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Gli assistenti virtuali sono diventati compagni silenziosi della nostra quotidianità. Google Assistant, Siri, Alexa: pronti a rispondere ai nostri comandi vocali, a cercare la pizzeria più vicina, a impostare sveglie o a leggere le ultime notizie. Una comodità indiscutibile. Ma c’è un rovescio della medaglia che pochi conoscono davvero: per funzionare, questi sistemi devono ascoltare. Sempre. La tecnologia alla base degli assistenti vocali richiede che il microfono del dispositivo rimanga in una sorta di modalità standby permanente, analizzando costantemente i suoni ambientali in attesa della parola chiave che li attiva. Hey Google, Ok Google, Ehi Siri: queste formule magiche sono il segnale che il sistema aspetta per svegliarsi e registrare ciò che diciamo. Almeno in teoria.

Secondo le dichiarazioni ufficiali delle aziende tecnologiche, la registrazione avverrebbe esclusivamente dopo l’attivazione esplicita da parte dell’utente. Una rassicurazione che però si scontra con esperienze quotidiane sempre più diffuse: quante volte abbiamo parlato con qualcuno di un prodotto, di una destinazione di viaggio o di un argomento specifico per ritrovarci poco dopo sommersi da pubblicità perfettamente in linea con quella conversazione. Una coincidenza? Forse. O forse no. Il problema risiede nei cosiddetti falsi positivi. Il sistema può interpretare erroneamente un rumore di fondo, una parola pronunciata con una certa intonazione o persino il vociare di una piazza affollata come un comando di attivazione. E quando questo accade, l’assistente si mette in ascolto e può registrare frammenti di conversazioni private che l’utente non aveva alcuna intenzione di condividere.

La questione assume contorni ancora più delicati considerando la ricchezza fonetica della lingua italiana e l’espressività tipica del modo di parlare degli italiani. Un gesto enfatico, un tono particolare, il volume della voce che si alza durante una discussione animata: tutto può contribuire a ingannare il sistema, che interpreta questi segnali come un invito all’azione. Per poter utilizzare gli assistenti vocali è necessario concedere l’autorizzazione all’uso del microfono nelle impostazioni del telefono. Una volta attivata questa funzione, la tecnologia può accedere all’audio quando l’assistente è operativo. E qui sorge la domanda fondamentale: quanto controllo abbiamo realmente su ciò che viene registrato?

Smartphone uomo
Questi link in chat sono una truffa: ti rubano l’account di WhatsApp – Screenworld.it

La buona notizia è che esiste un modo per verificare e gestire queste registrazioni. Google, come altri fornitori di assistenti virtuali, archivia le attività vocali degli utenti in una sezione specifica dell’account. Qui è possibile non solo vedere tutte le registrazioni effettuate, ma anche riascoltarle una per una. Un’esperienza che spesso si rivela sorprendente: molti utenti scoprono di avere nell’archivio conversazioni di cui non ricordano nemmeno l’esistenza o, peggio ancora, registrazioni avvenute quando credevano che l’assistente fosse disattivato. La registrazione dell’attività vocale è controllata da un’impostazione specifica chiamata Attività web e app. Questa opzione determina se il sistema può memorizzare i comandi vocali e altre registrazioni audio. Per modificarla è necessario accedere alle impostazioni del telefono, entrare nella sezione Google e da qui navigare verso i dati e la privacy.

All’interno della gestione della cronologia si trova l’opzione che consente di interrompere completamente la registrazione audio. Una volta disattivata, l’assistente continuerà a funzionare quando attivato manualmente, ma il sistema non archivierà più le registrazioni. Si tratta di un compromesso tra funzionalità e privacy che vale la pena considerare. Ma cosa fare con le registrazioni già accumulate? Anche in questo caso esistono diverse opzioni. Le registrazioni audio sono disponibili in un’interfaccia dedicata dove l’utente può riascoltarle e decidere cosa eliminare. La cancellazione può avvenire in tre modalità diverse: rimozione dei singoli elementi, analizzando ogni registrazione separatamente; eliminazione massiva per gestire grandi quantità di dati in una sola volta; o impostazione dell’eliminazione automatica per intervalli di tempo predefiniti.

Quest’ultima opzione è particolarmente interessante: permette di configurare il sistema affinché cancelli automaticamente le registrazioni più vecchie di tre, diciotto o trentasei mesi. In questo modo si mantiene un archivio limitato nel tempo, riducendo l’esposizione dei propri dati personali senza dover intervenire manualmente ogni volta. È importante sottolineare che il controllo di queste impostazioni andrebbe effettuato periodicamente. Gli aggiornamenti del sistema operativo, la configurazione iniziale di un nuovo dispositivo o il ripristino delle impostazioni di fabbrica possono riattivare funzioni che l’utente aveva precedentemente disabilitato. Un controllo trimestrale della gestione della privacy può fare la differenza tra consapevolezza e inconsapevolezza digitale.

Rischio di truffa telefonica con prefisso greco
Donna con telefono

La questione delle registrazioni audio nascoste solleva interrogativi più ampi sul rapporto tra comodità tecnologica e tutela della privacy. Gli assistenti virtuali rappresentano indubbiamente un’evoluzione nell’interazione uomo-macchina, rendendo accessibili funzioni complesse attraverso semplici comandi vocali. Ma questa facilità ha un prezzo: la necessità di concedere accesso costante al microfono del dispositivo. Non si tratta di demonizzare la tecnologia, ma di utilizzarla con consapevolezza. Sapere che le conversazioni possono essere registrate, conoscere dove vengono archiviate e avere gli strumenti per gestirle o cancellarle rappresenta il primo passo verso un uso più maturo e responsabile degli strumenti digitali.

La privacy nell’era digitale non è un concetto assoluto, ma un equilibrio dinamico tra funzionalità e controllo. Ogni utente deve trovare il proprio punto di bilanciamento, decidendo quanto è disposto a condividere in cambio della comodità offerta. L’importante è che questa decisione sia informata e consapevole, non il risultato di un’accettazione passiva di impostazioni predefinite. Controllare le registrazioni audio del proprio assistente virtuale non richiede competenze tecniche avanzate. Bastano pochi minuti per accedere alle impostazioni, verificare cosa è stato registrato e decidere come gestire questi dati. Un investimento minimo di tempo che può garantire un livello significativamente maggiore di controllo sulla propria impronta digitale.

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Diplomata alla Scuola Internazionale di Comics di Napoli - corso di sceneggiatura -, è impegnata in progetti di scrittura creativa e recensioni. Cresciuta con la consapevolezza che “All work and no play makes Jack a dull boy”. Paladina dello Sturm und Drang. Adepta del Lato Oscuro della Forza.