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Mentre Milano si prepara ad accogliere la cerimonia d’apertura dei XXV Giochi Olimpici Invernali, con Mariah Carey pronta a incantare il mondo cantando Nel Blu Dipinto Di Blu di Domenico Modugno, dietro le quinte si consuma una storia meno scintillante ma tremendamente importante. Una storia che riguarda la sicurezza, la privacy e i rischi reali che molti atleti LGBTQ+ affrontano semplicemente per essere se stessi.

Fra i campioni che scenderanno in pista ci sono nomi che la comunità queer conosce bene: il pattinatore francese Kevin Aymoz, il canadese Paul Poirier, l’inglese Lewis Gibson, gli americani Jason Brown e Conor McDermott-Mostowy. E poi c’è lui, Filippo Ambrosini, unico atleta apertamente gay fra gli italiani in gara. Ma questi sono solo i volti pubblici. Dietro di loro, tra sportivi, allenatori, accompagnatori e staff, ci sono decine di uomini che amano altri uomini e che, per vari motivi, non possono permettersi di rendere pubblica la propria identità.

Ed è proprio per loro che Grindr, la più popolare app di incontri per uomini gay e bisessuali, ha deciso di intervenire con misure straordinarie. Non è la prima volta: era già successo durante le Olimpiadi di Parigi. Ma la necessità di ripetere queste modifiche ci ricorda una verità scomoda che spesso dimentichiamo nell’entusiasmo della festa olimpica. Per molti atleti, essere queer può rappresentare un rischio concreto, reale, pericoloso. Provengono da Paesi in cui l’omosessualità non è solo stigmatizzata socialmente, ma è illegale. Paesi dove tornare con una medaglia al collo potrebbe non bastare a proteggerti se qualcuno scopre chi ami davvero. Paesi dove una semplice app di incontri può trasformarsi in una trappola, in uno strumento di sorveglianza, in una prova compromettente.

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Truffa Autostrade, come proteggersi: non cliccare su questo SMS – Screenworld.it

AJ Balance, Chief Product Officer di Grindr, lo ha spiegato con parole chiare in un comunicato stampa: “I Giochi Olimpici offrono una maggiore visibilità, che può creare reali rischi per la sicurezza degli atleti LGBTQ+, soprattutto per coloro che non hanno dichiarato pubblicamente la propria appartenenza o provengono da paesi in cui essere LGBTQ+ è pericoloso o illegale. Queste modifiche temporanee mirano a ridurre tale rischio e a dare agli utenti un maggiore controllo sulla propria privacy, mantenendo al contempo l’app disponibile“. Ma cosa cambia concretamente dentro i villaggi olimpici di Milano e Cortina. Le modifiche sono tecniche ma efficaci. Sopra ai villaggi olimpici vengono disattivate le funzioni Esplora e Naviga, quelle che normalmente permettono di vedere chi è online nelle vicinanze. In pratica, se sei nel Villaggio e apri Grindr, nessuno può collegarsi da fuori e scoprire chi sta usando l’app in quel momento. L’app diventa, letteralmente, invisibile dall’esterno.

Sparisce anche la funzione Mostra Distanza, quella che consente ai profili di vedere le distanze reciproche. Un dettaglio che può sembrare banale, ma che in realtà è fondamentale: attraverso la triangolazione delle distanze, utenti malintenzionati potrebbero identificare con precisione chi si trova all’interno di un’area ristretta come un villaggio olimpico. Non è tutto. Grindr ha deciso di rendere gratuite alcune funzionalità normalmente disponibili solo con l’abbonamento premium. Parliamo di strumenti pensati specificamente per la privacy: messaggi a scomparsa illimitati, possibilità di annullare i messaggi inviati e blocco degli screenshot. Sono dettagli che fanno la differenza quando la tua sicurezza personale dipende dal controllo assoluto di ciò che condividi.

Queste misure ci costringono a fare i conti con una realtà paradossale. Le Olimpiadi sono celebrate come un momento di unità, di fratellanza universale, di superamento delle barriere. Eppure, nel 2026, esistono ancora atleti che devono nascondersi, che devono fare attenzione a ogni profilo che vedono, a ogni messaggio che inviano. Atleti che possono competere liberamente davanti al mondo intero, ma non possono amare liberamente senza temere conseguenze. Il gesto di Grindr non è solo una mossa di marketing o di responsabilità sociale d’impresa. È un riconoscimento esplicito che la discriminazione e la persecuzione delle persone LGBTQ+ non sono relitti del passato, ma realtà attuali che richiedono risposte concrete. È un promemoria che la tecnologia, quando usata con consapevolezza, può essere uno strumento di protezione e non solo di connessione.

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Nato il 19 Dicembre 1992, ha capito subito che il cinema era la sua strada. Dopo essersi laureato in filosofia all'università di Palermo e aver seguito esami, laboratori e corsi sulla critica, la storia del cinema e la scrittura creativa, si è focalizzato sulle sue più grandi passioni: scrivere e la settima arte. Ha scritto per L'occhio del cineasta ed è stato redattore per Cinesblog fino alla sua chiusura. Ora si occupa di news e articoli per ScreenWorld.it, per CinemaSerieTv.it e CultWeb.it