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La voce di Welo accompagnerà tutte e cinque le serate del Festival di Sanremo 2026. Dietro il jingle “Emigrato (italiano)” c’è la storia di un giovane artista che, dopo aver perso l’accesso alla gara, è riuscito a rientrare in modo inaspettato e clamoroso. Classe 1999, salentino, Manuel Mariano – questo il suo vero nome – ha trasformato una sconfitta in un’occasione nazionale. La sua è una vicenda che intreccia talento, tempismo e una proposta arrivata in diretta televisiva, capace di cambiare il corso della sua carriera nel giro di pochi minuti.

Il Fatto Quotidiano ricorda che il percorso che ha portato “Emigrato (italiano)” a diventare la sigla ufficiale del Festival è molto diverso da quello dello scorso anno, quando Conti aveva scelto “Tutta l’Italia” di Gabry Ponte, brano inizialmente presentato tra i Big ma non ammesso in gara. In quel caso il successo del pezzo aveva poi condotto Gabry Ponte fino al San Marino Song Contest e alla rappresentanza del piccolo Stato all’Eurovision. Per Welo, invece, tutto nasce da Sanremo Giovani 2025.

Il giovane rapper aveva partecipato con “Emigrato”, arrivando fino alla finale di “Sarà Sanremo”. La sconfitta contro Angelica Bove gli aveva precluso l’accesso alla categoria Nuove Proposte. Proprio in quel momento, però, è accaduto qualcosa di inatteso. Carlo Conti, colpito in particolare dal ritornello del brano, gli ha rivolto una proposta in diretta: trasformare quella parte in un jingle con il refrain “È Sanremo, è Sanremo, è Sanremo”, promettendo di usarlo come intersigla ufficiale, come già fatto l’anno precedente.

Welo ha raccontato di aver appreso tutto in tempo reale, senza alcun preavviso. Aveva appena incassato l’esclusione quando è arrivata la proposta, completamente imprevedibile. L’ha interpretata come un riconoscimento pubblico del valore del suo lavoro. Ha preso l’invito sul serio e, in appena due giorni, ha consegnato la nuova versione del brano, adattata alle esigenze televisive. Così “Emigrato” è diventato “Emigrato (italiano)”, la colonna sonora che segna ogni ingresso, ogni passaggio, ogni momento chiave dell’edizione 2026. Ma chi è Welo oltre il palco dell’Ariston?

Si è avvicinato giovanissimo al rap e alle sonorità urban, fondando nel 2017 il collettivo 23.7. Nel 2022 ha lasciato il gruppo per intraprendere la carriera solista, inaugurata dal singolo “Pass”. Nel tempo ha collaborato con diversi nomi della scena hip hop italiana, tra cui Guè nel brano “My boo”. Nonostante le opportunità, ha scelto di restare legato alla Puglia, terra a cui è profondamente affezionato e che considera parte integrante della sua identità artistica.

La sua storia personale è segnata anche da un evento doloroso: la perdita della madre quando era bambino. Sul volto porta tatuati l’anno di nascita 1968 e il nome Giulia, un modo per sentirla sempre accanto nei traguardi raggiunti. È un dettaglio che aiuta a comprendere la profondità emotiva dei suoi testi e la sensibilità che emerge anche in “Emigrato”. Il brano, infatti, ha una forte connotazione sociale. In un Festival dove spesso prevalgono temi sentimentali, Welo rivendica l’importanza della denuncia e dell’attenzione alle questioni collettive. 7

Ritiene che la musica possa e debba affrontare anche argomenti scomodi, soprattutto in un momento storico in cui, a suo avviso, certe tematiche sono meno presenti. La sua partecipazione a Sanremo Giovani nasceva proprio dall’idea che quel contesto potesse essere il contenitore giusto per un messaggio del genere. Per l’artista, questa vetrina non rappresenta un punto di arrivo ma l’inizio di una nuova fase.

Non intende cambiare il proprio modo di scrivere: considera il jingle un amplificatore di un percorso già tracciato. Il suo obiettivo dichiarato è tornare al Festival il prossimo anno in gara con un brano coerente con questa linea espressiva. Intanto guarda avanti: sono previsti nuovi singoli, collaborazioni, un album tra maggio e giugno e diverse date live in Italia, pensate come tappe di un racconto iniziato proprio con “Emigrato”.

Welo osserva anche l’evoluzione del rap italiano, sempre più vicino al mondo cantautorale. Sottolinea come la varietà sia la vera forza della musica: c’è spazio per testi leggeri e per riflessioni sociali, per chi racconta il lusso e per chi analizza la società. Se un artista ottiene grandi numeri, sostiene, significa che intercetta qualcosa di autentico. La sua storia sanremese dimostra che nel mondo dello spettacolo le porte possono chiudersi e riaprirsi in modo imprevedibile.

Uscire dalla porta principale e rientrare dal portone, come lui stesso ha fatto, è possibile. E nel 2026, ogni volta che risuona il jingle del Festival, c’è anche il segno di questa sorprendente rivincita. Giunti in conclusione dell’articolo, consigliamo anche di scoprire chi è Sayf, il cantante rivelazione di Sanremo 2026. Aggiungiamo che Chiello ha rivelato proprio in queste ore i motivi della rottura con Morgan.

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