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Una batteria che si rimuove senza dover armeggiare con spatole, phon e il rischio costante di spaccare tutto. Sembra un ritorno al passato, quando bastava togliere la cover posteriore del Nokia e sostituire la batteria in due secondi. Invece è il futuro che Google sta progettando per i suoi smartphone pieghevoli e, chissà, anche per i futuri dispositivi arrotolabili. Un brevetto depositato negli Stati Uniti e scovato dai colleghi di hypertxt.ai con il contributo di @xleaks7 svela un nuovo sistema di ancoraggio meccanico della batteria al telaio. Niente più colla, niente più collanti che tengono il componente incollato al corpo dello smartphone. Al suo posto, un sistema di fissaggio fisico che permetterebbe alla batteria di scorrere via dal suo alloggiamento una volta rimossi elementi come viti o altri meccanismi di blocco.

La domanda sorge spontanea: perché Google dovrebbe tornare alle batterie rimovibili proprio ora, dopo anni in cui l’industria ha fatto di tutto per sigillare ogni millimetro dei nostri smartphone? La risposta ha poco a che fare con la nostalgia e molto con l’ingegneria dei dispositivi pieghevoli. Gli smartphone con display flessibili subiscono stress meccanici continui. Ogni apertura, ogni chiusura, ogni urto accidentale mette sotto pressione i componenti interni. Una batteria incollata, per quanto ben fissata, può perdere stabilità nel tempo. Il collante si indebolisce, anche solo leggermente, e quei micro-movimenti che si vengono a creare causano problemi seri: rumori elettrici, surriscaldamenti anomali, malfunzionamenti in fase di ricarica.

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Il trucco del nastro adesivo che blocca gli hacker-screenworld.it

Un fissaggio meccanico risolve il problema alla radice. È più solido, più durevole, più affidabile nel lungo periodo. Per Mountain View non si tratta solo di facilitare le riparazioni, ma di evitare problemi di affidabilità che danneggerebbero la reputazione dei Pixel pieghevoli. Un telefono che si surriscalda o che perde autonomia improvvisamente mina la fiducia degli utenti, e quella è una cosa che nessun brand può permettersi. Ma c’è un altro lato della medaglia, quello che interessa direttamente chi compra questi dispositivi. Una batteria fissata meccanicamente è di fatto una batteria rimovibile. Non con la semplicità dei vecchi cellulari, certo, ma comunque infinitamente più accessibile rispetto a quelle incollate che richiedono l’intervento di tecnici specializzati o il rischio di danneggiare irreparabilmente il device nel tentativo di aprirlo.

Sostituire una batteria esausta diventerebbe un’operazione alla portata di molti più utenti. Basterebbe rimuovere le viti, far scorrere via il componente, inserirne uno nuovo. Il risparmio economico sarebbe considerevole, e l’impatto ambientale pure. Quanti smartphone finiscono nel cassetto o nella spazzatura solo perché la batteria non tiene più la carica e il costo della sostituzione in assistenza è proibitivo? Il brevetto mostra anche che il sistema lascia spazio sufficiente per le bobine di ricarica wireless, dettaglio tutt’altro che secondario per dispositivi di fascia alta come i Pixel. Non si tratterebbe quindi di un compromesso al ribasso, ma di un’evoluzione progettuale che mantiene tutte le funzionalità moderne.

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Ora, come sempre accade con i brevetti, la vera domanda è: vedremo mai questo sistema su un prodotto commerciale? Il 97% dei brevetti depositati dalle aziende tecnologiche non si traduce mai in prodotti reali. Sono esplorazioni, protezioni di idee, segnali al mercato e ai competitor. Ma la tempistica è interessante. Google sta lavorando al Pixel 11 Pro Fold, il prossimo flagship pieghevole che dovrebbe arrivare nel corso del 2026. Potrebbe essere il candidato perfetto per debuttare con questa tecnologia. L’azienda sta anche progressivamente distaccandosi dalla Cina per lo sviluppo dei suoi smartphone, spostando parte della produzione in Vietnam. Un cambio nella supply chain potrebbe coincidere con l’introduzione di novità progettuali significative.

C’è poi la questione della certificazione IP68 o IP67 per la resistenza ad acqua e polvere. Una batteria rimovibile, anche se non pensata per essere estratta quotidianamente come ai vecchi tempi, potrebbe complicare il mantenimento di queste certificazioni. Ma Google ha dimostrato più volte di saper trovare soluzioni ingegneristiche eleganti per problemi complessi. Se il sistema brevettato dovesse davvero fare la sua comparsa sui prossimi Pixel pieghevoli, potrebbe innescare una nuova tendenza nell’industria. Altri produttori potrebbero seguire l’esempio, spinti anche dalle normative europee che stanno spingendo sempre più verso la riparabilità dei dispositivi elettronici.

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Diplomata alla Scuola Internazionale di Comics di Napoli - corso di sceneggiatura -, è impegnata in progetti di scrittura creativa e recensioni. Cresciuta con la consapevolezza che “All work and no play makes Jack a dull boy”. Paladina dello Sturm und Drang. Adepta del Lato Oscuro della Forza.