Il telefono vibra, arriva un messaggio. Mittente: un centro di assistenza fiscale. Il testo è asciutto, professionale, ma l’urgenza trapela da ogni parola. “È pregato di contattare con urgenza i nostri uffici Caaf Centro Assistenza Informativa al numero 899 021263 oppure 89342258 per comunicazioni che la riguardano“. La prima reazione è quella di tutti: cosa ho sbagliato nella dichiarazione dei redditi. Il dito si avvicina al display, pronto a comporre il numero. Ed è esattamente quello che i truffatori stanno aspettando.
Nelle ultime settimane, da Arezzo all’Agrigentino, passando per tutta la Lombardia, migliaia di italiani stanno ricevendo messaggi quasi identici. Una campagna truffaldina orchestrata con precisione chirurgica che sfrutta la credibilità dei Centri di Assistenza Fiscale per prosciugare il credito delle sim prepagate in pochi secondi. La tecnica si chiama svuotacariche.

Il meccanismo della truffa è costruito su due pilastri: l’urgenza apparente e i numeri a tariffa maggiorata. I messaggi arrivano da numerazioni cellulari comuni, spesso con prefisso 351, per sembrare più autentici. Ma i numeri da richiamare iniziano con 893, 895, 899. Prefissi che in Italia identificano le numerazioni a pagamento, quelle con sovrapprezzo. Ogni secondo di conversazione costa caro, molto caro. E mentre dall’altra parte del telefono una voce registrata o un operatore compiacente tengono in linea la vittima con scuse o richieste di dati, il credito telefonico evapora.
Ad Arezzo sono state Federconsumatori e il Caaf Cgil a lanciare per prime l’allarme. “Si stanno moltiplicando le segnalazioni di cittadini che ci raccontano di aver ricevuto questo sms“, hanno dichiarato Chiara Rubbiani, presidente di Federconsumatori, e Ida Forni, responsabile di Area del Caaf Cgil Toscana. Il loro monito è chiaro: “I messaggi sono scritti in maniera ambigua tale da ingenerare urgenza e indurre le persone a contattare il numero indicato che si rivela essere a pagamento e sovrapprezzo“. La situazione non è diversa in Lombardia. Il Caaf Cgil regionale ha diramato una nota per avvisare tutti i tesserati: “Non inviamo mai richieste di contatto telefonico tramite sms. I numeri ufficiali hanno il prefisso della provincia o lo 02 per Milano“. L’organizzazione sindacale ha ribadito che qualunque messaggio sospetto che chiede di chiamare un numero sconosciuto o a pagamento non deve essere considerato autentico. Il consiglio è netto: non rispondere, non richiamare, cancellare immediatamente il messaggio.

Come riconoscere un messaggio truffaldino? Prima regola: i Centri di Assistenza Fiscale non comunicano mai via sms per questioni urgenti. Le comunicazioni ufficiali arrivano per posta raccomandata, email certificate o attraverso i canali istituzionali. Seconda regola: diffidare sempre dei prefissi 893, 895, 899 o simili. Sono numerazioni a valore aggiunto, pensate per servizi a pagamento, mai per assistenza gratuita. Terza regola: controllare il mittente. Se il messaggio arriva da un numero cellulare comune, non può essere un ente pubblico o un’associazione strutturata. L’urgenza nel messaggio è l’arma psicologica più potente. Funziona perché attiva una risposta emotiva immediata: la paura di aver commesso un errore, di avere un problema fiscale pendente, di perdere un’opportunità o un rimborso. Il cervello entra in modalità reattiva, bypassa il pensiero critico e spinge all’azione. È esattamente su questa dinamica che fanno leva i truffatori.
Cosa fare se si riceve un sms sospetto? Non richiamare il numero indicato. In caso di dubbi sulla veridicità della comunicazione, contattare direttamente la sede locale del Caaf attraverso i canali ufficiali reperibili sui loro siti web istituzionali. Se si è già caduti nella trappola e si è effettuata la chiamata, controllare immediatamente il credito residuo, contattare il proprio operatore telefonico per segnalare l’accaduto e, soprattutto, denunciare l’episodio alla Polizia Postale. La prevenzione passa dall’informazione. Parlarne in famiglia, avvisare genitori e nonni, condividere queste informazioni nei gruppi di quartiere o nelle chat condominiali può fare la differenza. Una persona informata è una persona protetta. E in un’epoca in cui la tecnologia accelera tanto le opportunità quanto i rischi, la consapevolezza rimane l’unica vera difesa efficace.



