Netflix è una macchina perfetta per creare contenuti e, allo stesso tempo, per farli dimenticare. Il modello di distribuzione della piattaforma è un’arma a doppio taglio: da un lato garantisce un flusso continuo di novità, dall’altro condanna molte produzioni di qualità a un destino crudele. Vengono letteralmente sepolte dall’algoritmo, schiacciate dal peso di decine di altre uscite, dimenticate prima ancora di avere la possibilità di costruirsi un pubblico fedele.

Questo fenomeno non risparmia nessun genere, ma colpisce con particolare durezza le serie horror, per cui titoli che hanno fatto tremare gli spettatori sono poi evaporati dalla memoria collettiva nel giro di pochi mesi. Eccone 4 che probabilmente hai dimenticato, ma che meritano la tua attenzione.

1. Marianne

Marianne-Netflix
Marianne – Netflix

Il caso più emblematico è probabilmente quello di Marianne, serie francese del 2019 che rappresenta tutto ciò che una produzione horror dovrebbe essere: inquietante, originale, perfettamente ritimata. La protagonista, interpretata da Victoire Du Bois, è Emma Larsimon, un’autrice di romanzi horror di successo che si trova ad affrontare un incubo inimmaginabile. I personaggi che ha creato con la sua penna, le creature oscure nate dalla sua immaginazione, iniziano a materializzarsi nel mondo reale. La premessa è brillante e il suo sviluppo ancora meglio: Marianne alterna momenti di puro terrore a una costruzione atmosferica magistrale, con una fotografia cupa e un sound design che insinua il disagio fin nelle ossa.

Quando la serie arrivò su Netflix, le reazioni furono entusiastiche. Gli appassionati del genere la celebrarono come una delle migliori produzioni horror dell’anno, capace di competere con giganti come The Haunting of Hill House di Mike Flanagan. Eppure, a distanza di pochi anni, Marianne sembra essere scomparsa completamente dal radar culturale. Non ha generato sequel, non ha alimentato discussioni durature, non è diventata un punto di riferimento nel panorama dell’horror seriale. Semplicemente, è stata dimenticata. Un destino ingiusto per una serie che conteneva alcune delle sequenze più spaventose mai viste su una piattaforma streaming.

2. The Watcher

The Watcher
The Watcher – Netflix

Un altro titolo che ha subito lo stesso trattamento è The Watcher, miniserie del 2022 firmata dal prolifico Ryan Murphy. Basata su un articolo virale pubblicato su The Cut, la storia racconta la vicenda reale di una coppia tormentata da lettere minacciose firmate da un misterioso Osservatore dopo essersi trasferita in quella che sembrava la casa perfetta. Il caso, ancora irrisolto nella realtà, offriva materiale narrativo di primo livello: suspense psicologica, paranoia crescente, il senso di violazione della propria intimità domestica.

A rendere ancora più appetibile il progetto c’era un cast stellare: Naomi Watts, Bobby Cannavale e persino Mia Farrow, icona dell’horror grazie al suo ruolo in Rosemary’s Baby. Tutto sembrava al posto giusto per un successo duraturo. Invece The Watcher è finita nell’oblio quasi subito dopo la conclusione della sua unica stagione. Il motivo principale è da ricercare nel finale, deludente e privo di risoluzioni soddisfacenti. Poiché la storia reale non ha mai avuto una conclusione, gli sceneggiatori hanno optato per un’ambiguità che è stata percepita come vuoto narrativo. Tutti i misteri accumulati, i personaggi eccentrici e sospetti, le piste false sembravano portare da qualche parte, ma alla fine non conducevano a nulla di concreto. Questo ha lasciato un retrogusto amaro che ha contribuito a far cadere rapidamente la serie nel dimenticatoio.

