L’intelligenza artificiale promette di rivoluzionare il mondo, ma a quale prezzo? Mentre si moltiplicano le notizie sulle sue incredibili capacità, un’ombra oscura si allunga sul settore poiché i licenziamenti di massa degli esperti che hanno contribuito a creare questi potenti strumenti. Google, Meta e xAI, giganti della tecnologia che hanno investito miliardi nello sviluppo dell’AI, stanno ora tagliando il personale, lasciando a casa centinaia di esperti, molti dei quali con master e dottorati di ricerca.
Secondo un’inchiesta di Wired, oltre 200 persone che lavoravano ai prodotti di intelligenza artificiale di Google, tra cui il chatbot Gemini e gli AI Overviews nei risultati di ricerca, sono stati recentemente licenziati. La maggior parte di questi lavoratori erano contractor, in particolare di GlobalLogic, una società di sviluppo software di proprietà di Hitachi, e si occupavano della valutazione della qualità delle risposte dell’AI. Alcuni ex dipendenti sospettano che i licenziamenti siano collegati a proteste per salari bassi e precarietà del lavoro.

Ma Google non è l’unica. Anche Elon Musk, con la sua xAI, ha licenziato almeno 500 addetti all’annotazione dei dati, passando da annotatori generalisti a specialisti. Una mossa che suona paradossale, considerando che Google ha appena tagliato proprio gli specialisti. E che dire di Meta? Dopo aver investito nella società di etichettatura dei dati Scale AI, quest’ultima ha licenziato il 14% del suo personale, inclusi 200 dipendenti a tempo pieno e circa 500 contractor. La stessa Meta starebbe valutando seriamente la riduzione del suo reparto AI, in una continua ridefinizione delle priorità nella corsa all’intelligenza artificiale.
Come si spiega questa ondata di licenziamenti in un settore apparentemente in piena espansione? Wired riporta che GlobalLogic potrebbe utilizzare i valutatori umani per addestrare un sistema in grado di automatizzare il processo di valutazione, lasciando l’AI a moderare l’AI. Un’ipotesi che, se confermata, solleva interrogativi inquietanti sul futuro del lavoro in questo settore. Mentre le aziende cercano di massimizzare i profitti, il lavoro umano sembra diventare sempre più precario, anche per gli esperti altamente qualificati.
Questa situazione contrasta fortemente con le offerte di lavoro milionarie rivolte ad alcuni specialisti di AI, creando un divario sempre più ampio tra chi è al vertice e chi svolge il lavoro di base. Una domanda sorge spontanea: chi si occuperà di controllare e perfezionare l’AI quando anche gli esperti saranno sostituiti dalle macchine?



