Adam Mosseri, a capo di Instagram, ha deciso di affrontare nuovamente una delle teorie del complotto più radicate nell’immaginario collettivo dei social media. No, Meta non sta usando il microfono del vostro smartphone per ascoltare le vostre conversazioni private e bombardarvi con pubblicità su misura. Lo ha ribadito mercoledì in un post sul suo account, cercando di smontare una volta per tutte questo mito tecnologico che resiste da anni, svelando allo stesso tempo il meccanismo che c’è dietro.
Il timing della sua dichiarazione, però, è ironico quanto inquietante. Proprio mentre Mosseri cerca di rassicurare gli utenti sul fatto che i loro microfoni non vengono spiati, Meta ha annunciato che presto utilizzerà i dati raccolti dalle interazioni con i suoi prodotti di intelligenza artificiale per targetizzare gli annunci pubblicitari. In altre parole: se prima non avevano bisogno di registrare le vostre chiacchierate per conoscervi a fondo, adesso ne hanno ancora meno bisogno.
La teoria secondo cui Facebook o Instagram attiverebbero segretamente i microfoni degli utenti per captare parole chiave è vecchia quanto i social stessi. Tutti conosciamo qualcuno che giura di aver parlato di un prodotto con un amico e di averlo visto comparire magicamente nel feed pubblicitario pochi minuti dopo. A volte l’esperienza è ancora più straniante: pensi soltanto a qualcosa, senza nemmeno pronunciarlo ad alta voce, e quello stesso contenuto ti appare davanti agli occhi. Come se Meta fosse in grado di leggere nella mente. Mosseri ha spiegato che ci sono ragioni molto concrete per cui questa ipotesi non regge. Innanzitutto, gli utenti se ne accorgerebbero. Quando il microfono è attivo, compare un indicatore luminoso nella parte superiore dello schermo dello smartphone. Inoltre, una registrazione audio costante farebbe crollare la batteria del telefono in tempi rapidissimi. Dal punto di vista tecnico, semplicemente, non ha senso.
Ma se non è il microfono, come fa Meta a essere così dannatamente precisa nei suoi suggerimenti? La risposta sta nella potenza del suo sistema di raccomandazione algoritmico, una macchina da soldi che ha trasformato il colosso tecnologico in una delle aziende più redditizie al mondo. Il meccanismo è duplice. Da un lato, Meta collabora con gli inserzionisti, che condividono informazioni su chi visita i loro siti web. Questi dati permettono all’azienda di capire quali utenti potrebbero essere interessati a determinati prodotti o servizi. Dall’altro lato, c’è il sistema basato sulla similitudine comportamentale, Meta vi mostra annunci basandosi su ciò che piace a persone con interessi simili ai vostri. Se il vostro profilo comportamentale corrisponde a quello di utenti che hanno acquistato un certo tipo di scarpe da running, è probabile che anche voi vediate pubblicità di scarpe sportive. L’algoritmo non ha bisogno di sentirvi parlare perché vi conosce attraverso ogni click, ogni like, ogni secondo che trascorrete su un post.

E ora arriva la parte che dovrebbe preoccupare davvero. Con la nuova politica sulla privacy che entrerà in vigore il 16 dicembre, Meta potrà utilizzare i dati raccolti dalle conversazioni degli utenti con i suoi prodotti di intelligenza artificiale, come Meta AI, per raffinare ulteriormente il targeting pubblicitario nella maggior parte dei mercati. Le chat con un assistente AI sono potenzialmente molto più rivelatrici di qualsiasi altra interazione social. Gli utenti tendono a essere più diretti, più personali, più espliciti nelle loro richieste quando parlano con un chatbot. Se prima l’algoritmo doveva dedurre i vostri interessi attraverso segnali indiretti, ora avrà accesso a conversazioni in cui dichiarate esplicitamente cosa state cercando, cosa vi preoccupa, cosa volete comprare o dove volete andare in vacanza. È un salto qualitativo enorme nella capacità di profilazione. E non richiede alcun accesso al microfono.
Una situazione del genere è un gravissimo danno per la privacy degli utenti, che si sono visti già proporre un abbonamento da parte della stessa azienda, così come il grave danno alla sicurezza presentato da Instagram Map. Allo stesso tempo, anche altre società usano già le vostre conversazioni, compresa OpenAI con ChatGPT. Ora si dovrà capire se gli utenti accetteranno passivamente queste condizioni o se faranno sentire la loro voce su un dibattito, quello della privacy dei propri dati online, che si fa sentire ogni giorno sempre di più.



