Il portafoglio di pelle potrebbe presto diventare un ricordo nostalgico, uno di quegli oggetti che racconteremo ai nipoti con un misto di tenerezza e incredulità. Entro febbraio 2027, l’Italia completerà la transizione verso il portafoglio digitale: patente, tessera sanitaria, certificati, titoli di studio e perfino la tessera elettorale saranno disponibili in formato virtuale, direttamente nello smartphone. Non è fantascienza, ma il risultato di un decreto firmato lo scorso 18 febbraio che obbliga le pubbliche amministrazioni ad adeguarsi entro un anno. Il progetto si chiama IT Wallet ed è il cuore pulsante della strategia di trasformazione digitale del governo italiano. L’obiettivo è duplice: da un lato rendere più rapido e fluido l’accesso ai servizi pubblici, dall’altro ridurre progressivamente l’uso della carta senza eliminare la possibilità di continuare a utilizzare i documenti fisici per chi preferisce il vecchio sistema. Insomma, una rivoluzione morbida ma irreversibile.
Oggi IT Wallet è già operativo in forma embrionale attraverso l’app IO, la piattaforma pubblica che funge da interfaccia tra cittadini e amministrazione. Chi ha più di 18 anni può già scaricare tre documenti digitali: la patente di guida, la tessera sanitaria (che funziona anche come tessera europea di assicurazione malattia) e la carta europea della disabilità. Per accedere basta autenticarsi tramite SPID o CieID, il sistema di identità digitale legato alla carta d’identità elettronica. Ma il vero salto di qualità arriverà nei prossimi mesi. Secondo il decreto presidenziale del Consiglio dei ministri, tutte le amministrazioni pubbliche dovranno rendere disponibili i documenti dei cittadini anche in formato digitale entro febbraio 2027. Certificazioni anagrafiche, titoli di studio, licenze professionali, attestati: l’elenco è potenzialmente sterminato.

Parallelamente, le stesse Pa dovranno essere in grado di accettare questi documenti virtuali per l’accesso ai servizi online e per le procedure di identificazione. Non saranno semplici copie fotografiche da mostrare all’occorrenza, ma strumenti ufficiali con pieno valore legale, validati alla fonte dalle amministrazioni emittenti. La struttura del sistema è complessa ma ben definita. Da un lato c’è la componente pubblica, integrata nell’app IO e gestita da PagoPA, la società che si occupa dell’infrastruttura tecnologica e della sua continua conformità al quadro normativo nazionale ed europeo. Dall’altro potrebbero affiancarsi portafogli digitali sviluppati da operatori privati, purché rispettino le regole tecniche stabilite dallo Stato.
L’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato avrà invece un ruolo centrale nella progettazione, realizzazione e gestione della infrastruttura organizzativa e tecnologica necessaria per garantire sicurezza e autenticità degli attestati elettronici. Un aspetto particolarmente interessante del progetto riguarda le deleghe digitali, una funzione pensata soprattutto per chi ha meno dimestichezza con la tecnologia. Dal 15 ottobre 2026 sarà possibile autorizzare un’altra persona a utilizzare alcuni servizi online della pubblica amministrazione al proprio posto. È una soluzione pensata per gli anziani, per chi vive lontano dai centri abitati o per chi semplicemente non si sente sicuro nell’uso dello smartphone. Ogni cittadino potrà assegnare fino a cinque deleghe, ciascuna valida per due anni. L’attivazione avverrà tramite autenticazione online con identità digitale, attraverso una procedura in videochiamata o direttamente presso il Comune di residenza.

Il progetto italiano si inserisce in un contesto più ampio, quello dello sviluppo del portafoglio europeo di identità digitale previsto dal regolamento eIDAS. Nei prossimi anni, i cittadini dell’Unione Europea potranno utilizzare identità e certificazioni digitali anche oltre i confini nazionali, aprendo scenari inediti per chi viaggia, studia o lavora all’estero. L’Italia sta costruendo il proprio sistema in coerenza con questa visione continentale, garantendo interoperabilità e standard comuni. La trasformazione digitale del portafoglio non eliminerà i documenti fisici, almeno non nell’immediato.
Chi preferisce portare con sé la patente di plastica o la tessera sanitaria cartacea potrà continuare a farlo. Ma la direzione è tracciata: sempre più servizi, procedure e verifiche passeranno attraverso lo schermo del telefono. Basterà un tap per dimostrare chi siamo, accedere a un ufficio pubblico, presentare un certificato o votare. Se il calendario verrà rispettato, tra poco più di un anno il concetto stesso di portafoglio avrà cambiato forma. Non più un oggetto da infilare nella tasca posteriore dei pantaloni, ma una funzione digitale da portare sempre con sé, leggera come un’app, sicura come un codice crittografato, pronta a rispondere a ogni evenienza con la velocità di uno swipe.



