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Il panorama televisivo ha subito una metamorfosi radicale negli ultimi due decenni. Serie fantasy che hanno definito intere generazioni di spettatori, diventando fenomeni culturali e cult assoluti, oggi non avrebbero nemmeno la possibilità di esistere. Non si tratta di nostalgia fine a sé stessa, ma di un cambiamento strutturale nel modo in cui viene prodotta, distribuita e consumata la televisione. L’avvento dello streaming ha stravolto le regole del gioco. Se un tempo le reti televisive tradizionali investivano su progetti ambiziosi concedendo loro il tempo di crescere e trovare il proprio pubblico, oggi le piattaforme digitali sono diventate spietatamente caute. Greenlight solo per progetti di cui sono matematicamente certe del successo, e la scure della cancellazione cade rapidissima su qualsiasi cosa non raggiunga immediatamente i numeri sperati.

Ma non è solo questione di velocità nelle decisioni. Il formato stesso è cambiato. Le serie moderne viaggiano su una media di 9-10 episodi a stagione, secondo i dati di Parrot Analytics del 2023, contro i 20-22 episodi che erano lo standard fino a pochi anni fa. Le narrazioni si sono spostate da storie autoconcludenti a archi narrativi stagionali, e il focus si è ristretto da ensemble cast di 8-10 protagonisti a pochi personaggi centrali. In questo nuovo ecosistema, molti capolavori del passato sarebbero semplicemente inadatti alla sopravvivenza.

1. Supernatural: 15 stagioni che oggi sarebbero fantascienza

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Il cast di Supernatural, fonte: The CW

Partiamo dal gigante. Supernatural è considerata unanimemente una delle migliori serie fantasy degli anni 2000, ma rappresenta anche l’esempio perfetto di ciò che oggi sarebbe impossibile replicare. La storia dei fratelli Winchester che combattono demoni e mostri ha dominato il piccolo schermo per 15 stagioni, con una media di 22 episodi per stagione. Fate i conti: parliamo di oltre 300 episodi totali.

Nessuna piattaforma streaming moderna concederebbe questo lusso. Il format episodico con storie autoconcludenti alternate ad archi narrativi più ampi funzionava perfettamente nell’era della TV tradizionale, ma stride con il modello del binge-watching. Probabilmente oggi vedremmo una versione condensata della premessa – due fratelli che cacciano creature soprannaturali – ma compressa in 3-4 stagioni da 10 episodi ciascuna, con un finale già pianificato prima ancora dell’inizio.

2. Buffy l’ammazzavampiri: quando la prima stagione può essere mediocre

Una scena di Buffy l’ammazzavampiri – © 20th Century Fox Television

Ammettiamolo: la prima stagione di Buffy l’ammazzavampiri non era granché. I personaggi erano abbozzati, le storie incerte, gli effetti speciali imbarazzanti persino per gli standard dell’epoca. La serie ha trovato la sua voce, il suo tono e la sua identità solo dalla seconda stagione in poi, trasformandosi poi nel fenomeno culturale che conosciamo.

Nel 2025, Buffy non avrebbe avuto questa seconda possibilità. Le piattaforme streaming analizzano i dati di visione episodio per episodio, e se i primi 3-4 episodi non agganciano il pubblico, arriva la cancellazione. Non c’è tempo per crescere, per trovare il proprio ritmo, per permettere agli sceneggiatori di capire cosa funziona e cosa no. Una serie viene giudicata immediatamente, e o è oro immediato o è fuori dai giochi.

3. The Vampire Diaries: l’era dei teen drama soprannaturali

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Gli interpreti di The Vampire Diaries, fonte: The CW

The Vampire Diaries ha cavalcato l’onda perfetta dei teen drama soprannaturali della fine degli anni 2000, diventando un fenomeno che ha generato due spin-off e una fanbase ancora attivissima. Ma quel genere specifico – il soapy supernatural teen drama con 8-10 protagonisti e relazioni sentimentali tossiche al centro della narrazione – oggi è praticamente estinto.

Certo, l’universo esiste e potrebbe generare nuovi prodotti, ma l’OG show nella sua forma originale non verrebbe realizzato. Troppe stagioni (otto in totale), troppi personaggi principali da seguire, e soprattutto: la serie è sopravvissuta alla partenza del protagonista maschile, cosa impensabile oggi a meno che non si chiami The Witcher. Le dinamiche di produzione moderna non perdonano questi scossoni.

4. Forever Knight: il detective vampiro con una struttura impossibile

Una scena di Forever Knight
Una scena di Forever Knight, fonte: CBS

Forever Knight aveva un formato narrativo peculiare persino per i suoi tempi. Ogni episodio alternava una trama A ambientata nel presente, con il protagonista detective vampiro che risolveva casi, e una trama B ambientata secoli prima, che esplorava il suo passato immortale. Due linee temporali, due storie parallele, un’unica narrazione.

Questo approccio sperimentale oggi verrebbe bocciato in fase di pitch. L’unica serie moderna che ha osato qualcosa di simile è Interview with the Vampire, ma anche quella con un’estetica e una struttura completamente diverse. Il problema è che Forever Knight funzionava proprio grazie a questo format bizzarro: senza quello, non sarebbe più la stessa serie, quindi l’idea verrebbe probabilmente scartata del tutto.

5. Streghe: quando perdere un protagonista non era la fine

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il cast di Streghe, fonte: The WB

La serie originale di Charmed (Streghe in Italia) è un altro esempio perfetto di longevità impossibile oggi. Otto stagioni, oltre 20 episodi ciascuna, e soprattutto: la serie è sopravvissuta alla morte e sostituzione di uno dei tre personaggi principali dopo la terza stagione, quando Shannen Doherty lasciò la produzione.

Oggi questo sarebbe impensabile. Le serie moderne costruiscono la propria identità attorno a cast fissi, e la perdita di un protagonista significa solitamente la cancellazione. Anche all’epoca fu controverso, ma il formato seriale con storie autoconcludenti permetteva maggiore flessibilità. Il modello narrativo moderno, basato su archi stagionali strettamente intrecciati ai personaggi specifici, non consentirebbe una transizione del genere. La serie verrebbe probabilmente chiusa o profondamente reimmaginata.

Guardare indietro a queste serie non significa semplicemente provare nostalgia. Significa riconoscere che è esistito un momento irripetibile nella storia della televisione, in cui le reti erano disposte a correre rischi, a dare tempo alle serie di crescere, a sperimentare con formati non convenzionali. Un’epoca in cui una stagione poteva avere 22 episodi e una serie poteva durare un decennio. Il modello streaming ha portato indubbi vantaggi: budget più alti per episodio, produzioni più cinematografiche, maggiore libertà creativa in alcuni aspetti. Ma ha anche reso la televisione più omologata, più cauta, meno disposta a scommettere sull’inaspettato. Le serie che hanno definito il fantasy televisivo per generazioni di spettatori, oggi semplicemente non avrebbero lo spazio per esistere, almeno non nella forma che le ha rese immortali.

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Diplomata alla Scuola Internazionale di Comics di Napoli - corso di sceneggiatura -, è impegnata in progetti di scrittura creativa e recensioni. Cresciuta con la consapevolezza che “All work and no play makes Jack a dull boy”. Paladina dello Sturm und Drang. Adepta del Lato Oscuro della Forza.