Mi auguro che pian piano ci sia sempre più spazio per disegnatori che vogliono fondere, in maniera più o meno marcata, stile occidentale e orientale.
Daniele Di Nicuolo, classe 1987. Da sempre fumettista, Daniele ha lavorato con Dark Horse, Boom! Studios, IDW, Marvel e DC, ma anche con case editrici nostrane come Sergio Bonelli Editore. Di Nicuolo è attualmente il disegnatore principale della nuova serie dei Teen Titans del progetto DC Next Level, ampiamente attesa dai fan di tutto il mondo. Per questo motivo abbiamo deciso di chiedergli di essere nostro ospite per questa intervista esclusiva e da cui prevale una passione infinita per il fumetto in generale.
Da Dragon Ball a Jujutsu Kaisen e non solo, le influenze che hanno segnato la formazione di Daniele sono molteplici e ce le ha raccontate tutte, insieme ad alcuni retroscena sulla sua carriera da fumettista e curiosità sui Teen Titans arrivati in questi giorni proprio negli store USA.
Daniele Di Nicuolo: Gli Esordi

Da Mirror’s Edge per Dark Horse, arrivando ai Power Rangers per Boom! Studios, fino all’approdo in DC Comics. Nightwing prima e ora i Teen Titans del nuovo progetto editioriale Next Level. Ma non solo comics, Daniele Di Nicuolo ci ha raccontato come è arrivato ai fumetti, la sua esperienza da lettore e da autore:
La mia carriera da fumettista è rimbalzata su parecchi titoli diversi, da cose più indie a lavori per le major. Inizialmente mi vedevo molto più proiettato verso lavori indipendenti, creator-owned, progetti originali, o comunque qualcosa di meno orientato verso il supereroistico. Di recente, però, ho riscoperto una passione e un interesse molto forti proprio per questo ambito. L’arrivo della linea Absolute della DC è riuscito decisamente ad avvicinarmi ai supereroi, anche se negli anni ho ovviamente continuato a leggere fumetti supereroistici, soprattutto per lavoro, ho scoperto di recente il piacere di farlo da lettore. E devo dire che, senza voler esser troppo aziendalista e portare acqua al mio mulino, in DC c’è davvero tanta roba interessante. Ho avuto comunque la fortuna di spaziare tra tantissimi generi, case editrici e scrittori diversi, e tutto questo ha ampliato moltissimo il mio bagaglio, sia produttivo che di competenze.
Go Go Power Rangers

E proprio i Power Rangers dovrebbero avere una seconda possibilità in Italia dal punto di vista editoriale. La serie è infatti abbastanza ferma da anni e siamo certi che vederla di nuovo in fumetteria avvicinerebbe molti lettori. E Daniele ci ha anche raccontato la sua affezione alla serie e agli eroi che la caratterizzano:
Il lavoro a cui sono forse più affezionato, paradossalmente, è uno dei primi: i Power Rangers. È stato quello che mi ha portato a un pubblico più ampio e la mia prima occasione di essere main artist su una serie regolare. Mi ha accompagnato per molti anni e mi ha dato la possibilità di creare tantissime cose che poi sono rimaste nella lore dei Rangers: tute, Zord, nuovi team, nuovi personaggi (come gli Omega Rangers) che hanno hanno fatto la loro comparsa anche in alcuni videogiochi e diventati action figures. In quel periodo mi era stato proposto anche di lavorare su alcuni progetti Marvel, ma decisi di dedicarmi a un publisher, il Boom! Studios, che stava crescendo molto, e una serie su cui loro puntavano parecchio. È stata una scelta che mi ha permesso di crescere molto anche a livello stilistico, perché ho potuto esprimere pienamente le mie influenze manga e anime senza che nessuno cercasse di limitarmi. Anzi, probabilmente è proprio grazie a Power Rangers che ho capito meglio quale strada stilistica volessi seguire.
