Another Life, la serie sci-fi di Netflix lanciata nel 2019, è un caso studio affascinante. Nonostante le critiche feroci e un misero 6% su Rotten Tomatoes, lo show ha conquistato un pubblico consistente, tanto da guadagnarsi una seconda stagione prima della sua cancellazione nel 2022. Ma come si spiega questo successo paradossale?

La premessa narrativa di Another Life, ideata da Aaron Martin, è intrigante: un misterioso oggetto a forma di nastro di Möbius atterra sulla Terra, facendo germogliare una strana torre. Mentre lo scienziato Erik Wallace (Justin Chatwin) cerca di comunicare con l’oggetto, l’astronauta Niko Breckinridge (Katee Sackhoff), moglie di Martin, guida la missione Salvare, un viaggio interstellare alla ricerca degli extraterrestri responsabili del manufatto.

Poster di Another Life
Poster di Another Life, fonte: Netflix

Il format a storie parallele è un classico della fantascienza, ma Another Life, purtroppo, non riesce a sfruttarne il potenziale. Budget limitato, personaggi stereotipati, effetti speciali al limite del ridicolo: la serie accumula difetti su difetti, tanto da essere paragonata a film “talmente brutti da essere belli” come The Room. La narrazione è confusa, con un’esposizione iniziale frettolosa che priva la storia di mistero, e personaggi più interessati ai drammi interpersonali che alla missione scientifica.

Le critiche non si sono limitate alla trama o agli aspetti tecnici. L’equipaggio della Salvare, teoricamente il meglio dell’umanità, appare spesso incompetente e litigioso, perdendo di vista l’obiettivo principale. Anche se la seconda stagione mostra un miglioramento nella coerenza narrativa e nello sviluppo dei personaggi, per Another Life è troppo tardi. Netflix decide di cancellare la serie dopo soli 20 episodi.

Eppure, nonostante tutto, Another Life continua ad attrarre nuovi spettatori. Il suo fascino risiede proprio nella sua “bruttezza” quasi epica, che innesca una morbosa curiosità. Come un incidente ferroviario, è orribile e catastrofico, ma impossibile distogliere lo sguardo. La serie si nutre di questa curiosità perversa, del desiderio di scoprire “quanto male può andare“. E la risposta, a quanto pare, è “incredibilmente male“. Questo mix di difetti evidenti e un’inaspettata capacità di intrattenere ha trasformato Another Life in un piccolo cult, un esempio di come anche un prodotto ampiamente criticato possa trovare il suo pubblico e lasciare un segno, seppur controverso, nella storia della televisione.

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Nato il 19 Dicembre 1992, ha capito subito che il cinema era la sua strada. Dopo essersi laureato in filosofia all'università di Palermo e aver seguito esami, laboratori e corsi sulla critica, la storia del cinema e la scrittura creativa, si è focalizzato sulle sue più grandi passioni: scrivere e la settima arte. Ha scritto per L'occhio del cineasta ed è stato redattore per Cinesblog fino alla sua chiusura. Ora si occupa di news e articoli per ScreenWorld.it, per CinemaSerieTv.it e CultWeb.it