Durante gli ultimi The Game Awards del 2025, tra una premiazione e una World Premiere, è stato presentato un gioco, che ha colpito molto il pubblico. I motivi principali sono stati due: la presenza di Don Lee, il famoso attore coreano conosciuto soprattutto per Train to Busan ed Eternals, e un setting e un mood che ricordava la saga di Yakuza, negli ultimi anni rinominata Like a Dragon. Questa sensazione non era del tutto sbagliata, poiché si è poi scoperto che si trattava del nuovo progetto di Toshihiro Nagoshi, proprio il creatore della celebre saga crime di SEGA.
Un progetto a cui il director tiene particolarmente, visto che si tratta del suo primo progetto originale dopo anni, oltre che del primo realizzato con il suo nuovo studio, intitolato Nagoshi Studio. Quella di Nagoshi è una visione creativa unica, molto vicina all’immaginario di Takashi Miike e Takeshi Kitano, ma in pochi lo conoscono; è quindi giusto riscoprire, in questa biografia, i suoi inizi, il suo ruolo all’interno di SEGA e i primi grandi successi, in quella che è una delle menti più interessanti e straordinarie del settore.
Gli inizi e la passione per il cinema
Nato il 17 giugno 1965 a Shimonoseki, nella prefettura di Yamaguchi, nell’estremo sud del Giappone, Nagoshi cresce in un luogo molto tranquillo e distante dalla frenesia delle metropoli del Paese. Per trovare rifugio dalla condizione precaria della sua famiglia, che viveva di pesca, si avvicina al cinema. I primi film che vede e di cui si appassiona sono quelli di Bruce Lee, in particolare Operazione Drago, insieme ai primi film di Tora-san: per gli sconosciuti, essi sono una serie di film giapponesi che raccontavano le gesta di un vagabondo gentile ma sfortunato in amore. Le opere erano tutte accomunate da una struttura simile, ricca di gag comiche e colpi di scena, che si concludeva sempre con una delusione amorosa.
È importante notare come queste opere, nelle loro tematiche e nei loro personaggi, veri e propri antieroi romantici, getteranno le basi per l’intera saga di Like a Dragon.
Toshihiro Nagoshi si laurea nel 1989 presso l’Università di Arte e Design di Tokyo, con una specializzazione in produzione cinematografica. Tutto lascia pensare a un futuro nel cinema, ma il destino gli riserverà qualcosa di diverso.
L’inizio della collaborazione con SEGA
Dopo la laurea viene assunto in SEGA, all’epoca una delle aziende di videogiochi più importanti al mondo e principale rivale di Nintendo (consigliamo di recuperare il romanzo Console Wars di Blake J. Harris). In quel periodo, l’azienda stava attraversando una fase complicata: il Mega Drive, successore del Master System, faticava a imporsi per via della concorrenza, mentre il Game Gear, nonostante una potenza superiore al Game Boy, non riuscì mai a superarlo a causa della scarsa autonomia delle batterie e della carenza di titoli di grande richiamo.
È in questo contesto che Nagoshi entra in azienda, ricoprendo il ruolo di illustratore e occupandosi dell’aspetto dei personaggi, degli scenari e degli effetti visivi. Il suo lavoro ottiene ottimi risultati, permettendogli di diventare responsabile delle sequenze animate dei giochi, soprattutto nel periodo di transizione dal 2D al 3D. È anche il momento in cui incontra una figura destinata a segnare profondamente la sua carriera.
La collaborazione con Yu Suzuki e Shenmue

Nagoshi viene notato da Yu Suzuki, leggendario game director autore di Hang-On e OutRun, che lo prende sotto la sua ala e lo porta a lavorare nel suo studio AM2. Nel 1992 partecipa così allo sviluppo di Virtua Racing. Il titolo rappresenta una vera rivoluzione per il mondo arcade, essendo uno dei primi giochi di guida completamente in tre dimensioni. Grazie al suo enorme successo, Nagoshi apprende gli insegnamenti necessari per realizzare il suo primo grande progetto: Daytona USA.
Anche questo titolo si rivela un successo, permettendogli di scalare rapidamente le posizioni all’interno di SEGA. Poco dopo lavora a SpikeOut (1997), un beat ’em up a scorrimento completamente tridimensionale per sistemi arcade, che diventerà la base del sistema di combattimento della saga di Yakuza, in particolare per i celebri scontri di strada.