I nuovi Teen Titans

Ma continuiamo con i nuovi Teen Titans del progetto Next Level di DC Comics; il design dei protagonisti è totalmente a opera di Daniele. L’impatto è incredibile, un nuovo team di eroi addestrati da un veterano della Bat-family. Qualche appassionato di manga e anime potrebbe, per, dire di aver già visto determinati colori; e infatti noi abbiamo proprio voluto chiedere della passione dell’autore per le opere che provengono dal paese del Sol Levante e delle soluzioni applicate alla sua nuova serie:
Sì, il design è totalmente mio. Però, anche se all’apparenza può sembrare che ci siano delle ispirazioni manga molto specifiche, in realtà non è così. O meglio: i manga e gli anime sono alla base della mia formazione professionale. Io sono classe ’87 e sono praticamente cresciuto come disegnatore partendo dai manga. Ho iniziato a leggere fumetti in maniera consistente e consapevole soprattutto con Dragon Ball, e parallelamente guardavo tutti gli anime che passavano su Italia 1 e sulle reti minori come Italia7. Il fumetto supereroistico americano è arrivato molto più tardi, quando ho iniziato a studiare alla Scuola del Fumetto. Quindi sì, la mia formazione è fondamentalmente nipponica. Mi è stato fatto notare che alcuni personaggi ricordano Naruto o Yuji di Jujutsu Kaisen, ma non sono riferimenti che ho utilizzato consapevolmente. Anzi, c’è un piccolo aneddoto proprio su Proxy, il personaggio biondo con il bomber arancione. Inizialmente aveva un’altra palette di colori. Quando ho mandato il design a Kyle Higgins, lo sceneggiatore con cui sto lavorando, lui me l’ha rimandato con la giacca arancione. Io l’ho guardato e ho pensato che ricordasse troppo Naruto, ma poi ho pensato: “Ma sai che c’è? Ma sticazzi”. La palette era bella, funzionava, spiccava molto di più rispetto a prima, e soprattutto già mi immaginavo la schiera di persone che avrebbe commentato in proposito, creando engagement per pubblicizzare al meglio la serie. Volevo comunque dare un color coding molto forte e preciso a tutto il team, facendo in modo che ogni personaggio avesse il proprio colore.
Oggi è impossibile non notare l’impatto della cultura anime/manga giapponese qui da noi in Occidente. Qualcuno potrebbe anche parlare di “saturazione” del mercato. Ma è bello vedere come gli autori, quelli bravi, e no non stiamo sviolinando in favore di Daniele perché la sua bravura è un dato di fatto, riescano a rielaborare gli stili e i registri asiatici declinandoli alla tradizione fumettistica americana in questo caso, senza scimmiottare. Qui nello specifico e partendo dai Power Rangers, Di Nicuolo ci racconta una sua precisa illuminazione al riguardo:
Questo è un insegnamento prezioso che arriva dalla mia esperienza con Power Rangers: so quanto sia importante che ogni personaggio sia immediatamente identificabile, riconoscibile e associabile a un elemento preciso. Al primo impatto deve rimanerti in mente. Forse, però, la cosa che più mi ispira dei manga non è tanto il design in sé, quanto il modo in cui caratterizzano i protagonisti. Mi piace molto il fatto che tu possa riconoscere e conoscere un personaggio anche al di là del suo costume o della sua uniforme. Nei manga e negli anime è cosa comune trovare illustrazioni extra, aperture di capitolo o momenti di slice of life in cui i personaggi vengono mostrati con abiti normali, magari seguendo la moda del momento. Penso a Bleach, ma anche a Dragon Ball, Jujutsu Kaisen e tanti altri. È un aspetto che trovo molto interessante perché ti permette di capire chi è la persona che c’è dietro al supereroe. Secondo me comunica molto di più il carattere di un personaggio rispetto al semplice costume che indossa.
