Un essere fiammeggiante incombe inarrestabile su uomo che cerca di allontanarlo brandendo un’arma. Quella creatura è la Torcia Umana, o meglio la prima Torcia Umana, e sta dominando la copertina di Marvel Comics #1, edito dalla Timely Comics, che proprio con questa pubblicazione inizia la sua avventura nella Golden Age del fumetto supereroico.
All’interno di quell’esordio datato 31 agosto 1939, fanno la loro apparizione anche Ka-Zar, un emulo di Tarzan, e il dominatore dei mari Namor il Sub Mariner. Se questi nomi vi sembrano familiari e il pensiero corre alla Casa delle Idee, non sentitevi spaesati, visto che Marvel Comics non rimarrà solo il nome di una testata della Timely Comics, ma qualche anno dopo sarebbe divenuta l’identità stessa della casa editrice.
Timely Comics: gli eroi della Golden Age

Sulla scia dei drammi del primo dopoguerra e della Grande Depressione, l’America era in cerca di evasione da questa pressione sociale. Se la politica mirava a ricostruire uno spirito nazionale con il New Deal, non meno importante fu l’apporto della letteratura pulp, in cui la fantasia consentiva di seguire le avventure incredibili di esploratori, viaggiatori spaziali e l’immancabile western. Soprattutto su queste ultime si era concentrato Martin Goodman con il suo Complete Western Book, antologia di racconti western realizzati senza l’utilizzo di una redazione vera e propria, ma appoggiandosi esternamente a un’agenza di creativi su commissione, la Funnies Inc.
La comparsa di strisce a fumetti sui quotidiani, le strips, accesero la passione degli americani, rendendo il fumetto una presenza quotidiana Al punto che nel 1934 a Max Gaines venne un’intuizione: ristampare le strisce in raccolte che avessero una dimensione compatta, come un quotidiano piegato due volte. Con questa idea, Gaines creò il comic book, l’albo a fumetti come lo conosciamo oggi, ma soprattutto diede il via a quella che divenne una rivoluzione per il mondo dei comics. Da questa intuizione di Gaines, infatti, cominciarono a comparire diverse pubblicazioni che seguivano il nuovo formato.
L’uscita di Action Comics #1, con l’esordio di Superman, divenne il punto di partenza della Golden Age, e Martin Goodman, intuendo il potenziale dei comics, decise di lanciarsi in questa avventura. Forte di questa scelta, nel gennaio del 1939 rivoluzionò la sua casa editrice, battezzandola Timely Comics, e assumendo due nomi che avrebbero fatto la storia del fumetto: Joel Simon e Jack Kirby. A loro, venne presto affiancato un giovane, Stanley Lieber, inizialmente con ruolo di assistente, ma che in breve avrebbe avuto un ruolo più marcato nella casa editrice, arrivando a firmare alcune storie con il nom de plume di Stan Lee.
I primi passi

La spietata concorrenza tra case editrice costringeva la Timely a creare continuamente nuovi personaggi e nuove pubblicazioni, che raccontassero avventure soliste o di gruppo dei suoi personaggi. Marvel Comics #1 aveva già presentato alcuni dei personaggi che avrebbero animato le pubblicazioni della casa editrice, come la Torcia Umana e Namor il Sub-Mariner, ma ancora una volta a guidare il mondo dei comics fu la contemporaneità.
A dare una sferzata a questo ambiente erano le ombre che arrivavano dall’Europa, con il dilagare della minaccia nazista e lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale. Conflitto da cui gli States inizialmente si tennero alla larga, suscitando un dibattito interno molto acceso tra interventisti e isolazionisti. In questo contesto comparvero, nel mondo dei comics, i patriotically themed heroes, personaggi dei comics che avevano un dichiarato intento bellico. The Shield fu il primo, ma anche personaggi precedenti, come il Daredevil della Ley Gleason Publishing, vennero ritratti mentre combattevano in prima linea Hitler.
Goodman decise che era ora di schierare un personaggio nuovo che fosse interprete del sentimento americano riguardo alla guerra in corso, chiedendo a Simon e Kirby di dare vita a un eroe che se ne facesse interprete. I due autori avevano già pronto da tempo una proposta in tal senso, e nel dicembre del 1940 (anche se datato marzo 1941 come da tradizione) comparve Captain America Comics #1, con in copertina un eroe armato di scudo che prendeva a pugni in faccia Hitler in persona!
Steve Rogers divenne rapidamente un cult, tanto da arrivare persino al cinema, grazie a una serie di cortometraggi realizzati dalla Republic. Il personaggio subì sostanziali modifiche nella sua sostanza, mantenendo solo l’aspetto del Cap della Timely. Goodman comprese nuovamente le potenzialità dello sfruttamento del personaggio in un momento così delicato, concedendo i diritti per film e sceneggiati radiofonici, anticipando di decenni il concetto di cinecomic.
Atlas Comics: sopravvivere alla Comics Code Authority

