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Spotify accelera sull’intelligenza artificiale e cambia il modo in cui gli utenti scoprono la musica. Con una nuova funzione chiamata “Prompted Playlist”, la piattaforma di streaming permette di creare playlist non più solo cliccando su generi o artisti, ma dialogando direttamente con l’algoritmo. L’utente può descrivere a parole cosa vuole ascoltare, come se stesse parlando con una persona. È un passaggio che segna un’evoluzione importante: dalla semplice raccomandazione automatica a un’interazione più consapevole e guidata. L’obiettivo è rendere la selezione musicale più intuitiva, personale e meno faticosa.

La funzione, dopo una fase di test in Nuova Zelanda, è stata estesa agli utenti Premium di Stati Uniti e Canada. “Prompted Playlist” consente di generare playlist partendo da comandi testuali colloquiali: non servono termini tecnici né etichette di genere. È possibile scrivere frasi come uno stato d’animo, un contesto o un’idea generale, e l’AI seleziona i brani di conseguenza. In questo modo, l’utente non deve più sapere “come si chiama” un genere musicale per ottenere ciò che cerca, ma può semplicemente raccontare come si sente o che tipo di atmosfera desidera.

Secondo Spotify, questa scelta risponde al cosiddetto “paradosso della scelta”: quando l’offerta è troppo ampia, scegliere diventa complicato e spesso frustrante. Come spiegato da J.J. Italiano, responsabile globale Music Curation and Discovery, per molte persone creare una playlist non è un piacere ma un impegno, soprattutto quando l’umore cambia spesso. L’AI nasce quindi per togliere attrito e rendere l’esperienza più fluida, riducendo il tempo speso a scorrere menu e aumentando quello dedicato all’ascolto.

Dal punto di vista tecnico, l’intelligenza artificiale di Spotify lavora incrociando più livelli di dati. Da un lato analizza la cronologia di ascolto dell’utente, dall’altro tiene conto delle tendenze globali, delle classifiche, delle novità e del contesto culturale del momento. La playlist non è statica: può essere aggiornata, raffinata e corretta in base a nuove istruzioni. L’utente diventa così una sorta di “regista” della propria esperienza musicale, come sottolineato da Molly Holder, vicepresidente del prodotto di Spotify, che parla di ascoltatori sempre più desiderosi di plasmare attivamente ciò che ascoltano. Un elemento interessante è la possibilità di contrastare le cosiddette “filter bubbles”, cioè le bolle di filtraggio che portano l’algoritmo a proporre sempre contenuti simili a quelli già ascoltati.

Spotify Prompted Playlist
Spotify Prompted Playlist fonte: YouTube

Spotify ha inserito un’opzione che consente di escludere la propria cronologia personale, forzando l’AI a suggerire brani fuori dagli schemi abituali. Questo apre la strada alla scoperta di nuovi generi, artisti emergenti e stili musicali lontani dalle preferenze consolidate. La novità si inserisce in un trend più ampio che coinvolge l’intero settore dell’intrattenimento digitale. Anche Netflix, ad esempio, ha annunciato l’integrazione dell’AI generativa nel sistema di ricerca, permettendo agli utenti di descrivere il tipo di esperienza che desiderano senza dover ricordare titoli o nomi. L’obiettivo comune è rendere l’interazione uomo-macchina più naturale e conversazionale, avvicinandola al linguaggio umano.

Dal punto di vista strategico, “Prompted Playlistrafforza la posizione di Spotify rispetto ai concorrenti come Apple Music e Amazon Music, puntando su una personalizzazione più profonda e su un maggiore coinvolgimento degli utenti Premium. La funzione arriva inoltre in un momento delicato, subito dopo l’annuncio dell’aumento del prezzo dell’abbonamento Premium in alcuni Paesi. Offrire strumenti più avanzati e percepiti come innovativi diventa quindi anche un modo per giustificare il costo del servizio. Al momento non è chiaro quando la funzione sarà estesa ad altri mercati, ma se il test avrà successo è probabile che “Prompted Playlistarrivi anche in Europa. In ogni caso, l’innovazione segna un passaggio chiave: la musica in streaming non viene più solo “consigliata”, ma costruita insieme all’utente, attraverso un dialogo continuo con l’intelligenza artificiale.

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Figlia degli anni 2000. Amante del cinema fin da quando vide Pride & Prejudice per la prima volta. Laureata in Lettere Moderne, continua a scrivere di cinema sperando di farlo per sempre.