Dal primo gennaio 2026, lo Spid di Poste Italiane ha smesso di essere gratuito per la maggior parte degli utenti. Una novità che riguarda oltre 30 milioni di italiani, il 72% di tutti gli Spid attivi nel Paese, e che è arrivata in modo piuttosto silenzioso: nessun comunicato stampa altisonante, nessuna campagna televisiva, solo email inviate ai primi utenti in scadenza e una nota discreta nelle condizioni generali di servizio. La questione non è da poco. Stiamo parlando di uno strumento diventato essenziale per accedere ai servizi della Pubblica Amministrazione, dall’Agenzia delle Entrate all’Inps, dai servizi comunali alle pratiche sanitarie. E adesso questo strumento ha un prezzo: 6 euro all’anno. Ma attenzione, perché la situazione è più articolata di quanto sembri e capire quando scade il proprio Spid può fare la differenza tra continuare a usarlo senza intoppi o ritrovarsi improvvisamente tagliati fuori.
Il meccanismo è semplice nella teoria, meno intuitivo nella pratica. Se hai attivato lo Spid di Poste da meno di dodici mesi, puoi dormire sonni tranquilli: il primo anno rimane completamente gratuito. Il pagamento del canone annuale ti verrà richiesto solo allo scadere di questo periodo iniziale. Ma se il tuo Spid ha già compiuto un anno o più, le cose cambiano: dovrai versare i 6 euro entro i 30 giorni che precedono la scadenza della tua annualità in corso. Esistono però delle eccezioni significative. Alcune categorie di cittadini sono completamente esentate dal pagamento: i minorenni, chi ha compiuto almeno 75 anni, i residenti all’estero e i titolari di Spid professionale (quello utilizzato dalle partite Iva per accedere ai servizi come professionisti). Per tutti gli altri, il canone è obbligatorio se si vuole mantenere attivo l’accesso ai servizi.

Ma come si fa a sapere quando scade esattamente il proprio Spid? Poste Italiane ha previsto un sistema di avviso: circa 30 giorni prima della scadenza, l’azienda invia una email al titolare. Tuttavia, affidarsi solo alla posta elettronica può essere rischioso. La soluzione più sicura è verificare personalmente accedendo al proprio profilo sul sito posteid.poste.it o tramite l’applicazione PosteID. Una volta entrati, basta selezionare la voce Gestisci account nella sezione sotto il proprio nome e controllare la dicitura Scadenza funzionalità di accesso: lì compare la data esatta che segna il termine della validità gratuita. Una volta individuata la scadenza, il pagamento può essere effettuato in tre modi diversi. La via più rapida è quella digitale: attraverso l’area personale sul sito posteid.poste.it è possibile completare la procedura in pochi click. Esiste anche una pagina dedicata sul sito di Poste, particolarmente utile se si desidera pagare per conto di un altro titolare, come un genitore anziano o un familiare. Infine, per chi preferisce il contatto diretto o non ha dimestichezza con gli strumenti online, rimane sempre l’opzione dell’ufficio postale: basta presentarsi con il proprio codice fiscale o quello del titolare per cui si effettua il versamento.
E se ci si dimentica di pagare? La conseguenza immediata è la sospensione dello Spid: non sarà più possibile utilizzarlo per accedere ai servizi online. Tuttavia, c’è un margine di recupero generoso: l’identità digitale rimane tecnicamente attiva per 24 mesi dall’ultimo accesso effettuato. Questo significa che, anche dopo la sospensione, si potrà riattivare il servizio semplicemente effettuando il pagamento arretrato, senza dover rifare tutta la procedura di attivazione da capo o incorrere in sanzioni aggiuntive.