All’inizio degli anni ’50, inoltre, la società americana era scossa da una tendenza moralista, conseguenza di un clima sociale rigido associato alla comparsa di paranoie dovuta al nuovo assetto mondiale. Politicamente, il maccartismo, la ‘caccia alle streghe’ legata al pericolo comunista, stava dilagando negli States, ma si assisteva anche ad una visione rigida e oppressiva della cultura più libera. La nascita della Comics Code Authority costrinse le case editrici di comics a rimodellare le proprie pubblicazioni, che videro calare la presenza dei supereroi in favore di altre tipologie di personaggi.
Dopo aver visto negli eroi in costume della Golden Age l’incarnazione di una moderna epica, la società americana post bellica viene ora attraversata da nuove paure, come il pericolo atomico, e l’avvicinarsi a nuove narrative, come la fantascienza, che sta prendendo sempre più campo, sia in ambito letterario che in quello cinematografico. Goodman decide di tagliare col passato drasticamente, rinominando la sua casa editrice Atlas Comics, e dando vita a pubblicazioni che offrano al pubblico le storie che desidera, aprendosi anche al pubblico femminile. Titoli come Patsy Walker e Millie the Model riscuotono grande successo, al pari di pubblicazioni come Tales to Astonish o Strange Tales.
Non mancano dei tentativi di riportare in auge i supereroi, tanto che anche Captain America ritorna in azione, ma in un ruolo che sembra troppo schiavo del suo tempo. Sconfitto il nazismo, Cap ora combatte il nemico comunista, tanto da essere ribattezzato Commie Smasher, lo schiaccia comunisti, sotto la guida di Lee e di un giovane John Romita.
La serie, figlia del clima della Guerra Fredda, non ha il successo sperato, e anche in futuro troverà poco spazio nei piani della casa editrice, che la renderà una parentesi fuori continuità. A tenere alto il buon nome dei supereroi della casa editrice è un altro personaggio della Golden Age, Namor il Sub-Mariner, tanto che si pensa addirittura di renderlo protagonista di un film, ma il progetto naufraga.
Marvel Comics: la nascita del Marvel Universe

La storia dei comics ci ha insegnato che se Dc Comics ha il coraggio di battere per prima nuove strade, Martin Goodman non manca di cogliere i segni e lanciarsi subito all’inseguimento. La rinascita del fumetto supereroico coincisa con il nuovo Flash presentato in Showcase #4 (1956), che diede il via alla Silver Age del fumetto, spinse Goodman a voler rinnovare ancora una volta la sua casa editrice, puntando nuovamente ai supereroi.
L’intento di Goodman era di affidarsi al suo autore di punta, Stan Lee, che però, vista l’attuale situazione della casa editrice, era prossimo al licenziamento, intenzionato a dedicarsi a una carriera di scrittore. Leggenda vuole che Goodman, durante una partita a golf con Julius Schwarts, editor della DC Comics, lo senta vantarsi degli incredibili incassi del suo nuovo comic book, Justice League. Per Goodman è il segnale del ritorno dei supereroi, una nuova era che si apre per la sua casa editrice, come testimoniò Stan Lee:
“Martin ci fece presente che aveva notato alcuni dei titoli della National Comics che stavano vendendo incredibilmente bene. Si trattava di una pubblicazione chiamata Justice League of America, ed era basata su un gruppo di supereroi. ‘Se la Justice League vende’ disse Martin ‘perché non pubblichiamo una serie basata su un gruppo di supereroi?”
Stan Lee e il metodo Marvel

