Il blackout globale di Cloudflare ha causato disagi a milioni di utenti e aziende. Ecco chi può richiedere rimborsi, le condizioni previste e cosa cambia tra i diversi piani.
Un blackout globale ha colpito oggi Cloudflare, uno dei principali fornitori mondiali di servizi di sicurezza e distribuzione dei contenuti internet, provocando un’interruzione massiccia che ha investito migliaia di siti web e piattaforme online in tutto il mondo. La problematica ha generato disservizi significativi, coinvolgendo piattaforme di social media, e-commerce, servizi di streaming e chatbot di intelligenza artificiale, con ripercussioni sull’esperienza di milioni di utenti. Dopo ore di down, la società americana ha confermato di aver risolto il guasto tecnico, offrendo un aggiornamento dettagliato sull’incidente.
Blackout globale: impatto e servizi coinvolti
Questa mattina, a partire dalle 12:17 ora italiana, sono iniziate a moltiplicarsi le segnalazioni di malfunzionamenti su Cloudflare, con un picco di interruzioni intorno alle 13:00. La piattaforma di monitoraggio Downdetector ha registrato un’esplosione di reclami da parte degli utenti italiani e internazionali. Tra i siti e i servizi maggiormente colpiti figurano X (ex Twitter), Letterboxd, League of Legends, oltre a chatbot avanzati come ChatGPT e piattaforme di design come Canva. Anche servizi di pagamento come PayPal e portali di streaming musicale come Spotify hanno subito rallentamenti o errori di caricamento.
Il blackout è stato causato da un malfunzionamento interno ai server di Cloudflare, che ha generato errori di sistema su numerosi nodi della rete globale, interrompendo l’erogazione dei servizi di sicurezza, consegna dei contenuti e protezione antivirus. Cloudflare ha comunicato di aver prontamente individuato e risolto il problema, implementando una correzione tecnica e ristabilendo la piena funzionalità della propria dashboard.

Il blackout ha riacceso il dibattito su possibili indennizzi per i clienti che hanno subito danni economici o operativi a causa del down. La possibilità di ricevere un rimborso da Cloudflare dipende principalmente dal tipo di contratto e dal piano sottoscritto.
Gli utenti che usufruiscono del piano gratuito di Cloudflare non hanno diritto a compensazioni economiche. Tale piano, infatti, non prevede alcuna garanzia di uptime né clausole SLA (Service Level Agreement) che obblighino l’azienda americana a riconoscere crediti o indennizzi per disservizi. L’utilizzo gratuito implica l’accettazione implicita del rischio di interruzioni senza obbligo di risarcimento.
Diversa è la situazione per chi utilizza il piano Business, molto diffuso tra le piccole e medie imprese. Questo piano garantisce un uptime del 100% su base mensile e consente ai clienti di aprire ticket per richiedere crediti in caso di downtime documentato. Le richieste devono essere inviate entro 5 giorni lavorativi dal disservizio e il rimborso, espresso in crediti di servizio, è proporzionale alla durata dell’interruzione e all’impatto sul traffico. Il valore massimo ottenibile in un anno corrisponde al costo di un mese di abbonamento.
Per le grandi aziende che hanno stipulato contratti Enterprise, i rimborsi possono essere molto più sostanziosi. Questi accordi personalizzati prevedono livelli di servizio elevati e compensazioni fino a 25 volte il valore mensile del servizio in caso di gravi disservizi. Tali contratti includono un supporto dedicato 24/7, referenti specifici e sono tipicamente adottati da istituti bancari, piattaforme di social network e marketplace globali, dove anche brevi interruzioni possono determinare ingenti perdite economiche. Va precisato che Cloudflare non eroga rimborsi monetari diretti, ma offre crediti da utilizzare per futuri pagamenti.



