Se avete bruciato tutti gli episodi de Il Mostro in poche serate, attratti dalla ricostruzione cruda e spietata dei delitti del Mostro di Firenze, probabilmente state già cercando la prossima serie da macinare. Quel mix di veridicità storica, tensione investigativa e oscurità che caratterizza la narrazione sul celebre caso italiano è difficile da replicare, ma Netflix ha nel suo catalogo 2025 alcune proposte che potrebbero soddisfare la stessa fame di storie crime viscerali, basate su fatti reali o ambientate in territori dove il male si annida nei dettagli. Il true crime, si sa, ha un fascino particolare: ci permette di affacciarci sull’abisso da una distanza di sicurezza, di cercare di comprendere l’incomprensibile, di analizzare le dinamiche investigative e gli errori umani che spesso caratterizzano questi casi. Quando poi la narrazione è curata, la tensione calibrata e i personaggi credibili, il risultato è un binge-watching compulsivo. Ecco allora tre serie disponibili su Netflix nel 2025 che condividono con Il Mostro almeno uno di questi elementi: la brutalità dei fatti, l’ambientazione claustrofobica, il ritratto psicologico dei carnefici o la complessità delle indagini.
Monster: La storia di Ed Gein

Dopo aver raccontato le vicende di Jeffrey Dahmer e dei fratelli Menendez, Ryan Murphy e Ian Brennan proseguono il loro viaggio nel lato più oscuro dell’umanità con Monster: La storia di Ed Gein, terzo capitolo dell’antologia Monster. Questa volta ci spostiamo nei campi ghiacciati del Wisconsin rurale degli anni Cinquanta, dove Ed Gein vive in una fattoria fatiscente che nasconde orrori inimmaginabili: cadaveri, resti umani, oggetti ricavati da parti di corpi. La serie ripercorre la vita di Gein dall’infanzia fino ai crimini che lo resero tristemente famoso, concentrandosi sull’isolamento sociale, sulla psicosi progressiva e soprattutto sull’ossessione morbosa per la madre Augusta, figura dominante e oppressiva che condizionò ogni aspetto della sua esistenza. Gli atti di squartamento, necrofilia e profanazione dei cadaveri che Gein commise non furono semplice follia: furono il risultato di una mente plasmata da anni di abusi psicologici e solitudine.
Quello che rende Monster: La storia di Ed Gein particolarmente disturbante è proprio questo: la capacità di mostrare come un essere umano possa trasformarsi in un mostro non per natura, ma per una concatenazione di traumi, disfunzioni familiari e totale assenza di supporto sociale. Come ne Il Mostro si indaga sul contesto che permette a un serial killer di agire indisturbato per anni, qui si scava nella psiche di un uomo che divenne ispirazione per alcuni dei personaggi più iconici dell’horror cinematografico, da Norman Bates di Psycho a Leatherface di Non aprite quella porta.
Wayward – Ribelli

Wayward – Ribelli cambia registro ma non intensità. Ambientata nella piccola cittadina di Tall Pines, questa serie in otto episodi costruisce la tensione attorno a una scuola per ragazzi difficili gestita dalla direttrice Evelyn Wade, interpretata da una Toni Collette che si conferma maestra nel rappresentare personaggi sfaccettati e inquietanti. La storia prende il via quando due studentesse, Abbie e Leile, decidono di fuggire dall’accademia. Parallelamente, un detective appena trasferitosi in città con la moglie, Alex Dempsey, inizia a nutrire sospetti sul metodo educativo di Evelyn e sulle reali dinamiche che governano l’istituto. In una coincidenza che puzza di predestinazione, Dempsey e sua moglie sviluppano un legame particolare proprio con le due ragazze che tenteranno la fuga.
Quello che inizia come un thriller adolescenziale si trasforma rapidamente in qualcosa di più complesso: un’indagine sui meccanismi di controllo, sulle istituzioni che dovrebbero proteggere i giovani vulnerabili e finiscono per abusare della loro posizione, sui segreti che ogni piccola comunità custodisce gelosamente. La cittadina di Tall Pines, apparentemente idilliaca, diventa una gabbia soffocante dove nulla è come appare. Se in Il Mostro assistevamo alla caccia a un serial killer che per anni ha seminato il terrore, qui il male è più sottile, istituzionalizzato, nascosto dietro facciate rispettabili. La tensione è psicologica più che fisica, ma non meno pregnante. E la domanda che attraversa tutti gli episodi rimane sospesa fino alla fine: chi sta davvero proteggendo chi?
Untamed

Untamed ci porta in un territorio completamente diverso ma altrettanto pericoloso: il Parco nazionale di Yosemite, paradiso naturale che diventa scenario di un omicidio. Kyle Turner, agente della sezione Servizi Investigativi del National Parks Service interpretato da Eric Bana, si trova ad affrontare un’indagine complessa in un ambiente ostile, dove la natura incontaminata nasconde tanto la bellezza quanto il pericolo. Il ritrovamento di un cadavere nel parco innesca una caccia all’assassino che si intreccia pericolosamente con i segreti personali di Kyle e con la storia stessa di Yosemite. Perché i parchi nazionali americani, con la loro vastità e il relativo isolamento, sono stati teatro di numerosi crimini irrisolti nel corso dei decenni: persone scomparse senza lasciare traccia, morti misteriose, zone dove le comunicazioni sono impossibili e i soccorsi arrivano con ore di ritardo.
La serie gioca su due livelli di tensione: quello immediato dell’indagine, con Kyle che deve trovare l’assassino prima che possa colpire ancora, e quello più profondo dei traumi passati che riemergono. Il parco stesso diventa un personaggio: maestoso e indifferente, capace di inghiottire segreti e di rivelare verità scomode quando meno te lo aspetti. Quello che accomuna Untamed a Il Mostro è la consapevolezza che i veri mostri spesso si nascondono in bella vista, protetti dall’ambiente circostante, che sia la campagna fiorentina degli anni Ottanta o la wilderness californiana contemporanea. E che le indagini sono complicate non solo dalla mancanza di prove, ma dalle connivenze, dagli errori, dalle omertà di chi dovrebbe collaborare.
Tre serie molto diverse tra loro per ambientazione, epoca e tipologia narrativa, ma unite da un filo comune: l’esplorazione del male nelle sue diverse manifestazioni e le conseguenze che questo lascia su individui e comunità. Se Il Mostro vi ha tenuti incollati allo schermo per la sua capacità di bilanciare ricostruzione storica e tensione drammatica, queste tre proposte offrono altrettante declinazioni del crime drama di qualità, dove la violenza non è mai fine a se stessa ma strumento per indagare la natura umana e le strutture sociali che permettono al crimine di prosperare. La domanda, come sempre quando si parla di true crime e storie crime in generale, non è tanto chi è il mostro, ma cosa crea i mostri e perché continuiamo a essere così affascinati dalle loro storie. Netflix, con queste proposte del 2025, continua a esplorare questo territorio scivoloso ma irresistibile, dove l’intrattenimento si fonde con la riflessione più profonda sulla società in cui viviamo.