Successivamente collabora per l’ultima volta con Yu Suzuki alla realizzazione di Shenmue. Uscito nel 1999 su Dreamcast, è un action-adventure ambientato a Yokosuka che racconta una storia di vendetta e redenzione. Il titolo rivoluziona il settore dando vita al genere FREE, basato su una libertà d’azione e un’interattività senza precedenti. Gli NPC possedevano una routine quotidiana, lavorando di giorno e tornando a casa la sera. Il gioco introdusse inoltre i Quick Time Event e un sistema di combattimento migliorabile nel corso dell’avventura.
Nonostante la sua qualità, Shenmue ebbe poca fortuna, soprattutto a causa del Dreamcast, console incredibile ma oscurato dall’arrivo di PlayStation 2. Questo rappresentò un duro colpo per SEGA che si trovava in enormi difficoltà economiche già dai tempi del Saturn.
Super Monkey Ball e F-Zero GX

All’inizio degli anni 2000, Nagoshi assiste ai profondi cambiamenti interni a SEGA, in particolare alla fine della produzione di console. Nasce così Amusement Vision, uno studio affidato proprio a lui.
Qui lavora su Super Monkey Ball (2001) per Nintendo GameCube, un Platform coloratissimo e divertentissimo , un titolo di grande successo soprattutto in Occidente grazie alla sua semplicità e al gameplay immediato, dalla quale nascerà un franchise che proseguirà fino ai giorni nostri. Questo porta a una nuova collaborazione con Nintendo per un nuovo capitolo di F-Zero.

Nel 2003 esce F-Zero GX, il quarto capitolo della saga che ha creato il sottogenere dei Racing Game a tinte futuristiche, dando i natali ad altre serie storiche come, ad esempio, Wipeout. Il gioco si rivela essere un capitolo frenetico e spettacolare a livello visivo, oltre a una profondità del gameplay, oltre a richiedere al giocatore una grande prontezza di riflessi. Alla sua uscita si è diventato un altro successo per il team e per Nagoshi, che grazie a questo avrà carta bianca per un progetto che li cambierà la vita.
La saga di Yakuza (Like a Dragon)

Il primo capitolo della saga, Yakuza, rappresentò una sfida enorme per Nagoshi. Il progetto viene rifiutato più volte dai vertici di SEGA, poco convinti dal tema trattato e dalla sua “scarsa commercializzazione”, fino a quando non fu approvato definitivamente grazie al filmato introduttivo.
Uscito nel 2005 su PlayStation 2, il gioco ottiene un successo strepitoso, grazie alla sua atmosfera drammatica ispirata ai yakuza movie di Takashi Miike e Takeshi Kitano, ai suoi personaggi, in particolare Kazuma Kiryu, e a un’esplorazione di Kamurocho mai vista prima, il tutto condito da un sistema di combattimento e da un sistema di libertà che prendeva ispirazione dalla saga di Shenmue.Da questo successo, vennero realizzati cinque capitoli principali, accompagnati da ben cinque spin-off (due ambientati nel Giappone feudale, uno a tema zombie e due per PSP), oltre a un film diretto da Takashi Miike stesso.
Tuttavia la saga ebbe successo solo nel mercato giapponese, a causa di molteplici fattori: l’assurdità del titolo, un’epoca in cui il pubblico non era abituato a questo tipo di titoli, scarsa distribuzione di alcuni titoli( con alcuni che si sono visti contenuti tagliati), e infine alle localizzazioni spesso limitate, con il solo giapponese e inglese. Ma come si vedrà in futuro, il suo tempo del riscatto arriverà.
Binary Domain

Tra gli anni 2000 e il 2010, nel tentativo di avvicinarsi maggiormente al pubblico occidentale, SEGA investì in diversi generi, in particolare gli sparatutto, genere che allora era in voga. Da qui vedano titoli come Conduit, Condemned, Aliens: Colonial Marines, The Club, Ghost Squad, Altered Beast, Vanquish, Quantum Theory, The House of the Dead Overkill e infine Binary Domain.
Uscito nel 2012, il titolo era un third-person shooter a tema sci-fi, fortemente voluto da Nagoshi in quanto voleva realizzare un gioco sci-fi “con una forte componente umana” di sottofondo: da qui il gioco affronta temi come lo sfruttamento lavorativo, il concetto di vita e il tema dell’intelligenza artificiale, con una scrittura degna del miglior romanzo di Isaac Asimov. Il titolo presenta un solido e frenetico gameplay e un sistema di relazioni influenzato dalle scelte del giocatore, oltre a comandi vocali sperimentali, in cui il giocatore poteva impartire ordini ai compagni virtuali. Nonostante le sue qualità, Binary Domain si rivela un fallimento commerciale, non riuscendo nemmeno a raggiungere un milione di copie totali nel primo anno, ma per fortuna, nel corso del tempo è diventato un titolo di culto, che merita ancora oggi di essere recuperato.
Sempre nello stesso anno, oltre a intitolare il team Ryu Ga Gotoku Team, Nagoshi assiste ad altri cambiamenti dentro la compagnia, questa volta frutteranno per bene. Prima viene promosso come direttore creativo di SEGA Japan, oltre a essere nominato come membro del consiglio di amministrazione, poi nel 2013 diventa membro della rinomata Atlus, la stessa che ha dato i natali alla saga di Persona.
Da questo momento Nagoshi ha un ruolo sempre più importante, andando a visualizzare e amministrare tutti i giochi della compagnia, senza dimenticare la sua saga con protagonista Kazuma Kiryu, che sta per vivere una nuova linfa.
La rinascita di Yakuza

