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Gli Epstein Files continuano a far discutere. L’enorme massa di documenti legati al caso di Jeffrey Epstein, il finanziere e pedofilo statunitense arrestato per la seconda volta nel 2019 e trovato morto poche settimane dopo in un carcere di New York, rappresenta uno dei dossier giudiziari più controversi e ingombranti della storia americana recente. Centinaia di gigabyte di email, deposizioni, verbali e documentazione investigativa che raccontano trent’anni di esercizio di potere deviato, intrecci tra politica, finanza e abusi sistematici. Il 30 gennaio 2026, il dipartimento di Giustizia americano ha reso pubblici nuovi documenti, aggiungendo altri tasselli a un puzzle già complesso. A seguito dell’ordinanza del tribunale federale di Manhattan e dopo anni di battaglie legali, il presidente Donald Trump ha dovuto firmare l’Epstein Files Transparency Act nel novembre 2025. Da allora, i contenuti di questa scatola nera vengono rivelati progressivamente: i volumi 9, 10, 11 e 12 degli Epstein Files hanno aggiunto quasi 300 gigabyte di nuovo materiale, portando il totale a milioni di pagine spesso non catalogate e caricate in forma grezza.

Ma come si fa a orientarsi in un simile labirinto di informazioni? Decine di testate giornalistiche hanno iniziato a passare in rassegna le carte, che comprendono moltissime email inviate e ricevute dal finanziere. Messaggi che, da qualche mese, è possibile sfogliare e leggere proprio come si farebbe con il proprio account Gmail, grazie a un progetto amatoriale chiamato Jmail. Jmail è un sito web che assomiglia in modo impressionante a Gmail, con alcune differenze sottilmente inquietanti: un cappellino appeso al logo e l’immagine del profilo in alto a destra che mostra un Epstein sorridente. Cliccandoci sopra si apre una finestra che recita semplicemente Ciao Jeffrey. La casella di posta in arrivo consente di scorrere migliaia di email, formattate in modo da apparire esattamente come un normale messaggio. Nella barra laterale è possibile accedere alle varie aree dell’account: Posta in arrivo, Inviati e Speciali.

Se Gmail ha una sezione nella barra laterale inferiore denominata Etichette, che separa la corrispondenza in base alla categoria, su Jmail si trova un elenco di persone che hanno corrisposto con Epstein. Dove Gmail offre la possibilità di contrassegnare i messaggi come importanti, Jmail consente agli utenti di evidenziare le email più rilevanti, che vengono poi classificate in base al numero di segnalazioni ricevute. Un modo per far emergere, dal flusso cronologico predefinito, i messaggi che la comunità considera più significativi. Il sito è stato creato da Riley Walz, artista digitale già autore di numerosi progetti sperimentali su internet, e da Luke Igel, cofondatore di Kino AI, uno strumento di editing video basato sull’intelligenza artificiale. Igel ha raccontato di aver proposto l’idea a Walz e di aver realizzato il sito con Cursor in una sola notte. Walz ha poi presentato l’iniziativa in un post su X a novembre, scrivendo: “Abbiamo clonato Gmail, solo che sei connesso come Epstein e puoi vedere le sue email“.

La velocità con cui il progetto è stato portato a termine sottolinea quanto la tecnologia attuale permetta di trasformare archivi complessi in esperienze accessibili. “Le email erano davvero difficili da leggere“, ha spiegato Igel. “Sembrava che gran parte dello shock sarebbe stato causato dalla visione degli screenshot della casella di posta di Epstein, ma invece si vedevano questi pdf di bassa qualità, scannerizzati male. Bisogna fare uno sforzo di immaginazione per ricordarsi che si tratta di una vera email“. Vedere la corrispondenza in un formato familiare e leggibile rende molto più facile seguire le discussioni e i botta e risposta, ma rivela anche aspetti bizzarri sulle comunicazioni di Epstein. Igel sostiene che gli errori di battitura e di formattazione aumentano notevolmente quando Epstein è passato da una tastiera a un dispositivo touchscreen nei primi anni Dieci. “Si può vedere come la sua scrittura peggiori con il passare degli anni, quando passa chiaramente a un iPad“, ha sottolineato. “Si notano una serie di comportamenti da boomer che sono molto familiari alle persone meno esperte di tecnologia“.

