La tecnologia può sembrare fantascienza, ma a Mosca una startup russa sostiene di averla resa realtà. La società Neiry, connessa al Cremlino, afferma di aver trasformato piccioni comuni in “bio-droni” telecomandabili tramite chip cerebrali, capaci di volare fino a 500 km senza batterie. Il fondatore Alexander Panov parla persino di “riprogrammare” le persone e creare una nuova fase dell’umanità, definita Homo superior.
Tra finanziamenti milionari e collaborazioni con università legate alla figlia di Putin, il progetto solleva interrogativi etici, scientifici e geopolitici, mentre mancano ancora dati verificabili a supporto delle affermazioni dell’azienda. Neiry sostiene che i piccioni cyborg siano più efficienti dei droni tradizionali: non hanno bisogno di batterie, passano inosservati ai radar e possono percorrere lunghe distanze. L’impianto cerebrale consente di “orientare” gli uccelli tramite impulsi elettrici, suggerendo rotte preferenziali senza imporre un controllo totale.
La startup fa riferimento a precedenti esperimenti storici, come i tentativi della CIA negli anni ’60 di usare animali per missioni di spionaggio, tutti falliti. Il contesto politico e finanziario amplifica le preoccupazioni: i fondi provengono dal National Technology Initiative, voluto da Putin, e dal miliardario Vladimir Potanin. La collaborazione con l’istituto di intelligenza artificiale diretto da Katerina Tikhonova, figlia del presidente russo, suggerisce un interesse strategico oltre che tecnologico. Panov ha dichiarato pubblicamente che il progetto mira a creare una “superiorità culturale”, parlando di ricablare gli esseri umani e ridurre i costi rispetto alla crescita naturale di una persona della “nostra cultura”.
Gli esperti internazionali rimangono scettici: mancano pubblicazioni scientifiche peer-reviewed, test indipendenti e filmati che dimostrino il controllo effettivo degli uccelli in condizioni reali. Bioeticisti e animalisti sottolineano il rischio per il benessere dei volatili, mentre osservatori geopolitici evidenziano il rischio di disinformazione e propaganda. La vicenda solleva quindi un dibattito su etica, scienza e sicurezza: distinguere tra innovazione reale e spettacolo mediatico è oggi più complesso che mai.