L’impatto della tradizione giapponese

Utilizzando come pretesto il simpatico cameo di Yuji Itadori in Nightwing #113, sempre disegnato dal nostro ospite, gli abbiamo anche chiesto quanto impattante sia stata la tradizione giapponese nel suo percorso da disegnatore:
Come dicevo prima, io mi sono formato proprio partendo dal manga. Ho iniziato a leggere fumetti in maniera continuativa e consapevole proprio con Dragon Ball, e contemporaneamente sono cresciuto guardando gli anime che passavano su Italia 1 e, più avanti, quelli dell’Anime Night di MTV. Quindi quello è proprio il linguaggio con cui mi sono formato, prima ancora di avvicinarmi al fumetto supereroistico americano. Non so però se parlerei necessariamente di un interesse recente da parte dei fumettisti nel fondere questi due linguaggi. Io lo faccio da tantissimo tempo. Praticamente da quando ho iniziato a lavorare ho sempre portato queste influenze nei comics americani. E, anzi, in tempi non sospetti ho ricevuto anche fortissime critiche per aver declinato alcuni personaggi con il mio stile. All’interno del fumetto americano questa cosa non era sempre vista benissimo. Ho però la sensazione che, soprattutto dopo il Covid, qualcosa sia cambiato. Il pubblico è cambiato. C’è una generazione più giovane che si è avvicinata ai comics americani e al fumetto in generale partendo dal manga e dagli anime, che sono stati una parte importante della loro formazione visiva durante quegli anni. Sono lettori che arrivano quindi ai comics con un linguaggio visivo diverso rispetto al lettore più old school, che magari ha iniziato direttamente dai supereroi americani. E forse per questo oggi questa contaminazione è un po’ più compresa. Per me comunque non è mai stata una scelta fatta a tavolino. È semplicemente il linguaggio con cui sono cresciuto e con cui ho sempre disegnato. Per molto tempo ho dovuto combattere perché venisse accettato, quindi adesso è bello poter finalmente vedere anche qualche risultato. Lo vedremo ancora meglio quando uscirà il primo numero di Teen Titans, ma anche nei lavori precedenti, come Miles Morales, ho visto che i lettori americani hanno molto apprezzato queste influenze giapponesi. E anche le anteprime di Teen Titans sembrano essere state accolte molto bene proprio per questo tipo di taglio.
E proprio come abbiamo detto poc’anzi, questa “fusione” di linguaggio sta avvicinando nuovi lettori. L’enorme numero di nuovi lettori che si stanno avvicinando ai comics, nella maggioranza dei casi, proviene dai manga e che ha deciso di esplorare nuovi lidi proprio grazie agli autori che fondono i generi. Questa curiosità, questa voglia dei nuovi appassionati esplode in fiera quando la possibilità di incontrare un fumettista aumenta esponenzialmente. Infatti:
La cosa che mi fa più piacere, però, è aver incontrato giovani lettori e lettrici che mi hanno detto: “Io ho iniziato a leggere comics perché ho visto la tua roba”. E questo per me, oltre a essere molto emozionante, è una cosa anche interessante, perché significa che forse questo linguaggio può diventare un ponte verso il fumetto americano per una nuova generazione. Mi auguro che pian piano ci sia sempre più spazio per disegnatori che vogliono fondere, in maniera più o meno marcata, stile occidentale e oriantale.
C.O.R.T. I Figli della Tavola Rotonda

Tra i suoi ultimi lavori ci sono i Children of the Round Table, con Tom Taylor; i due hanno già collaborato su Nightwing, quindi perché non cogliere l’occasione per chiedergli della sua esperienza con lo sceneggiatore premio Eisner:
Lavorare con Tom è fantastico. Non c’è bisogno che ne decanti le qualità come scrittore, penso che tutti i premi che ha vinto, il successo che ha avuto e la fama di cui gode parlino da soli. A livello tecnico, però, è davvero un piacere lavorare con lui. Gli script che presenta sono sempre molto leggibili e facili da interpretare. Anche quando sono più complessi, sono comunque costruiti molto bene. Poi, lavorando insieme da tanto tempo, ormai godo della sua totale fiducia. Spesso, quando arriviamo alle tavole d’azione, mi dice semplicemente: “Qui deve succedere questo, fai tu”. E penso che questa sia una delle più grandi forme di rispetto e fiducia che un collaboratore possa mostrare verso l’altro. Children of the Round Table è anche uno dei primi esperimenti, forse proprio il primo, della DC nel rivolgersi a un pubblico mid-grade, quindi più giovane rispetto allo young adult: parliamo indicativamente di una fascia dagli 8 ai 13 anni. È un progetto particolare perché parte in formato spillato, con cadenza mensile e distribuzione in fumetteria, per poi arrivare in raccolta paperback, in un formato più vicino a quello tipico del mid-grade, nelle librerie di varia. Tra l’altro, è uscito prima in Italia che negli Stati Uniti: negli USA arriverà a ottobre. Sarà interessante vedere come funzionerà soprattutto in libreria, perché quello è il mercato principale per questo tipo di target. A livello narrativo è una reinterpretazione moderna del mito arturiano. Le armi della Tavola Rotonda esistono ancora e vengono trovate — o forse sono loro a trovare — un gruppo di ragazzini. All’interno di queste armi vivono gli spiriti dei Cavalieri della Tavola Rotonda, che scelgono questi bambini come nuovi salvatori del mondo, chiamati a combattere le forze del male guidate da Mordred.