Lee ha finalmente occasione di potersi cimentare come creatore di personaggi, rivoluzionando il genere, introducendo un elemento di umanità, di fallibilità nei personaggi. Dopo avere assistito a supereroi invincibili, per Lee era il momento di mostrarne le cadute, le difficoltà quotidiane dell’uomo dietro la maschera.
È la nascita del paradigma ‘supereroi con superproblemi’, cui ben presto si unirà anche una dimensione meno eroica e più umana del ruolo dell’eroe, votata al dovere, spesso pressante e ingiusto, che verrà esaltata dal mantra ‘da grandi poteri derivano grandi responsabilità’. Con questi due apparentemente semplici concetti, Lee riesce a rivoluzionare la figura del supereroe, avvalendosi della collaborazione iniziale di due nomi importati della storia dei comics: Jack ‘The King’ Kirby e Steve Ditko.
In questi primi anni, emerge un tratto comune nelle origin stories dei personaggio: un’origine scientifica o pseudo tale. Affidandosi a fascinazioni sci-fi come per i Fantastici Quattro o interpretando le crescenti paure dell’era atomica (come per Hulk e X-Men), senza dimenticare il clima della guerra fredda, come per Iron Man e la comparsa di nemici come la Vedova Nera. Lee è instancabile nel suo spronare i suoi collaboratori a creare nuovi personaggi, una frenesia che portò anche parecchi dissidi legati in seguito alla paternità degli eroi Marvel.
Le dinamiche del Metodo Marvel, infatti, prevedevano che chiunque partecipasse al processo creativo dei personaggi ne potesse rivendicare la creazione, a prescindere dall’apporto dato. Lee, che collaborava attivamente stendendo le sinossi delle prime storie o dando suggerimenti, con questo sistema poteva quindi dichiararsi quantomeno co-creatore di ogni personaggio Marvel. Una condizione che creò non pochi problemi in seno alla Marvel, che presto vide l’abbandono di figure importanti come lo stesso Kirby o Wally Wood.
Cosa vuol dire Marvel Comics?

In Marvel si continuarono a sfornare eroi, spesso attingendo a vecchie figure dei comics oramai dimenticate, riadattandone i tratti salienti per un nuovo pubblico di lettori, andando a intercettare le nuove situazioni sociali per esaltarle nelle storie. Sotto questo aspetto, Marvel era più vicina al proprio pubblico, grazie alla visione di Lee, al punto che la Silver Age del fumetto viene anche chiamata anche Marvel Age, considerato come fu proprio la Casa delle Idee a dominare in questa fase della storia dei comics.
La guida di Stan Lee, il suo vedere la Marvel come ‘il mondo fuori dalla finestra’, fu essenziale nel dare alla Casa delle Idee un ruolo di primissimo livello nel panorama fumettistico del periodo. Senza addentrarsi nella rivalità con la DC Comics, aspetto spesso elevato a fanatismo privo di vere motivazioni, va riconosciuto che la Marvel interpretò con particolare attenzione l’evolversi della società contemporanea, arrivando spesso a provocare i limiti del Comics Code Authority.
Lee mirava a mostrare il lato umano e quotidiano dei supereroi. Non è un caso che gran parte dei primi personaggi marveliani si muovano nelle vie di New York, ritraendo scene la quotidianità della Grande Mela. Ma quello che più premeva a Stan Lee era ricondurre il ‘super’ a una dimensione umana.
Lee è stato un superlativo interprete del suo tempo, riuscendo a introdurre nuovi personaggi o storie che fossero uno specchio dei temp. Durante i primi moti New Age e il crescente interesse per il misticismo arrivò alla creazione di Dottor Strange e quando fu il momento della blaxploitation diede vita a Luke Cage, il primo supereroe di colore protagonista di una propria serie.
Lee, tra pregi e difetti, divenne il perfetto interprete della mentalità Marvel, arrivando a sfidare il Comcis Code Authority e stimolando i propri sceneggiatori, che ebbero l’ardire di creare storie che affrontassero piaghe sociali in periodi in cui i comics ancora erano percepiti come intrattenimento minore. Storie come Il demone nella bottiglia, Dio ama, l’uomo uccide o L’ultima caccia di Kraven sono simboli dell’anima Marvel, che da sempre valorizza maggiormente l’aspetto umano dei propri protagonisti.
La perdita dell’innocenza

