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Il successo di Clair Obscur: Expedition 33 passa anche attraverso la costruzione di un universo narrativo ricco di sfaccettature, che spinge chi lo ha provato a riflettere su molti elementi che ne compongono la totalità. Uno di questi è senza dubbio la vita nella Lumiere creata dai ragazzi di Sandfall Interactive.

La città, infatti, ci sembra a primo impatto quasi un paradiso, ricco di fiori e colori, ma scopriremo ben presto che è ciò di più lontano da esso che possa esistere. Il mondo di Clair Obscur: Expedition 33 è spietato. Ancor prima di lasciare la città che ci accoglie nelle nostre prime fasi, lo impareremo a nostre spese. Tuttavia, una delle domande iniziali, nonché fonte di discordia tra Gustave e Sophie, è relativa alla possibilità o meno di avere figli in un mondo nel quale la loro aspettativa di vita sarebbe di circa trentatré anni. 

Resa o resistenza?

Uno screen di Clair Obscur Expedition 33
Uno screen di gioco di Clair Obscur Expedition 33. (©Sandfall/Kepler)

Non avere figli, in un universo come quello di Clair Obscur: Expedition 33 nel quale l’umanità è stata fortemente decimata ed è ormai sull’orlo dell’estinzione equivale essenzialmente a firmare la condanna per l’intera specie. Tuttavia, l’alternativa è ancor più spaventosa dal momento che mettere al mondo una prole vuol dire condannarla a una vita breve, al termine della quale dovrà decidere se salpare alla volta di una nuova spedizione, e verosimilmente morire durante la missione, oppure essere cancellato durante il rituale del Gommage.

Nelle prime fasi di gioco scopriamo proprio che la relazione tra Gustave e Sophie si è incrinata a causa di una differenza di vedute su questo aspetto. La ragazza, infatti, è fortemente contraria a mettere al mondo una nuova vita che dovrebbe sottostare a queste condizioni. Gustave, invece, è molto più fiducioso sulla possibilità di sconfiggere la Pittrice e ritiene indispensabile proseguire l’esistenza del genere umano, le ricerche tecnologiche e le spedizioni. 

Non sapremo mai che genere di discussione i due abbiano avuto sull’argomento, dal momento che questa differenza di vedute viene soltanto accennata prima da Maelle e poi dai diretti interessati. Tuttavia, sappiamo che alcuni dei cittadini di Lumiere sono piuttosto ostili nei confronti di chi sceglie di non avere figli. È così che, prima del Gommage, ci troviamo a parlare con una donna che, in compagnia del figlio, apostrofa apertamente Sophie come egoista per aver dedicato la sua vita ad altro che non fosse la procreazione.

La risposta di Sophie è piuttosto interessante, dal momento che a sua volta restituisce l’insulto alla donna, definendola egoista per voler condannare un’altra vita a passare quello che loro stesse hanno dovuto subire nel corso di quei trentatré anni. La questione dell’egoismo, dunque, è un punto cardine sull’argomento, dato che entrambe le posizioni vedono la propria scelta come un atto di generosità: verso la società nel caso di chi decide di avere figli e nel non condannare a una vita di sofferenza per chi, invece, sceglie di non averne.

Mondi diversi, stesso problema

Un'immagine di A Quiet Place II
Un’immagine di A Quiet Place II

La questione della difficoltà di avere figli in un mondo sull’orlo del collasso è un tema che è stato più volte trattato all’interno di pellicole cinematografiche, nelle quali abbiamo avuto modo di approfondire angolazioni differenti dell’argomento. Quella più pertinente, è senza dubbio la narrazione che John Krasinski ci fa in A Quiet Place. In un mondo post apocalittico, nel quale i pochi superstiti sono costretti all’assoluto silenzio da una specie aliena dall’udito sopraffino che aggredisce chiunque faccia troppo rumore, un padre e una madre tentano non solo di portare avanti una famiglia, ma anche una gravidanza.

