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Non è fantascienza, non è un esperimento letterario distopico. È cronaca dei nostri giorni, e sta accadendo adesso, mentre scorri questo schermo. Una startup chiamata Preventive sta lavorando in segreto per rendere possibile la nascita di bambini geneticamente modificati, esseri umani progettati in laboratorio per essere immuni a malattie ereditarie e resistenti a patologie che affliggono milioni di persone. A rivelare l’esistenza di questo progetto è stato il Wall Street Journal, che ha fatto nomi e cognomi dei finanziatori: non investitori qualunque, ma alcuni dei più potenti protagonisti del mondo tech. Sam Altman, il visionario CEO di OpenAI che ha portato ChatGPT nelle nostre vite, insieme al marito Oliver Mulherin, ha deciso di mettere denaro sonante in questa iniziativa. Con loro c’è Brian Armstrong, cofondatore e amministratore delegato di Coinbase, il gigante degli exchange di criptovalute. Il messaggio è chiaro: se questi nomi decidono di investire, non stiamo parlando di un progetto marginale o di una provocazione intellettuale. Stiamo parlando di un piano concreto, con obiettivi precisi e capitali sufficienti per trasformarlo in realtà.

L’idea alla base di Preventive è tanto ambiziosa quanto inquietante: partire da un embrione modificato geneticamente per creare un essere umano che nel corso della sua esistenza non dovrà confrontarsi con malattie ereditarie. Un individuo programmato per rispondere efficacemente a patologie cardiovascolari, ipercolesterolemia, osteoporosi e altre condizioni che oggi rappresentano una minaccia per la salute pubblica. In teoria, un progresso straordinario. Nella pratica, un territorio minato da questioni etiche, legali e morali che nessuna società ha ancora veramente affrontato. Il problema fondamentale è che questa pratica è vietata negli Stati Uniti e in numerosi altri paesi. L’editing genetico su embrioni umani destinati a diventare persone è considerato una linea rossa da non attraversare, un confine etico che separa la ricerca medica dall’eugenetica. Per questo motivo Preventive, insieme ad altre startup con obiettivi simili, sta cercando giurisdizioni più permissive dove condurre i propri esperimenti. Gli Emirati Arabi Uniti, secondo quanto riportato dal WSJ, sarebbero tra i paesi nel mirino di queste aziende, luoghi dove la legislazione lascia spazi di manovra che altrove non esistono.

Immagine dell'intelligenza artificiale
Immagine dell’intelligenza artificiale, fonte: Money.it

Ma quanto può spingersi in là questa tecnologia? Secondo alcune ricostruzioni, esisterebbero già realtà che promettono ai genitori di poter scegliere non solo l’assenza di malattie, ma anche caratteristiche fisiche e cognitive dei figli. Altezza, colore degli occhi, persino il quoziente intellettivo. Immagina di poter ordinare tuo figlio come si configura un’auto online, selezionando optional e specifiche tecniche. Non è un’esagerazione, ma è quanto alcune di queste aziende starebbero già suggerendo come possibile nel prossimo futuro. Sul sito ufficiale di Preventive, l’azienda sintetizza la propria missione con una frase apparentemente innocua: “Prevenire le malattie prima della nascita”. Nel post che annuncia pubblicamente il progetto, la startup conferma di aver raccolto quasi 30 milioni di dollari da investitori privati, una cifra che dà la misura della serietà dell’iniziativa. Nel tentativo di placare le inevitabili preoccupazioni, Preventive si affretta a precisare: “Non porteremo questa tecnologia all’uso clinico sull’uomo se non sarà possibile stabilirne la sicurezza attraverso ricerche approfondite. Non comprometteremo gli standard di sicurezza per accelerare i tempi“.

Quel “se” nasconde un universo di incognite. Se sarà possibile stabilirne la sicurezza. Non “quando”, ma “se”. Una congiunzione che lascia aperta ogni porta, compresa quella di un futuro in cui questi esperimenti potrebbero non vedere mai la luce per ragioni di sicurezza, o al contrario potrebbero procedere in contesti meno controllati di quanto vorremmo credere. Preventive non è sola in questa corsa alla modificazione genetica dell’embrione umano. Manhattan Genomics e Bootstrap Bio sono altre startup già operative con obiettivi analoghi. Quest’ultima ha confermato pubblicamente l’intenzione di condurre test in Honduras, un altro paese dove le maglie della regolamentazione sono evidentemente più larghe. Il quadro che emerge è quello di un’industria nascente che si muove ai margini della legalità internazionale, cercando spazi geografici e legislativi dove poter sperimentare ciò che altrove è considerato inaccettabile.

Il futuro dell'intelligenza artificiale
Il futuro dell’intelligenza artificiale

C’è un precedente che getta un’ombra lunga su tutta questa vicenda. Nel 2018, in Cina, il dottor He Jiankui e i suoi collaboratori Zhang Renli e Qin Jinzhou furono arrestati dopo aver annunciato la nascita di tre bambini geneticamente modificati mediante editing genetico su embrioni. Il caso sollevò un’ondata di indignazione nella comunità scientifica internazionale, non solo per le implicazioni etiche ma anche per i rischi concreti legati a una tecnologia ancora lontana dall’essere sicura e compresa in tutte le sue conseguenze a lungo termine. Quei tre bambini, oggi, sono esseri umani che vivono con modifiche genetiche di cui non conosciamo gli effetti futuri. La domanda che sorge spontanea è: cosa ci riserva il futuro? Siamo di fronte a una rivoluzione medica che potrebbe eliminare sofferenze indicibili, o stiamo spalancando le porte a una forma moderna di eugenetica mascherata da progresso scientifico? Ai posteri, l’ardua sentenza.

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Diplomata alla Scuola Internazionale di Comics di Napoli - corso di sceneggiatura -, è impegnata in progetti di scrittura creativa e recensioni. Cresciuta con la consapevolezza che “All work and no play makes Jack a dull boy”. Paladina dello Sturm und Drang. Adepta del Lato Oscuro della Forza.