3. The Haunting of Bly Manor

The Haunting of Bly Manor
The Haunting of Bly Manor – Netflix

Se si parla di Mike Flanagan, è impossibile non menzionare The Haunting of Bly Manor, seguito del celebratissimo The Haunting of Hill House. Uscita nel 2020, questa seconda stagione antologica si ispirava a Il giro di vite di Henry James, spostandosi nell’Inghilterra degli anni Ottanta. La trama segue due bambini e la loro governante, isolati in una vasta tenuta di campagna, tormentati da presenze spettrali. Nella novella originale, l’esistenza dei fantasmi è lasciata deliberatamente ambigua, ma la durata estesa della serie ha richiesto maggiore chiarezza narrativa.

Ed è proprio qui che Bly Manor ha perso colpi. A differenza di Hill House, che riusciva a bilanciare splendidamente dramma familiare e terrore soprannaturale, Bly Manor è stata percepita come più lenta, meno spaventosa e narrativamente meno incisiva. Alcune scelte di sceneggiatura, come la rappresentazione problematica delle dinamiche di classe attraverso il personaggio di Peter Quint, hanno sollevato critiche fondate. Ma il vero problema è stato il finale: malinconico, tragico, lontano dall’impatto emotivo devastante del suo predecessore. Questa combinazione di fattori ha fatto sì che Bly Manor venisse dimenticata molto più rapidamente rispetto agli altri lavori di Flanagan, nonostante contenesse comunque momenti di grande qualità registicamente e interpretativamente.

4. La stanza delle meraviglie di Guillermo del Toro

La stanza delle meraviglie di Guillermo del Toro
La stanza delle meraviglie di Guillermo del Toro – Netflix

Infine, c’è un caso ancora più inspiegabile: La stanza delle meraviglie di Guillermo del Toro, antologia horror uscita nell’ottobre 2022. Questo progetto aveva tutto per diventare un cult: la supervisione creativa di Guillermo del Toro, uno dei maestri contemporanei del fantastico, otto episodi diretti da registi diversi, ognuno con una visione autoriale distinta. Gli episodi spaziavano dal dramma intimo e lugubre di The Murmuring, diretto da Jennifer Kent (The Babadook), fino all’esplorazione psichedelica e caotica di The Viewing, firmata da Panos Cosmatos (Mandy).

Ogni episodio era introdotto dallo stesso del Toro, che fungeva da narratore, in una struttura che ricordava i classici show antologici come Tales from the Crypt, ma con una cifra stilistica più elevata e letteraria. I cast erano pieni di nomi noti, le storie mescolavano horror, fantascienza, commedia nera e mistero con risultati spesso sorprendenti. Eppure, nonostante la qualità e il prestigio del progetto, Cabinet of Curiosities non ha avuto una seconda stagione e sembra destinato a rimanere un esperimento isolato, dimenticato dai più. È uno dei casi più evidenti di come Netflix non riesca sempre a valorizzare i propri contenuti migliori, lasciandoli affogare in un mare di altre proposte.

Questi esempi dimostrano quanto sia difficile, nell’era dello streaming, mantenere viva l’attenzione su un prodotto culturale. Anche quando si tratta di serie ben fatte, ben recitate, ben dirette, la sovrabbondanza di offerta e la velocità con cui il pubblico consuma e dimentica rendono la sopravvivenza culturale una sfida titanica. Le serie horror di Netflix, in particolare, sembrano soffrire di questa dinamica più di altre: terrorizzano, affascinano, lasciano il segno per qualche settimana, e poi svaniscono, sostituite dalla prossima ondata di novità. È un peccato, perché titoli come Marianne, The Watcher, The Haunting of Bly Manor e La stanza delle meraviglie di Guillermo del Toro meriterebbero un posto più stabile nella memoria degli appassionati.

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Diplomata alla Scuola Internazionale di Comics di Napoli - corso di sceneggiatura -, è impegnata in progetti di scrittura creativa e recensioni. Cresciuta con la consapevolezza che “All work and no play makes Jack a dull boy”. Paladina dello Sturm und Drang. Adepta del Lato Oscuro della Forza.