Se quella di avere due figli piccoli all’inizio della storia è stata una scelta presa in un mondo ordinario, in cui non era ancora avvenuta l’invasione, la gravidanza si sviluppa durante la fuga. Portarla avanti è un atto di coraggio ancora più grande del semplice opporsi agli alieni, soprattutto nel caso specifico di A Quiet Place, nel quale un gesto ordinario di un neonato come il piangere può costare la vita a lui e a tutta la sua famiglia. Tuttavia, Evelyn, interpretata da Emily Blunt, e Lee, interpretato dallo stesso John Krasinski, scelgono di proseguire la gravidanza e di dimostrare che anche in un mondo spietato come quello di A Quiet Place è possibile trovare una forma di normalità.

In modo analogo, anche I Figli degli Uomini di Alfonso Cuarón affronta l’argomento. In questo caso, tuttavia, i personaggi vivono in un mondo nel quale non è più possibile avere dei figli. Una pandemia di infertilità, infatti, ha colpito il pianeta e da diciotto anni nessuna donna riesce più a rimanere incinta. Theo, tuttavia, si troverà a scortare Kee, la quale gli confesserà di aspettare un bambino. In questo caso, la nascita di una nuova vita sarebbe l’evento più importante in assoluto e il parto non diventa più una minaccia alla sicurezza della famiglia, ma l’unica speranza per l’umanità. Se la donna venisse uccisa o anche solo se la gravidanza cessasse, il rischio di non vedere nuove nascite fino all’estinzione della nostra specie sarebbe estremo.

Una soluzione comune

Il gruppo di eroi di Clair Obscur Expedition 33
Il gruppo di eroi di Clair Obscur Expedition 33. © Sandfall Interactive

I due mondi diametralmente opposti di A Quiet Place e I Figli degli Uomini riflettono in qualche modo il dilemma che ci pone Clair Obscur: Expedition 33. In entrambi i casi, anche se avere un bambino è un atto estremamente pericoloso, i genitori fanno di tutto pur di mantenere in vita non solo una prole, ma anche la speranza per l’umanità di resistere alle difficoltà che un’invasione aliena o una sterilità dilagante possono portare alla sopravvivenza della nostra specie.

In entrambi i casi, come nel gioco di Sandfall Interactive, se l’umanità vuole sopravvivere dovrà continuare a procreare, mentre tenta di adeguarsi alle minacce che decimano la popolazione. Resistere, sviluppare nuove tecnologie e tramandarle alle generazioni future è l’unico modo per risorgere in un pianeta che ha pesantemente decimato la sua popolazione. Di fatto, è quello che Gustave, come le spedizioni prima di lui, tenta di fare nella scrittura del diario che spera di tramandare ai suoi allievi, nella speranza che quest’ultimi possano trovare nuovi modi per affrontare le insidie che conducono alla pittrice e proseguire così la catena di scoperte e progressi. 

Quanto visto negli esempi precedenti, tuttavia, ci offre una visione più ampia che ci permette di comprendere quanto quella che sembra una scelta scontata come l’avere dei figli per continuare ad esistere, in realtà, sia una decisione da pesare con cura. Fatta eccezione per la pellicola di Cuarón, nella quale avere o meno dei figli non è una scelta, ci viene naturale chiederci se davvero avremmo le forze di crescere un bambino o una bambina nelle condizioni mostrate da A Quiet Place e Clair Obscur: Expedition 33. Proprio come per lo scambio tra Sophie e la donna che incontra durante il Gommage, non esiste una risposta che non faccia passare il proprio punto di vista come un gesti di generosità, dal momento che entrambe le posizioni hanno delle argomentazioni piuttosto forti su cui fare leva.

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Laureato in Cinema e Media, giocatore dalla nascita e appassionato di qualsiasi cosa racconti una storia coinvolgente. Ha iniziato a scrivere di videogiochi nel 2021, collaborando con diversi siti come Tom's Hardware. Nel 2025 arriva sulle pagine virtuali di Screenworld, per continuare a condividere la sua passione con chiunque voglia dedicare del tempo nella lettura dei suoi contenuti.