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La data è stata fissata. Google ha ufficialmente comunicato agli utenti che il 4 settembre segnerà l’inizio della fine per Assistant sui dispositivi Android, con una migrazione forzata verso Gemini, l’assistente basato sull’intelligenza artificiale generativa. Una transizione annunciata, certo, ma che ora assume contorni concreti e tempistiche precise che riguarderanno centinaia di milioni di utenti in tutto il mondo.

L’annuncio è arrivato tramite email diretta agli utenti, confermando quello che era nell’aria da mesi: l’era di Google Assistant, così come l’abbiamo conosciuta, sta per concludersi. Il processo di dismissione partirà il 4 settembre, anche se Google precisa che potrebbero volerci diverse settimane prima che la transizione sia completata per tutti. Chi si aggrappa ostinatamente al vecchio assistente potrebbe quindi godere di qualche giorno extra, ma si tratta di un rinvio temporaneo, non di una salvezza.

Inizialmente, il piano prevedeva la pensione di Assistant entro la fine del 2025, ma Google aveva concesso una breve proroga per perfezionare alcuni aspetti di Gemini. Ora che il nuovo sistema è ritenuto pronto per il grande salto, non ci sono più scuse né ripensamenti. Per chi ha già effettuato il passaggio volontariamente, nulla cambierà: continueranno a utilizzare Gemini come sempre.

La chiusura di Assistant sui dispositivi mobili ha però ramificazioni che vanno ben oltre lo smartphone. Tutti quei gadget che si collegano al telefono per funzionalità smart subiranno lo stesso destino: smartwatch, cuffie wireless, sistemi Android Auto integrati nelle automobili. Tutti questi dispositivi saranno obbligati a dialogare con Gemini invece che con il vecchio assistente. La maggior parte dei dispositivi smart home di Google ha già completato questa transizione nei mesi scorsi.

Ma Assistant non scomparirà completamente, almeno non subito. La notifica via email non menziona esplicitamente le smart TV con Android né i set-top box, e nemmeno i veicoli con Google built-in integrato di fabbrica. Queste piattaforme passeranno a Gemini in futuro, ma Google non ha ancora stabilito una data precisa. Insomma, se avete un televisore Android, potrete ancora invocare il vecchio assistente per qualche tempo.

Esistono anche altre eccezioni che potrebbero garantire un rinvio. Se possedete un dispositivo più datato che non soddisfa i requisiti minimi per far girare Gemini, o se vivete in una regione dove Gemini non è ancora supportato ufficialmente, potreste mantenere l’accesso ad Assistant un po’ più a lungo. Tuttavia, la stragrande maggioranza degli utenti perderà l’accesso all’assistente vocale tradizionale entro uno o due mesi. Dopodiché, le opzioni saranno due: parlare con l’assistente basato sull’intelligenza artificiale generativa oppure disattivare completamente il controllo vocale.

Per chi ha resistito finora al cambiamento, ci sarà inevitabilmente un periodo di adattamento. Dove prima bastava dire “Hey Google” per ottenere risposte limitate ma prevedibili da Assistant, ora ci si troverà di fronte a Gemini, un chatbot potente ma a volte sconcertante. Il nuovo sistema utilizza strumenti esterni per completare compiti che prima erano integrati nativamente in Assistant. Se il vecchio assistente non poteva sostenere una vera conversazione, almeno sapevi esattamente cosa aspettarti.

Gemini, invece, può partire per la tangente, dimenticarsi improvvisamente di avere accesso a determinati strumenti o interpretare le richieste in modi inaspettati. Questo può renderlo frustrante da usare per quelle interazioni vocali veloci che dovrebbero essere immediate e senza pensieri. Ma questa è la direzione scelta da Mountain View, ed è il futuro che ci aspetta, che ci piaccia o no.

La filosofia dietro questa scelta è chiara: Google punta tutto sull’intelligenza artificiale conversazionale, abbandonando un sistema rigido basato su comandi predefiniti a favore di un’esperienza più fluida e, almeno in teoria, più naturale. Gemini può comprendere il contesto, mantenere conversazioni più articolate e fornire risposte più elaborate rispetto al suo predecessore. Ma questa flessibilità ha un prezzo: l’imprevedibilità.

Per gli utenti italiani, questa transizione arriva in un momento in cui l’intelligenza artificiale generativa sta diventando sempre più pervasiva nella vita quotidiana. Gemini rappresenta la visione di Google per il futuro dell’interazione uomo-macchina, un futuro dove non si impartiscono più comandi ma si conversa, si chiede, si discute. Un cambiamento paradigmatico che richiederà tempo per essere metabolizzato, specialmente da chi era perfettamente a suo agio con la semplicità di Assistant.

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Figlia degli anni 2000. Amante del cinema fin da quando vide Pride & Prejudice per la prima volta. Laureata in Lettere Moderne, continua a scrivere di cinema sperando di farlo per sempre.