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Wikipedia e TikTok sembrano appartenere a universi paralleli. Da una parte l’enciclopedia libera, tempio della conoscenza condivisa, dove si cerca, si approfondisce, si studia. Dall’altra il social dell’intrattenimento frenetico, dove si scrolla, ci si distrae, si passa da un video all’altro senza soluzione di continuità. Eppure qualcuno ha deciso di fondere questi due mondi, creando un ibrido che sta facendo parlare di sé: WikiTok. Si tratta di un sito web che prende i contenuti di Wikipedia e li presenta con l’interfaccia che ha reso TikTok uno dei fenomeni digitali più dirompenti degli ultimi anni. Il risultato è un’esperienza inedita: scrollare verso il basso per scoprire articoli enciclopedici casuali, proprio come si farebbe con i video sulla piattaforma cinese. Niente ricerche mirate, niente link ipertestuali da seguire come briciole di pane. Solo un flusso verticale di sapere che scorre sotto il pollice.

L’idea è nata quasi per gioco su X, il social precedentemente noto come Twitter. Lo sviluppatore Tyler Angert ha lanciato una provocazione ai colleghi: “Idea di progetto folle: tutta Wikipedia in un’unica pagina scorrevole“. Un’ipotesi buttata lì, tra il serio e il faceto. Ma Isaac Gemal, sviluppatore di app, ha raccolto la sfida e l’ha trasformata in realtà nel giro di poche ore. Il segreto di questa velocità fulminea risiede nell’uso massiccio dell’intelligenza artificiale. Gemal ha sfruttato Claude e Cursor di Anthropic, tool AI che gli hanno permesso di scrivere la maggior parte del codice in modo automatico. Il risultato finale conta appena alcune centinaia di righe, la maggior parte delle quali generate dalla macchina. Un esempio lampante di come l’AI stia cambiando il modo di sviluppare software, abbattendo i tempi e democratizzando la creazione di progetti web.

WikiTok funziona sia da computer che da mobile, attraverso qualsiasi browser. Non serve registrazione, non ci sono account da creare. Si apre il sito e si inizia a scorrere. Ogni schermata presenta un articolo di Wikipedia accompagnato da un’immagine rappresentativa. Un tap su Read more e si viene catapultati sulla pagina originale dell’enciclopedia per approfondire. La lingua è selezionabile tramite un pulsante in alto a destra, e l’italiano è tra le opzioni disponibili. Ma non finisce qui. Gemal ha voluto spingere il parallelismo con TikTok oltre la semplice interfaccia, introducendo anche il pulsante Like. Ogni articolo può essere contrassegnato con un cuoricino, proprio come si farebbe con un video particolarmente azzeccato. I like vengono salvati e sono consultabili in una sezione dedicata, permettendo di ritrovare facilmente i contenuti che hanno colpito di più. C’è anche la possibilità di condividere gli articoli tramite email, Facebook, WhatsApp o altre piattaforme social.

Quello che stupisce, però, non è tanto la tecnologia quanto la filosofia che sta dietro al progetto. In un’epoca dominata dagli algoritmi di raccomandazione, WikiTok va controcorrente. Non c’è nessun sistema che analizza i comportamenti dell’utente per proporgli contenuti personalizzati. Gli articoli appaiono in ordine casuale, punto. Una scelta deliberata e quasi provocatoria. Gemal è stato chiaro a riguardo quando alcuni utenti gli hanno chiesto di implementare un algoritmo per mostrare contenuti basati sugli interessi personali. La sua risposta è stata netta: “Siamo già governati da algoritmi spietati e poco trasparenti nella nostra vita quotidiana; perché non possiamo avere un piccolo angolo di mondo senza che ce ne siano?“. Un manifesto contro la personalizzazione ossessiva, un invito a riscoprire la serendipità, quella capacità di imbattersi in qualcosa di inaspettato che arricchisce senza che lo si sia cercato.

Il progetto è open source e il codice è disponibile gratuitamente su GitHub. Chiunque può scaricarlo, modificarlo, contribuire al suo sviluppo. L’obiettivo dichiarato è ottimizzare il funzionamento del sito, ma senza tradire il principio fondante: niente algoritmi predittivi, niente bolle di filtraggio. Un antialgoritmo, come lo ha definito lo stesso Gemal. WikiTok rappresenta un esperimento affascinante nel panorama digitale contemporaneo. Da un lato dimostra come l’intelligenza artificiale possa accelerare lo sviluppo di nuovi strumenti, rendendo possibile in poche ore quello che un tempo avrebbe richiesto settimane. Dall’altro pone una domanda: ha senso applicare le logiche dell’intrattenimento rapido alla consultazione enciclopedica?

C’è chi sostiene che questa formula possa avvicinare le nuove generazioni alla conoscenza, sfruttando un’interfaccia che già conoscono e apprezzano. Lo scrolling verticale è ormai un gesto naturale per milioni di persone, soprattutto tra i più giovani, abituati a consumare informazioni in piccole dosi rapide. Se WikiTok può trasformare cinque minuti di scrolling distratto in un’occasione di apprendimento casuale, allora forse vale la pena. Altri invece temono che questo approccio possa banalizzare la fruizione del sapere, trasformando Wikipedia in un semplice flusso di contenuti da consumare senza particolare attenzione. La consultazione enciclopedica tradizionale presuppone un’intenzione, una ricerca attiva, un percorso di approfondimento. WikiTok ribalta questa logica, affidandosi alla casualità e all’impulso del momento.

In ogni caso, il successo immediato del progetto dimostra che c’è appetito per nuove modalità di accesso alla conoscenza. Il passaparola sui social è stato rapidissimo, e in pochi giorni WikiTok è diventato un piccolo fenomeno virale, attirando l’attenzione di media specializzati e appassionati di tecnologia. Il fatto che sia stato creato così velocemente, con strumenti AI e pochissime risorse, lo rende ancora più significativo. Resta da vedere se WikiTok sarà solo una curiosità destinata a durare lo spazio di una tendenza o se rappresenta l’inizio di una nuova tendenza nella fruizione dei contenuti enciclopedici. Per ora è un esperimento riuscito, un angolo di internet dove la serietà di Wikipedia incontra la leggerezza di TikTok, senza algoritmi a fare da registi invisibili. Un luogo dove si può imparare qualcosa di nuovo semplicemente scorrendo il dito, lasciandosi sorprendere da quello che il caso decide di mostrare.

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Diplomata alla Scuola Internazionale di Comics di Napoli - corso di sceneggiatura -, è impegnata in progetti di scrittura creativa e recensioni. Cresciuta con la consapevolezza che “All work and no play makes Jack a dull boy”. Paladina dello Sturm und Drang. Adepta del Lato Oscuro della Forza.