Jmail non è solo un esercizio di stile o una provocazione digitale. Rappresenta sicuramente un metodo molto più pratico per leggere la sconfinata quantità di email legate al caso Epstein rispetto ad analizzare decine di migliaia di pdf su Google Drive. Il valore aggiunto risiede nella sua semplicità, e a quanto pare realizzare il sito è stato altrettanto facile. “Ci abbiamo messo solo poche ore“, ha raccontato Igel. “Penso che altre persone dovrebbero fare cose simili, pensando a come un nuovo software possa facilitare la comprensione di molte delle cose che accadono nel mondo. Dovreste farlo e basta“. L’archivio non è statico. Il team di Jmail sta processando rapidamente quasi un milione di pdf rilasciati dal governo. “Siamo in dieci e siamo al lavoro per aggiungere 300 gigabyte di documenti all’archivio online“, ha scritto Walz su X il 31 gennaio per aggiornare gli utenti. Nel frattempo, tutti i file pubblici sono disponibili sul Drive di Jmail. I nuovi messaggi vengono integrati progressivamente, seguendo il ritmo dell’indicizzazione dei volumi ancora in lavorazione. Una volta completato il processo, sarà attiva anche la ricerca full-text, che consentirà di interrogare l’intero corpus testuale in modo sistematico, incrociando nomi, date e contenuti.

L’inchiesta su abusi sessuali e traffico internazionale di minori che ha coinvolto Epstein tocca crimini efferati e perpetrati nel tempo. La loro gravità crea un nodo che intreccia giustizia, potere e responsabilità istituzionale. Nei file pubblici ci sono nomi e cognomi, vengono chiamati in causa ambienti della politica, della finanza e dell’accademia, figure pubbliche di primo piano. È vero che molti protagonisti oggi non occupano più le stesse posizioni di potere dell’epoca, ma l’impatto mediatico, politico e giudiziario di queste rivelazioni continua a farsi sentire. Uno strumento come Jmail ridefinisce il modo in cui l’opinione pubblica può avere accesso ad archivi giudiziari di questa portata. Trasforma la trasparenza formale in accesso reale, abbassando la soglia di consultazione di un dossier che altrimenti sarebbe rimasto appannaggio di pochi specialisti o giornalisti con risorse dedicate. Il dipartimento di Giustizia ha chiarito che nuovi documenti continueranno a essere desecretati, man mano che il processo di trattamento dei dati verrà completato.

Walz, sul suo account X, ha parlato di Jmail come di uno strumento utile per fornire all’opinione pubblica i mezzi necessari per capire meglio quello che sta succedendo. Invece che aprire a caso pdf o file, Jmail permette di leggere la posta e fare ricerche tematiche. Una democratizzazione dell’informazione che solleva anche interrogativi sulla gestione degli archivi digitali sensibili nel rapporto tra informazione, tecnologia e giustizia. Il caso Epstein, anche sotto questo profilo, continua a rappresentare un laboratorio per capire come il potere, i suoi abusi e le sue responsabilità possano essere documentati, archiviati e resi accessibili. E come la tecnologia, quando applicata con intelligenza e rapidità, possa trasformare montagne di dati in narrazioni comprensibili. Jmail è un esempio di come poche ore di lavoro, un’idea semplice e gli strumenti giusti possano cambiare il modo in cui guardiamo all’America di ieri e di oggi.

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Diplomata alla Scuola Internazionale di Comics di Napoli - corso di sceneggiatura -, è impegnata in progetti di scrittura creativa e recensioni. Cresciuta con la consapevolezza che “All work and no play makes Jack a dull boy”. Paladina dello Sturm und Drang. Adepta del Lato Oscuro della Forza.