Quando la quarta stagione di Stranger Things si è conclusa con l’apertura dei portali di Hawkins e la sconfitta temporanea di Vecna, in molti hanno temuto che il villain avesse perso quella qualità essenziale che lo aveva reso così memorabile. Il mostro era stato smascherato, pestato, ridotto a un antagonista sanguinante e vulnerabile. L’aura di mistero che lo aveva circondato per gran parte della stagione sembrava evaporata per sempre. Eppure, contro ogni aspettativa, la quinta e ultima stagione della serie dei fratelli Duffer è riuscita a compiere un piccolo miracolo narrativo: restituire a Vecna esattamente ciò che lo aveva reso uno dei grandi cattivi della televisione contemporanea.
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Il segreto sta nel modo in cui Stranger Things 5 tratta il personaggio interpretato da Jamie Campbell Bower. Invece di trasformarlo nell’antagonista onnipresente che ci si sarebbe potuti aspettare dopo il finale apocalittico della stagione precedente, la serie ha scelto di riportare Vecna nell’ombra, di farlo tornare a essere il boogeyman che era all’inizio. E questa scelta si rivela non solo coraggiosa, ma tremendamente efficace. Ricordiamo come Vecna era stato introdotto nella quarta stagione: un nome sussurrato, un’identità celata, intenzioni oscure e incomprensibili. Per lunghi episodi, il Party aveva inseguito un fantasma. Non c’era un volto da affrontare, non c’era un corpo da colpire, solo una presenza maligna che uccideva dall’interno, piegando le menti e spezzando le ossa con una potenza che sembrava soprannaturale persino per gli standard del Sottosopra. Quella sensazione di inseguire qualcosa di inafferrabile, di combattere contro un’entità più simile a un concetto che a un essere fisico, aveva reso Vecna più minaccioso del Demogorgone e persino del Mind Flayer.
Poi era arrivato il momento della rivelazione. Henry Creel, Uno, Vecna: l’uomo dietro il mostro aveva acquisito un volto, una storia, una voce. Nancy, Robin e Undici lo avevano affrontato fisicamente, lo avevano ferito, bruciato, fatto precipitare. Era diventato, inevitabilmente, più umano. E con quell’umanità aveva perso una parte della sua mitologia. Non era più il fantasma onnipotente, l’ombra inafferrabile. Era diventato un avversario come tanti altri: spaventoso, certo, ma tangibile, vulnerabile, battibile. Ed è qui che entra in gioco il colpo di genio della quinta stagione. Quando Stranger Things 5 si apre, la posizione di Vecna è sconosciuta. Il Party non sa se sia vivo o morto. L’intera cittadina di Hawkins vive in uno stato di allerta costante, ma il nemico non si mostra. E per quattro episodi interi, il pubblico non vede la vera forma di Vecna. Invece, viene introdotta una presenza diversa, subdola: Signor Cos’è.
Il trucco narrativo è tanto semplice quanto brillante. Attraverso questo pseudonimo infantile, Vecna riesce a muoversi indisturbato, presentandosi come un volto amichevole, diventando l’amico immaginario dei bambini, infiltrandosi nelle vite delle sue vittime senza che nessuno sospetti. Certo, per chi conosce la serie la rivelazione che il Signor Cos’è sia Vecna non arriva come un fulmine a ciel sereno. Ma non è questo il punto. Il punto è che lo stratagemma permette al personaggio di recuperare quella dimensione di ombra, quella capacità di essere ovunque e da nessuna parte, di operare nell’invisibilità che lo aveva reso così terrificante all’inizio. Jamie Campbell Bower, che aveva già dimostrato in precedenza di saper essere inquietante con una semplice occhiata o un sorriso fuori posto, torna a fare ciò che sa fare meglio: mandare brividi lungo la schiena fingendo gentilezza. Non serve il makeup elaborato, non servono gli effetti speciali più estremi. Basta la consapevolezza che dietro quella facciata rassicurante si nasconda qualcosa di profondamente sbagliato. E questo, paradossalmente, risulta più efficace di qualsiasi scena d’azione o confronto diretto.

Sarebbe stato facilissimo, dopo il finale della quarta stagione, trasformare Vecna nel villain da fumetto: sempre presente, sempre a tessere le sue trame in bella vista, un supercattivo che si contrappone ai supereroi. Il pubblico probabilmente si aspettava proprio questo. Con i portali aperti e Hawkins trasformata in una zona di guerra, sembrava naturale che Vecna diventasse un imperatore che governa dal suo trono nel Sottosopra, presente e minaccioso in ogni episodio. Invece, i Duffer hanno scelto la via più difficile e rischiosa: farlo sparire. Farlo tornare a essere un sussurro, una possibilità, un’ombra che si allunga sui personaggi senza mai palesarsi completamente. Questa scelta ha un impatto profondo sulla struttura narrativa della stagione. I primi quattro episodi di Stranger Things 5 funzionano essenzialmente come una preparazione, un accumulo di tensione verso qualcosa di più grande. Il Party scopre gradualmente il piano di Vecna, comprende che è ancora là fuori, si prepara a uno scontro inevitabile, mentre l’esercito smette di essere un ostacolo. Tutto converge verso una guerra finale. Ma trattenendo la piena manifestazione di Vecna, la serie costruisce un’anticipazione che altrimenti sarebbe andata perduta.
Naturalmente, verso la fine del primo volume della quinta stagione, Vecna emerge dall’ombra e si tuffa nell’azione. E questo è inevitabile, persino necessario. Per quanto il Vecna nascosto, il Vecna burattinaio sia affascinante e inquietante, arriva un momento in cui il confronto deve diventare diretto. Il Party non può combattere un fantasma per sempre. La guerra che si profila all’orizzonte richiede che l’imperatore si dichiari apertamente, che esca dalle tende e prenda il suo posto sul campo di battaglia. Ma trattenerlo per quegli episodi iniziali non è stata semplice procrastinazione narrativa. È stata una scelta precisa che ha permesso al personaggio di recuperare quel capitale simbolico che rischiava di essere dilapidato. Quando Vecna riapparirà in tutta la sua terrificante gloria nel secondo volume, il suo ritorno avrà un peso maggiore proprio perché è stato tenuto lontano dai riflettori. La sua assenza, paradossalmente, ha reso la sua presenza più significativa.



