X

Napster, società nata negli anni ’90, ha sconvolto l’industria musicale prima di essere travolto da cause legali che ne hanno causato la chiusura nel 2001 e il successivo fallimento. Da allora, il marchio è passato di mano in mano, reinventandosi più volte. L’ultima metamorfosi è forse la più sorprendente. Dimenticatevi della musica, oggi Napster vuole portare l’intelligenza artificiale nella vostra quotidianità attraverso ologrammi tridimensionali attraverso un dispositivo chiamato Napster View. Si tratta di una webcam olografica 3D dal prezzo contenuto, 99 dollari, che si aggancia al monitor del vostro Mac come una normalissima periferica. Ma non lasciatevi ingannare dall’apparenza modesta: questo piccolo display olografico da 2,1 pollici senza occhiali promette di trasformare il modo in cui interagite con l’intelligenza artificiale.

Il cuore del sistema non è solo l’hardware, ma la piattaforma software che lo accompagna: Napster 26, disponibile inizialmente solo per Mac. Edo Segal, CTO di Napster, ha spiegato durante una presentazione alla stampa che il Mac rappresenta una piattaforma uniforme con GPU potenti, essenziali per generare in tempo reale i video degli assistenti virtuali. Tutto viene processato localmente sul dispositivo grazie a una rete neurale che gira su Apple Silicon, garantendo fluidità e privacy. Una versione per PC è prevista per il prossimo anno, ma per ora i possessori di Mac hanno l’esclusiva su questa esperienza futuristica.

Napster Companion è l’applicazione che dà accesso a quello che l’azienda definisce una squadra di esperti virtuali disponibili 24 ore su 24. Questi assistenti AI coprono un’ampia gamma di competenze: fitness e benessere, mondo degli affari, cucina, design, educazione, finanza, sviluppo software e molto altro. Gli utenti hanno accesso a oltre 15.000 compagni virtuali specializzati tra cui scegliere. Quando avete bisogno di una consulenza su un argomento specifico, un assistente con sembianze umane appare nel display olografico Napster View e inizia a interagire con voi in tempo reale, rispondendo alle vostre domande con voce naturale e cadenze di conversazione credibili.

La funzionalità più audace di Napster Companion è senza dubbio la possibilità di creare un Digital Twin, un gemello digitale iper-realistico. Questo clone virtuale viene costruito sulla base delle informazioni del vostro profilo LinkedIn e può imitare la vostra voce, il vostro comportamento e persino il vostro modo di ragionare. Una volta creato, il gemello può svolgere compiti al vostro posto: rispondere a domande, comunicare con altri utenti e, cosa che ha fatto scalpore, partecipare a riunioni virtuali. Segal stesso utilizza il suo gemello digitale settimanalmente per partecipare agli incontri con il team di ingegneri, ricevendo poi un riassunto automatico di quanto discusso. Lo ha definito una segreteria telefonica potenziata all’estremo, ma in realtà è molto di più perché è l’idea di delegare la propria presenza digitale a un’entità autonoma che agisce in vostra rappresentanza.

Logo di Napster View
Logo di Napster View, fonte: Hardware Upgrade

Naturalmente, tutto questo ha un costo. Oltre ai 99 dollari per l’hardware Napster View, l’utilizzo dell’app Napster Companion richiede un abbonamento. Il piano annuale costa 219 dollari, mentre quello mensile è di 19 dollari. Per chi preferisce non impegnarsi con un abbonamento ricorrente, sono disponibili opzioni basate sull’utilizzo: 95 dollari per 100 ore di accesso senza il dispositivo Napster View, oppure 189 dollari per 200 ore con il dispositivo incluso. Non sono cifre modeste, soprattutto considerando che il mercato dei cosiddetti dispositivi AI non ha finora riscosso grande successo commerciale.

Ma c’è un altro aspetto da considerare: la privacy. Se il gemello digitale si basa sul vostro profilo LinkedIn e impara dal vostro comportamento, quante informazioni personali state condividendo? E chi ha accesso a questi dati? Napster sostiene che il processamento avviene on-device grazie alla potenza di Apple Silicon, il che dovrebbe limitare la condivisione di informazioni sensibili con server esterni. Tuttavia, la creazione di un clone digitale che agisce in vostra rappresentanza solleva questioni etiche e di sicurezza che non possono essere ignorate.

Condividi.

Nato il 19 Dicembre 1992, ha capito subito che il cinema era la sua strada. Dopo essersi laureato in filosofia all'università di Palermo e aver seguito esami, laboratori e corsi sulla critica, la storia del cinema e la scrittura creativa, si è focalizzato sulle sue più grandi passioni: scrivere e la settima arte. Ha scritto per L'occhio del cineasta ed è stato redattore per Cinesblog fino alla sua chiusura. Ora si occupa di news e articoli per ScreenWorld.it, per CinemaSerieTv.it e CultWeb.it