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Una maglietta dai colori sgargianti e con un disegno apparentemente senza senso potrebbe nascondere qualcosa di molto più interessante di una semplice scelta estetica. Il capo mostrato in un video diventato virale sui social appartiene infatti a una nuova generazione di abiti pensati per confondere i sistemi di riconoscimento basati sull’intelligenza artificiale. In altre parole, chi la indossa rimane perfettamente visibile alle persone e alle telecamere, ma potrebbe diventare molto più difficile da individuare per alcuni algoritmi.

Il principio alla base è quello delle cosiddette “adversarial images”: immagini costruite appositamente per sfruttare alcuni punti deboli dei sistemi di computer vision. Determinate combinazioni di colori, forme e pattern possono interferire con il processo attraverso il quale un algoritmo identifica ciò che compare davanti alla telecamera, portandolo in alcuni casi a non riconoscere correttamente una persona.
Non significa, naturalmente, indossare un mantello dell’invisibilità. La telecamera continua a registrare normalmente e una persona che guarda il filmato vede perfettamente chi indossa la maglietta.

È il software incaricato di analizzare automaticamente quelle immagini che può andare in difficoltà, non riuscendo per esempio a classificare correttamente la figura come essere umano. Comunque precisato che esperimenti di questo tipo esistono da diversi anni. Un gruppo di ricercatori della Northeastern University, del MIT e di IBM aveva già sviluppato una maglietta con un particolare motivo colorato capace di ridurre sensibilmente l’efficacia di alcuni sistemi di rilevamento. La difficoltà maggiore era riuscire a mantenere l’effetto anche quando il tessuto si muoveva e si deformava insieme al corpo di chi lo indossava.

Negli ultimi anni, però, quello che sembrava soprattutto un curioso esperimento di laboratorio ha cominciato a trasformarsi in qualcosa di più concreto. È nata persino una categoria chiamata “adversarial clothing”: capi progettati non soltanto per essere indossati, ma anche per ostacolare almeno alcuni sistemi automatici di sorveglianza. Tra le realtà che stanno lavorando in questa direzione c’è anche Cap_able, azienda italiana che realizza abiti caratterizzati proprio da grandi pattern colorati.

L’obiettivo è sfruttare il design come strumento per aprire una discussione sulla privacy e sulla crescente presenza di telecamere dotate di sistemi di intelligenza artificiale negli spazi pubblici. Ed è proprio questo il punto più interessante della storia. Non esiste una maglietta capace di rendere universalmente invisibili all’intelligenza artificiale. L’efficacia di questi sistemi dipende dal software utilizzato, dalla distanza, dall’illuminazione e da numerose altre condizioni. Inoltre è importante precisare che gli algoritmi continuano a evolversi e una tecnica efficace oggi potrebbe non esserlo più con una versione successiva del sistema.

Il fenomeno, però, racconta bene una nuova partita tecnologica destinata probabilmente a diventare sempre più importante: mentre l’intelligenza artificiale diventa sempre più brava a riconoscere e seguire le persone attraverso le telecamere, ricercatori e designer cercano nuovi modi per restituire agli individui almeno una parte del controllo sulla propria immagine. E questa volta uno degli strumenti potrebbe essere qualcosa di insospettabile come una semplice maglietta.

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Classe 1991, scrive sul web da oltre dieci anni, trasformando la passione per i videogiochi e la cultura pop in una professione. Nel corso della sua carriera ha collaborato con alcuni dei principali siti italiani dedicati al mondo videoludico, trovando in Game-eXperience la sua casa per molti anni. Nel 2021 ha perfezionato il proprio percorso frequentando un corso di giornalismo online, consolidando l'esperienza maturata sul campo. Dal 2023 fa parte del gruppo editoriale Digital Dreams e, dall'inizio del 2026, scrive per CastleRock, ScreenWorld e BadTaste, occupandosi di videogiochi, cinema, serie TV e attualità legata al mondo dell'intrattenimento.