Una lettera recentemente emersa getta nuova luce sulle ambizioni infrastrutturali di OpenAI e sul tipo di supporto che l’azienda sta cercando dall’amministrazione Trump. Il documento, firmato da Chris Lehane, chief global affairs officer di OpenAI, e indirizzato a Michael Kratsios, direttore della politica scientifica e tecnologica della Casa Bianca, rivela una strategia precisa: espandere gli incentivi fiscali del Chips Act per coprire non solo la produzione di semiconduttori, ma anche i componenti della rete elettrica, i server AI e i data center dedicati all’intelligenza artificiale. Al centro della richiesta c’è l’Advanced Manufacturing Investment Credit, un credito d’imposta del 35% introdotto dal Chips Act dell’amministrazione Biden. OpenAI sostiene che allargare la copertura di questo incentivo ridurrebbe il costo effettivo del capitale, diminuirebbe i rischi degli investimenti iniziali e sbloccherebbe capitali privati necessari per superare i colli di bottiglia e accelerare la costruzione dell’infrastruttura AI negli Stati Uniti. Non si tratta di una richiesta da poco: stiamo parlando di miliardi di dollari in potenziali agevolazioni fiscali.

Ma la lettera pubblicata il 27 ottobre non si ferma qui. OpenAI chiede anche che il governo acceleri i processi di autorizzazione e revisione ambientale per questi progetti. E in un passaggio particolarmente ambizioso, propone la creazione di una riserva strategica di materie prime critiche come rame, alluminio e minerali di terre rare processati, tutti elementi essenziali per costruire l’infrastruttura dell’intelligenza artificiale. Il documento inizialmente non aveva ricevuto molta attenzione mediatica, ma la situazione è cambiata radicalmente questa settimana quando alcuni commenti di dirigenti OpenAI hanno innescato un dibattito pubblico su cosa l’azienda stia realmente chiedendo all’amministrazione Trump. Durante un evento del Wall Street Journal mercoledì scorso, la CFO Sarah Friar aveva dichiarato che il governo dovrebbe “garantire” i prestiti infrastrutturali di OpenAI. Una parola, quella, che ha scatenato immediate polemiche.

Open AI Sora 2
Open AI Sora 2, fonte: OpenAI

Friar ha dovuto fare marcia indietro rapidamente, pubblicando su LinkedIn una rettifica: “OpenAI non sta cercando una garanzia governativa per i nostri impegni infrastrutturali. Ho usato la parola ‘garanzia’ e ha confuso il punto“. Un passo falso comunicativo che ha sollevato più domande di quante ne risolvesse. Cosa intendeva veramente dire? Qual è la differenza tra gli sgravi fiscali richiesti nella lettera e le garanzie sui prestiti di cui aveva parlato? Anche Sam Altman, CEO di OpenAI, è intervenuto per chiarire la posizione dell’azienda. In un post pubblico ha scritto che OpenAI non ha né vuole “garanzie governative per i data center”. Ha aggiunto che l’azienda crede fermamente che i governi non debbano “scegliere vincitori o perdenti” e che i contribuenti non dovrebbero “salvare aziende che prendono cattive decisioni commerciali o perdono nel mercato”. Tuttavia, ha ammesso che l’azienda ha discusso garanzie sui prestiti “come parte del supporto alla costruzione di fabbriche di semiconduttori negli Stati Uniti”.

Le parole di Altman hanno anche rivelato numeri impressionanti sulle ambizioni finanziarie di OpenAI. L’azienda prevede di chiudere il 2025 con un fatturato annualizzato superiore ai 20 miliardi di dollari e di crescere fino a centinaia di miliardi entro il 2030. Ma il dato più sorprendente riguarda gli investimenti in infrastruttura: OpenAI ha già impegnato 1.400 miliardi di dollari in capitale per i prossimi otto anni. Una cifra che fa girare la testa e che spiega perché l’azienda stia cercando ogni possibile forma di supporto governativo. Il contesto di queste richieste è cruciale. Il Chips Act è stato progettato principalmente per riportare la produzione di semiconduttori negli Stati Uniti, riducendo la dipendenza da produttori asiatici, in particolare Taiwan. Estendere questi incentivi ai data center AI rappresenterebbe un cambio di paradigma significativo nella politica industriale americana. OpenAI sostiene che questa espansione è necessaria perché l’infrastruttura AI è diventata strategicamente importante quanto la produzione di chip.

Immagine dell'intelligenza artificiale
Immagine dell’intelligenza artificiale, fonte: Money.it

C’è però un paradosso evidente in questa posizione. Da un lato, OpenAI afferma di credere nel libero mercato e di non volere che i governi scelgano vincitori. Dall’altro, sta chiedendo attivamente miliardi in crediti d’imposta che favorirebbero direttamente la sua espansione infrastrutturale. Come conciliare queste due posizioni? La risposta dell’azienda sembra essere che questi incentivi non sarebbero esclusivi per OpenAI, ma disponibili per tutti i costruttori di data center AI, creando così condizioni favorevoli per l’intero settore piuttosto che per singoli attori. La lettera di Lehane sottolinea ripetutamente l’urgenza competitiva. Secondo OpenAI, la Cina e altri paesi stanno investendo massicciamente nell’infrastruttura AI e gli Stati Uniti rischiano di perdere il vantaggio tecnologico se non accelerano la costruzione domestica. Gli sgravi fiscali proposti non sarebbero quindi un regalo alle aziende private, ma un investimento nella sicurezza nazionale e nella competitività economica americana.

Resta da vedere come l’amministrazione Trump risponderà a queste richieste. Il presidente ha storicamente mostrato interesse per politiche industriali che favoriscono la produzione domestica, ma ha anche espresso scetticismo verso quello che considera “assistenzialismo aziendale”. La decisione potrebbe dipendere da come viene incorniciata, come supporto a un’azienda privata o come difesa della supremazia tecnologica americana. Quello che è certo è che OpenAI sta giocando una partita ad alto rischio. Da un lato, ha bisogno di enormi capitali per costruire l’infrastruttura necessaria a mantenere il suo vantaggio competitivo nell’AI. Dall’altro, deve evitare l’accusa di dipendere eccessivamente dal supporto governativo, cosa che minerebbe la sua narrativa di azienda innovativa e indipendente. La prossima mossa spetta alla Casa Bianca, ma il dibattito su quanto supporto pubblico meritino i giganti tecnologici privati è appena iniziato.

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Diplomata alla Scuola Internazionale di Comics di Napoli - corso di sceneggiatura -, è impegnata in progetti di scrittura creativa e recensioni. Cresciuta con la consapevolezza che “All work and no play makes Jack a dull boy”. Paladina dello Sturm und Drang. Adepta del Lato Oscuro della Forza.