Vale la pena sottolineare che Poste non è l’unico provider a introdurre tariffe. Già nell’ultimo anno, diversi Identity Provider riconosciuti dall’AgID hanno adottato formule a pagamento, con costi che in alcuni casi raggiungono i 7-8 euro annui. Ad oggi, su 12 fornitori complessivi, ben 5 prevedono un canone. Questo trend solleva interrogativi sul futuro stesso dello Spid come sistema universale e gratuito di identità digitale. Esiste però un’alternativa completamente gratuita, almeno per quanto riguarda i costi ricorrenti: la Carta d’Identità Elettronica, la CIE. Questo documento, rilasciato dai Comuni al costo fisso di 16,79 euro (più eventuali diritti di segreteria variabili a seconda del Comune), consente già di accedere a oltre mille servizi pubblici e privati online. Attraverso l’applicazione CieID, la carta d’identità elettronica può essere utilizzata esattamente come lo Spid, con un livello di sicurezza persino superiore, dato che si tratta di un documento di identità fisico dotato di chip.
La CIE ha numeri impressionanti: oltre 57,5 milioni di italiani ne possiedono una, ben più degli Spid in circolazione. L’app CieID permette di utilizzare la carta online in modo semplice, inquadrando un QR code e inserendo una password o utilizzando sistemi biometrici come l’impronta digitale o il riconoscimento facciale. Non richiede costi annuali e funziona per accedere a tutti i principali servizi: dall’Inps all’Agenzia delle Entrate, dai portali comunali all’anagrafe nazionale, fino ai servizi privati che aderiscono al sistema. Una questione che ha sollevato qualche perplessità riguarda proprio Poste Italiane. Mentre introduce il canone per il proprio Spid, l’azienda non ha ancora implementato la possibilità di accedere al proprio sito utilizzando la CIE. Sono solo tre le modalità previste per entrare nell’area personale di Poste.it: lo Spid di Poste stesso, la password tradizionale e le credenziali specifiche di Poste. La CIE, che funziona per oltre mille altri siti, resta inspiegabilmente esclusa. Una scelta che suscita domande, soprattutto considerando che Poste gestisce il servizio universale postale in Italia.

Per chi si trova di fronte alla scelta tra rinnovare lo Spid a pagamento o passare alla CIE, i criteri di valutazione sono diversi. Lo Spid rimane comodo per chi lo usa abitualmente e non vuole cambiare abitudini, e 6 euro all’anno rappresentano una spesa contenuta. D’altra parte, la CIE offre una soluzione senza costi ricorrenti, con una sicurezza maggiore e una diffusione destinata a crescere ulteriormente con l’implementazione dell’IT Wallet, il portafoglio digitale previsto sull’app IO. Chi non accetta le nuove condizioni economiche di Poste ha comunque una via d’uscita: può recedere dal servizio entro 30 giorni dalla comunicazione, senza dover sostenere costi aggiuntivi. Una clausola importante da conoscere, specialmente per chi ritiene che il passaggio al pagamento sia stato comunicato in modo insufficiente rispetto all’impatto che ha su decine di milioni di utenti.
La vicenda dello Spid a pagamento segna probabilmente un punto di svolta nel panorama dell’identità digitale italiana. Se da un lato è comprensibile che i gestori privati cerchino di coprire i costi di un servizio che richiede infrastrutture tecnologiche e assistenza, dall’altro la progressiva monetizzazione di uno strumento nato per facilitare l’accesso universale ai servizi pubblici pone interrogativi sulla sua sostenibilità futura. La vera partita, nei prossimi mesi, si giocherà sulla capacità della CIE di affermarsi come alternativa credibile e sulla volontà dei vari provider, pubblici e privati, di implementarla come sistema di autenticazione standard. Nel frattempo, se hai lo Spid di Poste da più di un anno, la cosa migliore da fare è verificare subito la tua scadenza personale. Bastano pochi minuti per evitare la sospensione del servizio e garantirsi la continuità di accesso a tutti quei portali che ormai fanno parte della vita quotidiana di milioni di italiani. Perché alla fine, che si scelga di pagare o di passare alla CIE, l’importante è non restare tagliati fuori.
