Non possiamo immaginare The Walking Dead senza Charlie Adlard, inutile negarlo. Se Robert Kirkman ha sfornato un’ottima scrittura in chiave moderna delle storie a base di morti viventi, Charlie Adlard ne è stato il perfetto interprete grafico. Ma sarebbe ingiusto limitare la produzione di Adlard a questo cult moderno, dopo che lo abbiamo ammirato in altri contesti come Damn Them All o Vampire State Building.

Un maestro del comics contemporaneo, che ha attirato non pochi fan allo stand saldaPress durante Lucca Comics & Games 2025, pronti a rivivere la sua carriera con il volume L’Arte di Charlie Adlard, in attesa del suo prossimo volume, Heretic, in uscita a gennaio. Tra una firma e uno sketch, Adlard ha avuto anche il tempo di una chiacchierata con noi di ScreenWorld.

The Walking Dead secondo Charlie Adlard

Damn Them All
Damn Them All – © Image

Una carriera di tutto rispetto, ma il nome di Charlie Adlard finisce sempre per venire associato a The Walking Dead. Un impegno titanico per autore come Adlard, che è rimasto legato alle avventure di Rick Grimes per più di un decennio.

“Ciò che mi rende un buon freelancer è la mia capacità di riscaldarsi la mattina e iniziare a lavorare e sono un po’ fissato con la mia routine e cose del genere, il che mi rende un buon freelancer. The Walking Dead è la cosa perfetta per me perché è regolare, che ogni giorno mi sveglio faccio le mie 7 o 8 ore di disegno e poi finisco, così per 16 anni. È un tempo lungo. È una lunga routine, dopo tutto. Perché amo routine. È stato perfetto. Prima di The Walking Dead, voleva fare una serie, ma non ho mai avuto l’opportunità e The Walking Dead mi ha offerto questa occasione tra molte altre cose, ovviamente. Penso a come questo lavoro è arrivato alla serie su TV.”

Dare visione all’intuizione di Kirkman, specialmente dopo il successo planetario di The Walking Dead come prodotto crossmediale, è una bella responsabilità. Ma il passaggio dai fumetti alla serialità televisiva sappiamo che richiede alcune concessioni, tanto che spesso i disegnatori si trovano davanti dei cambiamenti importanti rispetto alle loro creazioni, a volte venendo anche coinvolti direttamente da operazioni crossmediali di grande successo

“Non penso che sia un segreto che qualcuno che vive con qualcosa di così successivo per così lungo diventa un po’ suo. E’ un po’ routine, no? E ho anche beneficiato dal fatto che la mia vita non è cambiata con l’uscita della serie, perché vivo nel Regno Unito, non vivo negli Stati Uniti. Sono andato sul set due volte, una volta per il pilota e una volta per la stagione 3 e questo. Questa è stata praticamente la mia unica collaborazione diretta con la serie, anche se mi hanno chiesto di fare altre cose ho scelto di non farle perché avrebbe impedito di disegnare il fumetto, questo è ciò che amo fare e questo è ciò che amo creare. Solo grazie alla distanza sono stato distaccato dalla serie, non ha avuto l’impatto che avrebbe avuto se fossi stato fisicamente più vicino al programma”

La libertà di un freelance

The Walking Dead
The Walking Dead – © Skybound

Nella nostra chiacchierata, Adlard ribadisce spesso la sua natura di freelance. In un momento come quello attuale, in cui è difficile emergere come artista, è un vanto potersi affermare come tali, ma non si può fare a meno di pensare a come sia cambiato in questi anni il settore, costringendo gli emergenti a rivedere anche le proprie aspirazioni

“Prima di tutto devi guardare a te stesso e chiederti se vuoi davvero farlo perché conosco molte persone che vorrebbero farlo ma non hanno davvero la voglia. Non è sempre necessariamente essere solo eccezionalmente talentuoso, ma conta esser motivato: le persone che hanno successo sono quelle che fanno ciò che vogliono. Devi chiederti se sei pronto per fare qualcosa del genere.”

Un invito alla consapevolezza, quanto mai utile in un periodo in cui l’illusione della facile realizzazione può fuorviare il giudizio. Adlard ha bene chiaro come il modo di relazionarsi con l’ambiente possa essere fondamentale per questa professione

“Andare fisicamente in posti come Lucca o qualunque festival e incontrare persone, creatori che ti aiuteranno a capire questo mondo. Devi conoscere persone che lavorano dietro le scene dell’industria come editor e case editrice, ma anche incontrare artisti come te, diventare parte di una comunità, dove ti alimenti e potresti lavorare su progetti insieme. Specialmente se sei solo un artista o solo un scrittore è un buon modo di ottenere lavoro in portfolio insieme quindi credo ancora in questo, non penso che internet abbia tutte le risposte in termini di lavoro credo ancora che l’industria si alimenti di persone”

Il fumetto prima della crossmedialità

Vampire State Building -
Vampire State Building – © Image

Soprattutto, bisogna uscire dalla trappola della ricerca in un’idea che possa immediata spendibile in altri media. Una tendenza sempre più evidente nei comics moderni, che ha colpito anche autori celebri del panorama fumettistico.

“Un sacco di persone sicuramente guardano allo sfruttamento della loro creazione e probabilmente Robert e io con The Walking Dead siamo stati tra i principali istigatori! Quando ho iniziato il mondo dei comics aveva molto più denaro, non avevamo internet, non avevamo questa connessione non avevamo social media ma avevamo editori che venivano dall’America, dall’Europa a Londra o in un altro luogo a guardare il lavoro dei comics e non abbiamo più questo. Ora senza questa guida, si rischia di perdersi.”

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Classe '81, da sempre appassionato di pop culture, con particolare passione per il mondo dei comics e la fantascienza. Dal 2015 condivide queste sue passioni collaborando con diverse testate, online e cartacee. Entra nella squadra di ScreenWorld come responsabile dell'area editoria con una precisa idea: raccontare il mondo del fumetto da una nuova prospettiva