Se la Silver Age è il momento in cui i supereroi si scoprono umani, è anche grazie a due principi cari ai Veri Credenti marveliani: ‘supereoi con super problemi’ e ‘da grandi poteri derivano grandi responsabilità’. Due regole auree che incarnano l’intento di conoscere gli eroi non più invincibili, ma costretti ad affrontare le difficoltà quotidiane, perdendo l’aura di mitologico e divenendo più umani. È da questa filosofia che nascono archi narrativi leggendari come Il demone nella bottiglia, perché la Silver Age ha segnato la perdita dell’innocenza dei supereroi. Una crescita emotiva del fumetto supereroico che si può rivedere in una leggendaria storia di Spider-Man.
Nell’estate del 1973, Gerry Conway, Gil Kane e John Romita Sr realizzano una storia che ancora oggi rimane uno dei momenti più tragici del Marvel Universe: La notte in cui morì Gwen Stacy. All’epoca, Peter Parker era fidanzato con Gwen Stacy, il suo primo grande amore, ma durante uno scontro con il Goblin, questi usa la ragazza per impedire all’Arrampicamuri di inseguirlo, facendola cadere dal ponte di Brooklyn. Spidey riesce a fermare la caduta dell’amata catturandola con una ragnatela prima che impatti con il fiume, ma il contraccolpo del brusco arresto le spezza il collo, uccidendola.
In quel momento, Spidey uccide la sua amata, il supereroe, seppure involontariamente, non riesce a salvare la donna dell’uomo sotto la maschera, anzi ne causa indirettamente la morte. È uno shock, amplificato dalla disperazione di Parker, che nelle pagine seguenti sembra avere perso ogni bussola morale, ogni freno.
Dopo questo momento, i supereroi non posso più fingere di essere una razza a parte, prendono coscienza della propria umanità, dei loro limiti e di essere, come tutti, costretti ad affrontare nemici imbattibili, come la morte. La morte di Gwen Stacy e il dolore di Parker sono l’ultimo capitolo della Silver Age.
Dai fumetti al Marvel Cinematic Universe

Il passaggio dal mondo dei comics a quello del cinema, oggi visto quasi come un ambito naturale per il pantheon supereroico marveliano, non fu immediato. Già ai tempi della Timely Comics,la crescente popolarità dei fumetti aveva spinto i vertici della casa editrice a sfruttare il loro personaggio di punta, Captain America, come protagonista un serial cinematografico.
Non paghi di avere conquistato le edicole, i supereroi Marvel a partire degli anni ’70 iniziarono a comparire anche in ambito televisivo, spinti dalla voglia di Lee di rendere i personaggi della Casa delle Idee figure del mondo del cinema, obiettivo che lo portò a lasciare l’amata New York alla volta di Los Angeles.
Spider-Man e Capitan America furono i primi eroi marveliani ad approdare sul piccolo schermo, con scarso successo, ma la serie dedicata Hulk divenne un vero cult, tanto che si pensò di dare vita a un universo narrativo più ampio, di cui avrebbero fatto parte anche Iron Man, Thor e Daredevil.
Progetto naufragato, ma in cui si ravvisano i primi segni di una transmedialità promettente. Mentre DC Comics sembrava dominare nel comparto cinematografico, prima con il Superman di Donner e poi con il Batman di Burton, i personaggi Marvel faticavano a trovare spazi. La scelta di portare un personaggio atipico come Howard il papero fu controproducente, pur se affidata a Ron Howard. E oggi ricordiamo Howard e il destino del mondo con nostalgia, quasi un guilty pleasure come abbiamo visto in una puntata di 80 Nostalgia.
Nei momenti più cupi, con vendite in calo e debiti in crescita, Marvel concede i diritti dei propri personaggi a Hollywood, vendendo (a volte svenendo, anzi), figure come Fantastici Quattro, Spider-Man e X-Men. Tentativi di film mai nati, progetti kitch come il Nick Fury interpretato da David Hasselhoff rimangono esperimenti che conducono ai primi successi sul grande schermo, arrivati con Blade (1998) e poi con il Ragno di Raimi e i mutanti di Synger. Ma il futuro dei personaggi della Casa delle Idee si concretizza solo nel 2008, quando il primo Iron Man sancisce la nascita del dominatore attuale del comparto cinecomic: il Marvel Cinematic Universe.



