?”
In un presente in cui domina la connessione digitale, sembra sempre più marcata una separazione emotiva nella vita reale.
“Quando ci connettiamo con qualcuno, che sia online o nel mondo fisico, dobbiamo ricordarci che ogni relazione richiede attenzione. Non basta un clic per essere umani”
Forse per quello nella nostra prima avventura al fianco di Sam Porter abbiamo avuto un’esperienza diretta di questo pensiero: un incarico apparentemente di poco conto, in cui dovevamo consegnare dei medicinali a un anziano.
“Molti giocatori andavano avanti con la storia e se ne dimenticavano. Quando tornavano, l’anziano era morto. Ecco, quello è il senso della connessione: non basta allacciare un legame, bisogna anche prendersene cura”
Esperienze universali

Le visioni di Kojima vengono sempre trasmesse nei suoi mondi digitali, al punto che ogni suo titolo è un’esperienza coinvolgente, che avvolge i giocatori a più livelli. Una complessità narrativa che spesso rischia di non essere pienamente compresa da chi si cimenta con i suoi giochi, come accaduto con il primo capitolo di Death Stranding
“Molti giocatori non sono riusciti a finirlo perché lo trovavano troppo difficile o troppo lento Volevo permettere a più persone di arrivare alla fine, di apprezzare fino in fondo il viaggio di Sam. Ho cercato di rispettare i fan, ma anche di aprire la porta a nuovi giocatori”
Ma quanto di questa apertura può togliere al senso stesso, all’anima di un mondo come quello di Death Stranding? Andare incontro alle richieste del giocatore non deve mai essere un pericoloso per l’essenza di un videogioco ma uno spunto di riflessione per creare un punto di contatto
“Death Stranding 2 non è un gioco più facile ma un gioco che vuole essere compreso da più persone”
Genesi di un personaggio

Una promessa, un tacito accordo tra creatore e giocatore. Ma se Kojima è apprezzato come narratore, sarebbe ingiusto non tributare l’importanza di coloro che lo affiancano, a partire da Yoji Shinkawa, compagno di avventura, character design che lo sostiene dai tempi di Metal Gear Solid. Grazie a lui i mondi di Kojima prendono forma
“Quando creo un personaggio, il primo passo è sempre una parola di Hideo. Mi manda suggestioni, termini strani, a volte persino astratti e quelle parole mi danno una direzione”
Ma le idee, come sempre, si evolvono, da un primo abbozzo chissà che strada prende l’ispirazione, un dettaglio nato per avere un ruolo, finisce per avere una nuova vita
“Avevo disegnato una nave, la Magellan, e ci siamo accorti che sembrava una testa. In parallelo stavamo lavorando su un BT senza testa, poi Hideo ha detto: “Perché non li uniamo?”. È nato così, per caso”
Evolversi

D’altronde, evolversi è un concetto essenziale nella poesia di Kojima. Non solo in termini biologici, ma come collettivo sociale, anche in relazione alle tecnologie e al loro modo di impattare sul nostro quotidiano.
“Gli animali si sono evoluti viaggiando, sono partiti tutti dall’oceano. Anche l’umanità si muove, e oggi viaggia nel metaverso, un luogo pericoloso, dove si può essere osservati, manipolati, controllati”
Non è un caso che un evento come la pandemia, capace di riscrivere il nostro vissuto, abbia avuto una grande risonanza nella sensibilità di Kojima
“Siamo sopravvissuti grazie a Internet. Tutto era online: incontri, concerti, addirittura i compleanni. Ma mi sono chiesto: siamo sulla strada giusta? Essere connessi non è solo un diritto, è una responsabilità, ogni connessione può trasformarsi in controllo”
La musica delle anime

Un punto di vista capace di sorprendere i presenti all’incontro, che scoprono che anche il creatore di Death Stranding ha un personaggio preferito, ma non chi ci sarebbe aspettati
“Il mio preferito non è Sam, luui è il protagonista, ma la vera protagonista nascosta è Fragile. Léa è straordinaria nel darle vita. Le ho persino chiesto a Ludvig Forssell di comporre un tema musicale solo per lei, che si sente ogni volta che appare in scena”
Nel suo affetto per Fragile, Kojima lascia emergere un altro tratto distintivo delle sue produzioni: i suoni. Che si tratti di colonne sonore divenute subito cult o dei rumori che accompagnano i personaggi nei loro viaggi, la componente sonora è un punto fondamentale delle produzione di Kojima
“La musica è il cuore emotivo del gioco, non è solo accompagnamento, ma un linguaggio narrativo”
Affermazione che ribadisce l’attenzione con cui Hideo Koijma crea e sviluppa i suoi mondi, curando ogni dettaglio, ricordandoci come ogni elemento sia connesso



