L’intelligenza artificiale è considerata il campo di battaglia economico del XXI secolo, l’arena dove si gioca il primato tecnologico mondiale. Eppure, nonostante gli Stati Uniti abbiano investito miliardi di dollari pubblici nel settore e lo considerino strategico per la sicurezza nazionale, la Casa Bianca ha tracciato una linea rossa netta: nessun salvataggio pubblico per le aziende AI in caso di crisi. Anche se si trattasse dei colossi che dominano oggi il mercato. A chiarirlo senza mezzi termini è stato David Sacks, responsabile dell’intelligenza artificiale e delle criptovalute dell’amministrazione Trump, con un post diretto su X. Se una delle cinque principali aziende statunitensi impegnate nello sviluppo di modelli AI di frontiera dovesse fallire, ha scritto Sacks, semplicemente “altre prenderanno il suo posto”. Una dichiarazione che suona come un manifesto ideologico del libero mercato applicato persino al settore più delicato e strategico dell’economia contemporanea.

La posizione di Sacks assume un peso ancora maggiore se contestualizzata negli ultimi sviluppi della politica industriale statunitense. Negli scorsi mesi, diverse mosse dell’amministrazione avevano infatti fatto pensare a un approccio interventista per proteggere il settore dell’intelligenza artificiale. Il piano Stargate, lanciato nel gennaio 2025, aveva promesso investimenti massicci. Il governo federale aveva acquisito una quota di Intel per salvare il produttore di chip da un possibile fallimento. Persino i piani commerciali di Nvidia erano stati influenzati da considerazioni di sicurezza nazionale. Non solo. Le principali aziende AI hanno ricevuto contratti multimilionari dalle agenzie governative, specialmente nei settori della difesa e della sicurezza. OpenAI, per esempio, ha ottenuto appalti per 200 milioni di dollari dal Pentagono. Un intreccio sempre più stretto tra pubblico e privato che sembrava preludere a una logica di protezione strategica del settore, sul modello di quanto fatto con l’industria aerospaziale o della difesa.

Logo OpenAI
Logo OpenAI, fonte: OpenAI

Eppure la dichiarazione di Sacks ribalta questa narrazione. La filosofia dell’amministrazione Trump, almeno a parole, resta quella del capitalismo puro: chi prende decisioni sbagliate o fallisce sul mercato deve pagarne le conseguenze. Senza paracadute pubblici, nemmeno se si tratta di tecnologie considerate cruciali per il futuro del paese. Sam Altman, CEO di OpenAI, ha risposto rapidamente alle parole di Sacks attraverso un post su X, dichiarandosi completamente allineato con questa visione. Altman ha sottolineato che OpenAI è contraria agli interventi pubblici per salvare aziende che sbagliano, e che i governi non dovrebbero avere il potere di “scegliere vincitori o perdenti” nel mercato. Una presa di posizione che, da parte del leader di una delle aziende più influenti del settore, ha il sapore di una dichiarazione di principio.

Ma cosa significa tutto questo nella pratica. Da un lato, questa posizione potrebbe incentivare una competizione più sana e innovativa, dove le aziende sanno di non poter contare su salvataggi pubblici e devono quindi operare con maggiore prudenza finanziaria. Dall’altro, pone interrogativi sul rischio sistemico: cosa accadrebbe se una delle Big Five dell’AI, con migliaia di dipendenti e infrastrutture critiche integrate nei sistemi governativi e militari, dovesse realmente collassare. Il paradosso è evidente. Gli Stati Uniti considerano l’AI così strategica da aver creato una posizione apposita alla Casa Bianca per gestirla, eppure dichiarano che non interverranno per salvare le aziende del settore in caso di difficoltà. Una scommessa sul fatto che il mercato, lasciato libero di autoregolarsi, produrrà comunque i campioni tecnologici necessari a mantenere il primato americano.

Condivisione dei propri dati da OpenAI
Condivisione dei propri dati da OpenAI, fonte: Wired Italia

Questa linea politica si inserisce in un contesto economico complesso. La Federal Reserve ha recentemente rassicurato che il boom dell’AI non è paragonabile alla bolla delle dot-com degli anni Novanta, sostenendo che le società di intelligenza artificiale stanno già producendo utili reali e rappresentano una fonte di crescita economica sostenibile. Morgan Stanley ha previsto che i maxi investimenti nel settore verranno recuperati entro il 2028, definendo l’AI “un processo di crescita sostenibile” e non una bolla speculativa. Eppure i segnali di tensione non mancano. I costi per sviluppare modelli sempre più avanzati sono astronomici, la corsa ai data center e ai chip specializzati fa lievitare i prezzi delle materie prime come l’afnio, e la concorrenza internazionale, soprattutto con la Cina, è spietata. In questo scenario, la decisione di non prevedere salvataggi pubblici appare come una scommessa ad alto rischio.

L’approccio americano contrasta con quello di altre economie, dove il ruolo dello stato nell’orientare e sostenere settori strategici rimane centrale. In Europa, per esempio, gli investimenti pubblici nell’AI sono accompagnati da regolamentazioni stringenti e da una visione che bilancia competitività economica e tutela di valori sociali. In Cina, il controllo statale sulle big tech è totale e funzionale agli obiettivi strategici del governo. La dichiarazione di David Sacks potrebbe quindi segnare un punto di svolta nella filosofia economica statunitense applicata all’intelligenza artificiale. O potrebbe rivelarsi una posizione di principio destinata a essere messa alla prova dai fatti. Perché quando una delle cinque grandi dovesse davvero vacillare, con tutto ciò che comporta in termini di posti di lavoro, infrastrutture critiche e leadership tecnologica, la tentazione di intervenire potrebbe rivelarsi irresistibile. Anche per un’amministrazione che oggi proclama la fede incrollabile nel libero mercato.

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Diplomata alla Scuola Internazionale di Comics di Napoli - corso di sceneggiatura -, è impegnata in progetti di scrittura creativa e recensioni. Cresciuta con la consapevolezza che “All work and no play makes Jack a dull boy”. Paladina dello Sturm und Drang. Adepta del Lato Oscuro della Forza.