X

Una battaglia silenziosa si sta combattendo nei corridoi dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Al centro della disputa c’è App Tracking Transparency, la funzione con cui Apple ha rivoluzionato il modo in cui gli utenti controllano la propria privacy digitale. E potrebbe sparire dall’Italia entro metà dicembre. La notizia arriva direttamente da Cupertino, con toni insoliti per l’azienda californiana. “L’AGCM, spinta da un’intensa attività di lobbying, potrebbe presto ordinarci di ritirare la funzionalità“, si legge in una nota ufficiale che ha il sapore di un atto d’accusa. Non capita spesso che Apple punti il dito così apertamente contro le pressioni industriali che muovono le decisioni regolatorie. Ma di cosa stiamo parlando esattamente? App Tracking Transparency, abbreviata in ATT, è quella schermata che appare quando apri un’app nuova: ti chiede, in modo semplice e diretto, se vuoi permettere a quell’applicazione di tracciare le tue attività su altri siti web e app. Un sì o un no. Niente lunghe pagine di consenso incomprensibili, nessun gergo legale. Solo una domanda chiara a cui rispondere con un tocco.

Secondo uno studio commissionato da Apple, il 75% degli utenti iOS apprezza questa funzione e vuole mantenerla. Una percentuale simile di possessori di dispositivi Android vorrebbe avere lo stesso strumento. I numeri parlano chiaro: la trasparenza nel tracciamento è diventata una priorità per i consumatori, non un capriccio tecnologico. Il paradosso della situazione è evidente. L’Europa ha creato il GDPR, il regolamento sulla protezione dei dati più avanzato al mondo, proprio per tutelare i cittadini dalla sorveglianza digitale incontrollata. Eppure ora un’autorità italiana potrebbe costringere Apple a rimuovere uno strumento che va oltre i requisiti minimi di legge, offrendo una protezione aggiuntiva particolarmente apprezzata. Le accuse mosse contro ATT provengono dall’industria pubblicitaria e dalle piattaforme che basano il proprio business sul tracciamento degli utenti. Secondo questi operatori, la funzione sarebbe “ridondante” rispetto ai consensi già previsti dal GDPR e quindi “abusiva”. Ma c’è dell’altro: alcuni sostengono che Apple favorisca se stessa rispetto agli altri sviluppatori attraverso questo sistema.

Rischio di truffa telefonica con prefisso greco
Rischio di truffa telefonica con prefisso greco

La risposta di Cupertino è netta. Le regole di ATT si applicano a tutti, Apple compresa. Non esistono corsie preferenziali. E soprattutto, le normative europee dovrebbero rappresentare un punto di partenza per la tutela dei consumatori, non un soffitto invalicabile. Se un’azienda vuole offrire protezioni superiori a quelle richieste dalla legge, perché dovrebbe essere penalizzata? La Commissione Europea, del resto, ha già riconosciuto App Tracking Transparency come l’unico strumento realmente user-friendly per il controllo dei dati personali. A differenza dei banner di consenso del GDPR, spesso progettati per confondere e spingere l’utente verso il “accetta tutto”, ATT presenta una scelta neutrale e comprensibile. Autorità per la protezione dei dati, organizzazioni per i diritti umani e associazioni per la privacy hanno lodato pubblicamente questa funzionalità. Eppure l’AGCM sta conducendo un’indagine che potrebbe portare alla sua eliminazione. Apple non usa mezzi termini: parla esplicitamente di “intensa attività di lobbying” che avrebbe spinto l’autorità italiana in questa direzione.

Una decisione ufficiale è attesa entro il 16 dicembre. Se l’AGCM dovesse imporre la rimozione di ATT, gli utenti italiani perderebbero uno strumento semplice ed efficace per difendere la propria privacy. I benefici, invece, andrebbero alle grandi piattaforme pubblicitarie e ai data broker, quelle aziende che comprano e vendono dati personali come fossero commodity. La posta in gioco è alta. Non si tratta solo di una funzione su iPhone, ma di stabilire un principio: in un mercato digitale sempre più invasivo, le aziende possono essere punite per aver offerto ai consumatori più protezioni di quelle obbligatorie per legge? E se sì, quale messaggio si invia al settore tecnologico? Apple assicura di voler continuare il dialogo con le autorità italiane ed europee. L’azienda ribadisce che la privacy è per loro un diritto umano fondamentale, non una feature di marketing. E che non intende fare passi indietro su questo principio, nonostante le pressioni dell’industria del tracciamento.

Condividi.

Diplomata alla Scuola Internazionale di Comics di Napoli - corso di sceneggiatura -, è impegnata in progetti di scrittura creativa e recensioni. Cresciuta con la consapevolezza che “All work and no play makes Jack a dull boy”. Paladina dello Sturm und Drang. Adepta del Lato Oscuro della Forza.