Nonostante l’enorme successo in patria, come accennato in precedenza, la saga di Yakuza non è mai riuscita a sfondare presso il grande pubblico occidentale, a causa delle note limitazioni linguistiche e distributive. Tuttavia, nel 2015 arriva il momento del riscatto della saga in Occidente, con l’uscita di Yakuza Kiwami e Yakuza 0.
Il primo è un remake fedele del capitolo originale della saga, che propone nuovi filmati, una revisione del gameplay, una nuova veste grafica e missioni secondarie inedite; il secondo, invece, è un prequel dell’intera saga, caratterizzato da un sistema di combattimento completamente rinnovato, missioni sempre più incredibili e una trama che risulta essere la migliore di tutta la serie. Questi due capitoli sono stati lo spartiacque per la saga, poiché potevano essere proposti al pubblico senza la necessità di aver giocato i precedenti capitoli del brand, oltre a essere stati localizzati sia in inglese che in italiano e maggiormente promossi da PlayStation.
Questo ha aiutato la saga a farsi riconoscere maggiormente dal pubblico occidentale, accompagnata anche dall’uscita di Yakuza Kiwami 2 e Yakuza 6: The Song of Life, l’apice della saga nonché capitolo “conclusivo” del filone principale. Il clou arriva nel 2020, quando PS5 e Xbox Series X erano ormai alle porte, con il settimo capitolo, Yakuza: Like a Dragon, che, oltre a offrire un nuovo protagonista, il simpaticissimo e ormai iconico Ichiban Kasuga, stravolge completamente il gameplay per abbracciare un sistema vicino a quello dei JRPG a turni. Uno stravolgimento davvero importante che conquista il pubblico che verrà confermato anche in Like a Dragon: Infinite Wealth.
Judgment

Dopo anni passati a realizzare numerosi capitoli della saga di Yakuza, proprio nel momento in cui la serie cominciava a essere riscoperta in Occidente, il Ryu Ga Gotoku Team e Nagoshi decidono di distaccarsi dalla saga principale, in particolare dai suoi personaggi storici, proponendo una storia completamente nuova e anche un diverso approccio al gameplay.
Nel 2019 viene pubblicato Judgment, un action ambientato a Kamurocho, nel quale vestiamo i panni di Takayuki Yagami, interpretato dalla star Takuya Kimura: un ex avvocato che si è reinventato investigatore privato e che inizia a seguire un’indagine legata a una serie di strani omicidi, destinata a condurlo verso un legame diretto con l’assassino. Qui, per la prima volta, il sistema di combattimento, oltre a essere ulteriormente perfezionato, è affiancato da un sistema investigativo ben realizzato, insieme a una trama solida e ben scritta, degna dei migliori thriller psicologici alla Seven. Una vera e propria “variazione” della saga che ottiene uno straordinario successo, tale da portare alla realizzazione di un seguito intitolato Lost Judgment, il quale conferma le già ottime qualità del predecessore, offrendo inoltre toni ancora più dark.
Tutto lasciava presagire che Judgment sarebbe diventato un altro franchise destinato ad affiancare Yakuza, ma così non è stato a causa di una diatriba con l’agenzia di Takuya Kimura, che ha bloccato qualsiasi intenzione di realizzare nuovi capitoli di questa promettente saga.
First of the North Star: Lost Paradise

In mezzo alla saga di Yakuza e il primo capitolo di Judgment, c’è stato un piccolo “esperimento” degno di accennare, che è caduto purtroppo nel dimenticatoio.
Si tratta di First of the North Star: Lost Paradise, un adattamento videoludico del manga di Ken il Guerriero, trasportandolo in un action ambientato in un “universo alternativo” al manga principale, con lo stesso sistema di combattimento e open world della saga con protagonista Kazuma Kiryu.
Non sarà il miglior gioco del team, passato in sordina per alcuni motivi, in particolare per la sensazione di “ennesimo tie-in tratto da un manga”, in un periodo in cui erano usciti titoli più accattivanti, ma sicuramente è un gioco da provare per chi è fan del personaggio, in cui lo spirito della manga opera di Testuo Hara è rispettato.
L’uscita dal team e la nascita di Nagoshi Studio
Nel marzo 2021, Toshihiro Nagoshi ha annunciato il suo addio a SEGA e al Ryu Ga Gotoku Studio dopo oltre trent’anni, fondando nel 2022 il Nagoshi Studio sotto l’ala di NetEase, iniziando lo sviluppo di una nuova opera che avrebbe avuto “le tinte di un film alla Quentin Tarantino”. Una scelta comprensibile, anche alla luce della continua espansione della saga di Like a Dragon.
Dopo quasi quattro anni dalla fondazione del nuovo studio e nonostante i problemi interni di NetEase, che ha iniziato a tagliare i fondi ai suoi studi occidentali, durante gli ultimi The Game Awards è stato finalmente mostrato il nuovo progetto di Nagoshi: Gangs of Dragon.
Un titolo che promette di essere all’altezza del suo autore, con toni che ricordano il miglior cinema di Takeshi Kitano e un protagonista d’eccezione come Don Lee, una delle più grandi star del cinema coreano degli ultimi anni.
Anche se Like a Dragon proseguirà senza la sua firma, non possiamo che ringraziare Toshihiro Nagoshi per ciò che ci ha lasciato e augurargli il meglio per questa nuova avventura.



