Wall Street si è svegliata con una doccia fredda. Rothschild & Co Redburn, una delle istituzioni finanziarie più rispettate al mondo, ha declassato due dei giganti tecnologici più amati dagli investitori: Microsoft e Amazon. Da comprare a neutrale, un cambio di rotta che equivale a un campanello d’allarme per chiunque abbia scommesso sul futuro dell’intelligenza artificiale generativa. Non si tratta di un semplice aggiustamento tecnico. È la prima volta dal giugno 2022, quando l’analista Alexander Haissl ha iniziato a seguire queste aziende, che Rothschild ritira il suo endorsement. Il messaggio è chiaro: è tempo di procedere con cautela. Le azioni di entrambe le società hanno reagito immediatamente, perdendo oltre il 2% a New York nella giornata di martedì.
Ma cosa ha spinto una delle banche d’investimento più conservative a rivedere le sue posizioni su due colossi dei Magnifici Sette, il gruppo di titoli tech che ha dominato i mercati negli ultimi anni? La risposta sta nei numeri, freddi e implacabili, che Haissl ha messo nero su bianco nel suo report su Bloomberg. L’intelligenza artificiale generativa, quella promessa di rivoluzione che avrebbe dovuto replicare il miracolo economico del cloud computing, si sta rivelando un investimento molto più complesso e rischioso del previsto. Secondo l’analisi di Rothschild, implementare le GPU necessarie per far funzionare i sistemi di AI richiede circa sei volte più capitale rispetto a quanto serviva per generare lo stesso valore durante la prima era del cloud. Sei volte: non stiamo parlando di una differenza marginale, ma di un cambio radicale nell’equazione economica che regge l’intero settore.

La narrativa rassicurante dell’industria tech, quel mantra ripetuto dai manager secondo cui “l’AI generativa è come il cloud 1.0, fidatevi“, comincia a mostrare crepe evidenti. Haissl è categorico: questa storia non regge più. “È tempo di adottare una posizione più cauta sugli hyperscaler e andare oltre la narrativa dell’industria che appare sempre più fuori luogo. La nostra analisi dimostra che l’economia sottostante è molto più debole di quanto si pensasse“. Per Microsoft, il declassamento si traduce in un taglio del prezzo obiettivo da 560 a 500 dollari, che implica addirittura un potenziale ribasso dell’1% rispetto alla chiusura di lunedì. Un cambio di prospettiva notevole per un titolo che quest’anno ha guadagnato il 20%. Il problema principale, secondo Rothschild, riguarda Office 365: la piattaforma di produttività aziendale sta subendo quello che gli analisti chiamano leakage, una perdita di valore verso modelli di terze parti come OpenAI e Anthropic.
In pratica, mentre Microsoft investe miliardi in infrastrutture per l’AI, parte del valore creato finisce per essere catturato da altri attori dell’ecosistema. E i ricavi generati dall’AI, quando arrivano, valgono strutturalmente meno rispetto al business tradizionale del cloud. “”Ora servono circa sei volte più investimenti in capitale per generare lo stesso livello di valore, rendendo il business strutturalmente più capital-intensive e pesando sul potenziale di cash flow a lungo termine, senza una chiara fine in vista””, spiega Haissl.
Amazon, dal canto suo, mantiene un prezzo obiettivo invariato a 250 dollari, che corrisponde a un potenziale rialzo del 7% rispetto ai prezzi attuali. Le azioni hanno registrato un modesto +6% da inizio anno, ben lontano dalla performance di Microsoft. Ma anche per il colosso di Seattle i problemi sono evidenti. Amazon Web Services, la divisione cloud che rappresenta il motore di profitto dell’azienda, ha visto una riaccelerazione della crescita come previsto dagli analisti. Il punto è che ora c’è poco spazio per ulteriori sorprese positive. Per gli investitori italiani che hanno puntato sui fondi tecnologici o sui singoli titoli dei Magnifici Sette, questo cambio di sentiment merita attenzione. Non si tratta necessariamente di vendere tutto e scappare, ma di riconoscere che la fase di euforia incondizionata sull’AI potrebbe essere giunta a una svolta. Le promesse rimangono immense, le applicazioni potenzialmente rivoluzionarie, ma la strada per trasformare queste visioni in profitti sostenibili appare più lunga, tortuosa e costosa di quanto Wall Street avesse previsto.