Uno sguardo al futuro

Dopo le domande sul passato, abbiamo chiesto dei pensieri sul futuro e se abbia qualche sceneggiatore nel cassetto con cui voler lavorare, oltre che alle sue esperienze passate. Da Kyle Higgins a Kelly Thompson (attualmente sulla incredibile Absolute Wonder Woman) al desiderio di ritrovarsi una folle sceneggiatura di Scott Snyder (lo sceneggiatore rockstar di Absolute Batman):
Già il fatto di essere riuscito a tornare a lavorare con Kyle Higgins mi rende molto felice, perché erano anni che cercavamo un progetto su cui tornare a lavorare insieme. Mi piacerebbe molto tornare a lavorare con Kelly Thompson, con cui ho avuto una fugace esperienza sia sulla miniserie del Pink Rangers, che su West Coast Avengers (dove abbiamo co-creato Jeff The Land-Shark). Mi piacerebbe anche lavorare con Joshua Williamson o Scott Snyder. Ho avuto la fortuna di leggere il primo numero di Legends of Super Heroes, il nuovo volume del progetto DC Next Level, e l’ho trovato veramente figo: mi piacciono molto le sue idee e il suo modo di scrivere.
È giusto anche ricordare dell’esperienza in Marvel di Daniele, tra le pagine di Miles Morales e non solo. Il nostro ospite ci ha raccontato dell’esperieza con Cody Ziglar, attualmente anche lui di ritorno in casa DC e che ha avuto un lungo periodo di gestione proprio della serie Miles Morales: Spider-Man, che da poco ha anche avuto un rilancio:
Sicuramente mi piacerebbe tornare a lavorare con Cody Ziglar. La nostra esperienza su Spider-Man è stata formidabile abbiamo avuto sin da subito una grande intesa (anche lui è un fan di anime e manga) e mi farebbe piacere poter collaborare nuovamente con lui. Per quanto riguarda i personaggi, ho sempre avuto un debole per i team e mi sono sempre divertito molto a lavorare su gruppi di personaggi. Forse proprio per questo adesso mi piacerebbe concentrarmi anche su un personaggio solo, avere la possibilità di seguirlo più da vicino. Teen Titans però, è onestamente uno di quei lavori che capita una volta nella vita, uno di quelli che senti cuciti su misura per te. Quando mi è stata ventilata la possibilità che potesse partire non potevo crederci, era quasi fantascienza, quindi per me è già una testata importantissima e sono felicissimo di poter essere il main artist di questa nuova iterazione del brand. Spero davvero di poterlo essere ancora per tanto, tanto tempo. Jason Todd, Red Hood, è un personaggio che sto imparando a scoprire e ad amare e che mi sarebbe sempre piaciuto affrontare. Quindi ecco, direi che al momento sono sinceramente proprio dove vorrei essere. Mi piacerebbe anche tornare a lavorare su Nightwing per un periodo più lungo, e poi Damian o i Robin in generale sono personaggi che mi affascinano molto. In generale, credo che i personaggi adolescenti della DC siano quelli su cui mi divertirei di più a lavorare.
Oltre a ringraziare ancora e ancora Daniele Di Nicuolo per la partecipazione vogliamo giusto lasciarci con una piccola riflessione in relazione alla cultura e alla tradizione giapponese: da questo blend di tradizioni (quella manga e quella dei comics americani) ne sta arrivando a galla quasi una seconda vita per il fumetto occidentale che sta riuscendo a raccogliere ancora più appassionati di sempre. Questo è un merito che va assolutamente ad autori come Daniele e alla lora enorme bravura. Da questa “fusione” si evince una cosa nello specifico su tutte: la voglia, la passione di continuare a fare fumetto e leggere fumetti. Quindi, ancora una volta, grazie!
