Il 22 ottobre avrebbe dovuto segnare una data storica per l’ecosistema Android. Quel giorno Google avrebbe dovuto iniziare ad aprire il suo app store, eliminare l’obbligo per gli sviluppatori di utilizzare Google Play Billing, permettere loro di fissare i propri prezzi e molto altro ancora. Tutto questo come conseguenza delle ripetute vittorie legali di Epic Games nella causa Epic v. Google, una battaglia che ha scosso le fondamenta del monopolio del Play Store, ma qualcosa di inaspettato è accaduto a soli due giorni dalla scadenza. Entrambe le parti, Google ed Epic, hanno improvvisamente e misteriosamente richiesto al tribunale un rinvio di una settimana. E il giudice distrettuale James Donato ha accolto la richiesta, spostando l’entrata in vigore dell’ingiunzione permanente al 29 ottobre.
L’ordine del tribunale si limita a dichiarare che, su richiesta congiunta delle parti, la scadenza del 22 ottobre per l’entrata in vigore di determinate disposizioni dell’ingiunzione viene annullata e prorogata al 29 ottobre 2025. Nessuna spiegazione, nessun dettaglio aggiuntivo. Solo sette giorni in più prima che tutto cambi. La domanda che sorge spontanea è: perché? Cosa ha spinto Google a chiedere questa proroga, e soprattutto, perché Epic ha accettato? Il CEO di Epic, Tim Sweeney, aveva precedentemente celebrato la scadenza del 22 ottobre come il giorno in cui “gli sviluppatori avrebbero avuto il diritto legale di indirizzare gli utenti di Google Play statunitensi verso pagamenti esterni all’app senza commissioni, schermate intimidatorie e frizioni, proprio come gli utenti dell’App Store di Apple negli Stati Uniti“.

I documenti pubblici depositati da entrambe le parti non menzionano alcuna ragione per il ritardo. È una mossa strategica dell’ultimo minuto? Un tecnicismo legale che necessita di più tempo per essere implementato? O forse c’è dell’altro sotto la superficie di questa tregua improvvisa? Google aveva precedentemente dichiarato a The Verge che avrebbe rispettato i suoi obblighi legali mentre continua il suo appello. Questo significa che il 29 ottobre è il giorno in cui ci aspettiamo di vedere pagine come quella del supporto di Google Play smettere di indicare che Google Play Billing è obbligatorio per gli sviluppatori che distribuiscono app tramite Google Play.
Ma c’è un’altra variabile in gioco. Google aveva dichiarato che avrebbe presentato il suo ricorso alla Corte Suprema entro il 27 ottobre. Se la Corte Suprema dovesse concedere una sospensiva entro quella data, l’intera situazione potrebbe cambiare nuovamente. È possibile che questo rinvio di una settimana sia proprio finalizzato a dare a Google il tempo di tentare questa ultima carta legale? La posta in gioco è enorme. L’ingiunzione rappresenta una delle sfide più significative al modello di business delle piattaforme digitali dominanti. Se implementata, permetterebbe agli sviluppatori di aggirare la commissione del 30 percento di Google, offrendo metodi di pagamento alternativi direttamente agli utenti. Un cambiamento che potrebbe ridefinire l’economia delle app mobili e aprire la strada a una maggiore concorrenza.
Per ora, sviluppatori e utenti devono attendere altri sette giorni. Il 29 ottobre si avvicina, e con esso la possibilità di una trasformazione radicale del Play Store. A meno che, naturalmente, la Corte Suprema non decida di intervenire prima di quella data. In un caso che ha già visto numerosi colpi di scena, questa settimana aggiuntiva potrebbe essere solo l’ultimo capitolo prima del gran finale.



