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Ripercorrere la storia di Lucca Comics and Games è un viaggio nel tempo che segna anche un percorso di evoluzione del modo di comunicare e divulgare il fumetto. Spesso si considerano le fiere come eventi in cui incontrare autori e artisti, ma ci si dimentica quando siano proprio queste kermesse il luogo ideale in cui fare cultura del medium. Serviva un momento come Back To The Theatre per ribadire questa funzione divulgativa di momenti come Lucca Comics, e non è un caso che questo incontro si sia tenuto prima di Lucca Collezionando.

Lucca Collezionando è lo slow life della passione per il fumetto, una due giorni in cui la passione per il mondo della nona arte può essere assaporato in un ambiente pacato, privo dei ritmi concitati che spesso si accompagnano alle fiere di settore. In quest’ottica, si possono meglio apprezzare gli incontri con autori o le mostre che arricchiscono un evento simile, utili a che a ripercorrere la storia di un baluardo del fumetto in Italia, come ci ha ricordato Back To the Theatre.

L’importanza della conservazione

Since 1966 -©Lucca Collezionando
Since 1966 -©Lucca Collezionando

Rivivere il cammino lungo sessant’anni che ci ha portati da Bordighera alla città toscana è coinciso con la percezione di come si sia evoluta la percezione del fumetto nel tessuto socio-culturale italiano. Un percorso decennale che si è sempre rinnovato, cercando nuove strade e stimoli per alimentare questa consapevolezza, che passa non solo dalla valorizzazione ma anche dalla conservazione del valore storico del fumetto stesso, una sfida che uno dei relatori, Gianni Bono, non manca di puntualizzare

“Siamo qui dopo 60 anni a parlare di fumetti. Parliamo in modo diverso, perché 60 anni hanno cambiato il mondo del fumetto. Allora si pensava di studiare il fumetto, non si capiva ancora, non si poteva prevedere l’evoluzione che c’è stata da Bordighera a Lucca. In tutto questo tempo sono andati persi tantissimi materiali, sono andati persi archivi editoriali, ma soprattutto archivi di persone. Stamattina si parlava della valorizzazione non solo degli oggetti fisici, ma del bene degli autori per capire, comprendere e trasmettere il loro modo di creare e di lavorare. Direi che questa è l’impresa più difficile, perché se ancora possiamo riuscire a trovare tracce del passato editoriale è molto, molto complicato trovare tracce degli autori.”

Sulla conservazione e la protezione del fumetto come materiale storico, abbiamo chiesto a un altro relatore, Davide Barzi, quali possano le difficoltà. Barzi non è solo autore, ma anche editore, ruoli che gli consentono di valutare le criticità di questo passaggio da una prospettiva più ampia

“Si è ristretta un po’ la nicchia dei lettori appassionati di un fumetto storico, di ciò che ci racconta la storia. Dopodiché in realtà è divertente perché noi siamo qui a dirci questo e prima ci hanno ricordato che già nel 67 si diceva che Lucca era un posto più di collezionisti che di lettori. Sicuramente è importante e da questo convegno emerge, che le biblioteche, e in qualche modo situazioni anche istituzionali diano il giusto valore a quella che è sempre stata considerata cultura popolare come se fosse un aggettivo a ribasso. Però io rimango dell’idea che ci dice tanto di quello che siamo stati un’annata di TV, Sorrisi e Canzoni esattamente come un libro uscito quell’anno, per cui in assoluto noi non possiamo che mantenere la memoria come collezionisti privati, fare rete con le istituzioni pubbliche e in qualche modo lavorare con le scuole.”

Dialogare con le nuove generazioni

Lucca Comics accoglie il cast di Stranger Things
Lucca Comics accoglie il cast di Stranger Things – ©Lucca Comics & Games

Ma la cultura non deve essere solo fotografica di un momento, ma rientrare in un discorso più ampio, che si sviluppa nel tempo. Una dinamicità che spinge a cercare un punto di contatto con nuove generazioni, animate da stimoli differenti ma che dovrebbero essere coinvolte in questa valorizzazione culturale.

Per Barzi, è necessario avere consapevolezza di come il passare del tempo richieda anche di non cristallizzarsi su una visione granitica del fumetto, ma di comprendere come diverse generazioni si relazioni con il medium

“Credo ci sia stata proprio una cesura tra quel che è accaduto a tutte le generazioni, compresa la mia, direi fino a quelli che oggi hanno circa 35 anni. A noi cosa succedeva? Leggevamo Tex perché papà leggeva Tex, leggevamo Zagor perché papà leggeva Zagor. Questa cosa qui è saltata. La mia sensazione da genitore è che le nuove generazioni abbiano bisogno maggiormente di storie che parlano di loro, che li aiutino a essere nel presente. Però in tutto questo il fumetto rimane assolutamente un linguaggio che continua a parlare.”

Un modo potrebbe essere quello tracciato da Gianni Bono, che ribalta la prospettiva: non spingere le nuove generazioni verso il fumetto tradizionale, ma lasciare che sino loro a trovare un punto di interesse. Anziché cercare di imporre una cultura del fumetto, quindi, trovare dei punti di contatto e utilizzare il fumetto come strumento di dialogo,

“E’ molto più facile lasciare che leggano quello che vogliono e usare il fumetto come metodo di comunicazione. Io stamattina ho iniziato parlando di Hello Kid, questo bambino con la testa rapata, che su un grembiule giallo comunicava col mondo. Oggi il fumetto serve per comunicare, quindi le nuove generazioni devono decidere loro come comunicare col fumetto. L’importante è che comunichino, che non siano soli, che non siano abbandonati in una famiglia, vediamo dei risultati pessimi di tutto questo, dell’abbandono, della solitudine. Il fumetto invece riesce a aiutare a comunicare, l’importante è che il fumetto aiuta a parlare con te, noi, col mondo.”

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Classe '81, da sempre appassionato di pop culture, con particolare passione per il mondo dei comics e la fantascienza. Dal 2015 condivide queste sue passioni collaborando con diverse testate, online e cartacee. Entra nella squadra di ScreenWorld come responsabile dell'area editoria con una precisa idea: raccontare il mondo del fumetto da una nuova prospettiva