X

Se pensavate che Elon Musk avesse già esaurito il suo repertorio di proposte controverse, preparatevi a ricredervi. Durante una recente assemblea degli azionisti di Tesla, l’uomo più ricco del mondo ha lanciato un’idea che ha lasciato molti a bocca aperta: chiudere le carceri, liberare i detenuti e sostituire il sistema penitenziario tradizionale con robot Optimus che seguirebbero i criminali ovunque per impedire loro di commettere nuovi reati. La proposta, che suona come la trama di un film di fantascienza distopica, è stata presentata con la disinvoltura che caratterizza ormai ogni intervento pubblico del fondatore di Tesla e SpaceX. Di fronte agli azionisti riuniti, Musk ha dichiarato: “Forse potremmo dare alle persone una forma più umana di contenimento dei crimini futuri, se qualcuno ha commesso un crimine. Cioè, se diciamo che ora hai un Optimus gratuito che ti seguirà ovunque e ti impedirà di commettere crimini. Ma a parte questo, puoi fare qualsiasi cosa. Ti impedirà solo di commettere reati, tutto qui. Non è necessario mettere le persone in prigione“.

La citazione, riportata inizialmente da Electrek, rappresenta l’ultima perla dal catalogo di idee improvvisate di un imprenditore che questo mese ha ricevuto l’approvazione degli azionisti per un pacchetto retributivo record da 1.000 miliardi di dollari. Una somma che, evidentemente, conferisce il lusso di proporre qualsiasi cosa senza temere particolari conseguenze o critiche immediate. Ma come funzionerebbe concretamente questo sistema alternativo di giustizia penale? Le domande sono talmente numerose che è difficile persino stabilire da dove cominciare l’analisi. I robot Optimus, nella loro versione attuale, riescono a malapena a camminare in modo fluido senza sembrare instabili o goffi. Come potrebbero questi automi, ancora così lontani dalla perfezione tecnologica, prevenire attivamente la commissione di crimini? Chi sosterrebbe i costi di questa infrastruttura robotica su larga scala? E soprattutto, quali sarebbero le implicazioni etiche dell’utilizzo di una piattaforma robotica commerciale come alternativa ai sistemi carcerari e di giustizia penale già sovraccarichi e problematici?

Il robot cinese con IA Oli
Il robot cinese con IA Oli, fonte: Interesting Engineering

Come spesso accade con le dichiarazioni pubbliche di Musk, i dettagli brillano per la loro assenza. Non ci sono spiegazioni tecniche, non esistono studi di fattibilità condivisi, nessuna analisi dei costi o delle conseguenze legali. Solo un’idea lanciata nello spazio pubblico, destinata a generare titoli di giornale e dibattiti online, mentre le questioni pratiche rimangono totalmente inevase. A questo punto della carriera di Musk, cercare di trovare una logica coerente nelle sue divagazioni improvvisate potrebbe sembrare un esercizio futile. Tuttavia, prestare attenzione a queste affermazioni non è del tutto inutile, se non altro per una ragione fondamentale: Musk è uno degli uomini più potenti e influenti nella storia recente degli Stati Uniti. Quando qualcuno con quel livello di influenza politica, economica e mediatica propone di utilizzare robot per monitorare individui che hanno commesso reati, anche se l’idea suona come la sceneggiatura di un pessimo film di fantascienza, è inevitabile che questo susciti preoccupazione tra esperti di diritti civili, tecnologia e giustizia penale.

Come sottolinea Electrek nella sua analisi, la vera notizia non risiede tanto nell’assurdità dell’idea di Musk, quanto nel comportamento degli azionisti di Tesla. Questi ultimi hanno votato in modo tale da diluire i propri diritti di voto e aumentare ulteriormente il potere decisionale di Musk, concedendogli un compenso senza precedenti. Una scelta che va apparentemente contro i loro stessi interessi materiali, ma che dimostra il livello di influenza quasi carismatica che l’imprenditore esercita sui suoi sostenitori. La proposta solleva interrogativi profondi sul rapporto tra tecnologia, libertà individuale e sistema giudiziario. L’idea di una sorveglianza robotica continua trasforma il concetto stesso di pena: non più reclusione fisica, ma una forma di controllo pervasivo che segue l’individuo in ogni momento della sua vita quotidiana. Una sorta di prigione mobile, invisibile ma onnipresente, che solleva questioni etiche paragonabili a quelle dei film come Minority Report o dei romanzi distopici di Philip K. Dick.

Condividi.

Diplomata alla Scuola Internazionale di Comics di Napoli - corso di sceneggiatura -, è impegnata in progetti di scrittura creativa e recensioni. Cresciuta con la consapevolezza che “All work and no play makes Jack a dull boy”. Paladina dello Sturm und Drang. Adepta del Lato Oscuro della Forza.