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Direttamente dall’Universo Alfa di Sergio Bonelli Editore, Legs Weaver ha abbandonato il mondo dei fumetti per ritagliarsi il proprio spazio all’interno dell’animazione. Dopo Dragonero – I Paladini, è toccato proprio alla vulcanica Agente Speciale Alfa diventare la protagonista di una serie animata. Un passaggio che rende Legs un’eroina per una nuova generazione di appassionati, che tramite questa produzione possono avvicinarsi a un altro dei grandi personaggi di Sergio Bonelli Editore.

Già disponibile nella sua interezza su RaiPlay, Legs Weaver prender alcuni dei tratti tipici dell’originale cartaceo e li integra in un telaio narrativo più contemporaneo. Un passaggio narrativo non semplice, che deve equilibrarsi tra rispetto della tradizione e nuove frontiere dell’intrattenimento

Legs Weaver, dal fumetto alla serie animata

La versione animata di Legs Weaver
La versione animata di Legs Weaver – ©Sergio Bonelli Editore

Per comprendere meglio questo passaggio, abbiamo parlato di Legs Weaver con Adriano Barone e Federico Rossi Edrighi, parte del team artistico che ha realizzato la seri animata. Uno dei primi aspetti che Barone ha tenuto ad affrontare è il percorso che ha portato a rendere Legs la protagonista di una serie animata:

In realtà, per adattarlo a un pubblico di oggi, si è trattato di rendere Lex Viva un cartone animato che rispettasse le caratteristiche del fumetto e, come dire, nel rispettarle fosse un cartone animato, che sembra novità, però, come dire, la trasformazione da un medium a un altro comunque richiede alcuni interventi, il che non fa perdere la fedeltà al materiale originale.

Una fedeltà alla creazione di Antonio Serra che è stata sempre centrale nello sviluppo della serie animata. Sin dall’inizio dei lavori da parte di Bonelli Entertainment è stato deciso di rimanere quanto più possibile fedeli allo spirito originale dei personaggi.

Chiaramente, nel riportare questi elementi, lì si parlava di stili di disegno, qui si parla di stili di animazione, quindi il concetto è stato rendere tutto compatto, peraltro in un numero di episodi molto breve, con una durata molto limitata, quindi la sfida più che verso la contemporaneità direi che è stata una sfida di tipo tecnico.

Sin dalla sua comparsa nelle pagine di Nathan Never, Legs è sempre stata una personaggio fuori dalle righe. Nei primi anni ’90 ha rappresentato un primo contatto con il mondo dei manga e degli anime, arrivando poi nella sua serie titolare a coniugare il tutto con una narrazione decisamente più libera, come ricorda Federico Rossi Endrighi

Lex ha un immaginario più tendente all’anime rispetto magari appunto a come l’hanno interpretato altri disegnatori. Naturalmente, rispetto a un fumetto dove c’è una libertà artistica maggiore, diciamo, da parte dei disegnatori semplicemente perché ogni disegnatore può metterci un’impronta rispettando i canoni base del personaggio in un prodotto audio-video di animazione nello specifico è pressoché inevitabile avere uno stile unico. Siccome Lex ha delle forti influenze anime già nella sua incarnazione su carta originale abbiamo pensato che quella potesse essere anche uno dei modi migliori per sintetizzare il personaggio sia dal punto di vista visivo in termini proprio di estetica e design ma anche prendere il linguaggio anime in termini di dinamismo, di un tipo di montaggio appunto che fa parte proprio di quel linguaggio lì pur mantenendo comunque una certa vena di prodotto italiano perché comunque Lex di fatto pur con tutte le sue influenze è stato sempre poi portato avanti da autori e autrici italiani e italiane e da una casa editrice che è proprio la casa editrice di fumetti italiani.

La libertà narrativa tipica di Legs non è però una forza di rottura con la sua tradizione, soprattutto in termini di ambientazione. Spin-off di Nathan Never, dalla serie principale ha ereditato anche la sua radice cyberpunk, un aspetto fondamentale anche per Legs Weaver, che Federico Rossi Endrighi rivendica come un tratto specifico immancabile per la trasposizione animata:

L’estetica generale delle ambientazioni di Nathan Nevre e quindi anche di Lex è stata abbastanza facile trasporla pressoché uno a uno all’interno della serie animata proprio perché ha una sua identità nel suo essere un futuro, non è quello che può essere di Blade Runner, può essere quello di Ghost in the Shell. E’ un mélange fantastico di tutti questi stilemi del futuro, di un immagino futuro anche vagamente retro perché è quello che ci si immaginava di futuro negli anni 90 è quello anche del gioco di ruolo di Cyberpunk 2020 che infatti ha avuto anche un supplemento proprio su Nathan quindi in realtà l’abbiamo già trovato praticamente perfetto da trasporre sulla serie animata, non c’è stato quasi nessun intervento a parte quelli ovvi tipo l’effettistica

Rompere gli schemi e non solo

Legs Weaver
Legs Weaver -© Sergio Bonelli Editore

Nei fumetti, all’interno della sua serie Legs infrange la tanto famigerata quarta parete. All’epoca dell’uscita dei fumetti, a metà anni ’90, era un tratto abbastanza straniante per il fumetto italiano, mentre oggi la presenza di film come Deadpool ha reso familiare questo espediente narrativo. Adriano Barone ricorda come questa caratteristica di Legs sia non solo rimasta nella serie animata, ma sia uno dei suoi punti forti:

Adesso tutti pensano a Deadpool e film di Deadpool. In verità, per chi fumetti gli ha letti davvero, il primo Deadpool non faceva questo, fu un’invenzione, se non dico una stupidaggine, di Joe Kelly, e in ogni caso non era certo una novità nel fumetto americano, perché chi lo legge da un po’ di tempo sa che, per esempio, la She-Hulk di Byrne l’aveva fatto, ed è molto probabile che fosse la She-Hulk di Byrne il riferimento poi della Legs Bonelliana.  Quindi, in ogni caso, tra quell’elemento e la comicità, sicuramente questo permette appunto di raccontare in un modo diverso e il fatto che ci sia la comedia, non dico che cambia il genere, perché il genere resta fantascientifico, ma chiaramente la commedia è un mood e il mood tende a prevalere sull’ambientazione, quindi tu penserai sempre a una commedia fantascientifica, piuttosto che una serie di fantascienza che è anche una commedia, e quindi chiaramente questo cartone ha animato la prima definizione comedy, chiaramente, con in più appunto la rottura della quarta parete ripresa direttamente dal fumetto.

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Classe '81, da sempre appassionato di pop culture, con particolare passione per il mondo dei comics e la fantascienza. Dal 2015 condivide queste sue passioni collaborando con diverse testate, online e cartacee. Entra nella squadra di ScreenWorld come responsabile dell'area editoria con una precisa idea: raccontare il mondo del fumetto da una nuova prospettiva