Il panorama del fumetto giapponese ha attraverso diverse fasi di transizione spesso guidate dalle evoluzioni dello scenario dell’animazione spesso dettati da studi e personalità estremamente lungimiranti. Fra questi c’è da annoverare sicuramente lo studio Gainax che, dopo Nadia e Il Mistero della Pietra Azzurra e Neon Genesis Evangelion, provò ad imprimere nel 2007 una nuova sterzata con Gurren Lagann. Poco dopo il debutto sul piccolo schermo, l’opera fu trasposta in un adattamento manga ad opera del disegnatore Kotaro Mori.
Di cosa parla Gurren Lagann

In un lontano futuro, l’umanità vive in villaggi sotterranei ignari dell’esistenza del cielo, delle stelle e della superficie terrestre. La società è ridotta a una sussistenza primitiva e opprimente, in cui la principale attività di sopravvivenza consiste nello scavare gallerie per espandere gli angusti spazi abitativi e prevenire i continui crolli causati dai frequenti terremoti che flagellano il sottosuolo.
Nel villaggio di Giha vivono Simon – un ragazzino introverso ma dotato di un talento naturale e per lo scavare che compie con rassegnata dedizione – e Kamina, carismatico, irrequieto e animato da un’incrollabile fede nell’esistenza di un “mondo esterno”, una superficie vasta e libera che ha intravisto da bambino insieme a suo padre prima di essere costretto rifugiarsi sottoterra. Proprio per questo, Kamina ha fondato la Brigata Gurren con l’obiettivo esplicito di infrangere le rigide regole imposte dal capo del villaggio e superare la barriera di roccia che li imprigiona.
Durante una delle sue sessioni di scavo, Simon si imbatte in due oggetti straordinari: una piccola trivella luminescente dalle proprietà singolari, chiamata Core Drill, e un minuscolo robot sepolto nella roccia, costituito principalmente da un’enorme faccia antropomorfa, che verrà successivamente ribattezzato Lagann. Quasi contemporaneamente, il soffitto del villaggio crolla, lasciando precipitare un enorme e mostruoso robot nemico, un Gunmen, seguito da una giovane e carismatica cacciatrice di nome Yoko, armata di un fucile di precisione a lungo raggio e proveniente dal vicino villaggio di Littner.
Grazie all’attivazione del Lagann tramite la trivella di Simon, i tre riescono a sconfiggere la minaccia e a proiettarsi per la prima volta sulla superficie terrestre. Simon e Kamina scoprono che l’intera umanità è costretta a vivere nel sottosuolo a causa del dispotico Lordgenome, il quale comanda un esercito di Uomini-bestia (ibridi antropomorfi creati artificialmente) alla guida dei Gunmen, con l’ordine tassativo di eradicare qualsiasi insediamento umano che tenti di abitare la superficie.
Kamina, grazie alla sua straordinaria forza d’animo, riesce a prendere il controllo di un Gunmen nemico, battezzandolo Gurren, e combinandolo con il Lagann di Simon per formare il Gurren Lagann. Dopo questa prima schermaglia, la Brigata Gurren si espande velocemente, accogliendo alleati da altri villaggi sotterranei e strutturandosi come un vero e proprio esercito di liberazione.
La decostruzione mecha all’alba della Gen Z

Gurren Lagann si colloca in una fase di profonda transizione generazionale, segnando il passaggio dalle dinamiche culturali dei Millennials a quelle emergenti della Generation Z. Questo passaggio si riflette in modo netto nella gestione dei topoi del genere mecha e nella sua filosofia di fondo.
Il genere dei robottoni ha storicamente vissuto due grandi stagioni: l’era dei Super Robot (caratterizzata dall’eroismo epico, dai toni accesi e dalla netta dicotomia tra bene e male incarnata dalle opere di Go Nagai) e l’era dei Real Robot (inaugurata da Mobile Suit Gundam, incentrata sulla geopolitica, sul realismo tecnologico e sulla tragedia della guerra). Nel 1995, lo stesso studio Gainax, guidato da Hideaki Anno, aveva operato una decostruzione radicale del genere con Neon Genesis Evangelion, introducendo il nichilismo, il trauma psicologico, l’inadeguatezza dell’adolescente e il rifiuto della responsabilità come specchio della crisi esistenziale dei Millennials.
Gurren Lagann parte da questa decostruzione rivalutandone la portata. Il nichilismo e il rifiuto della responsabilità sono deliberatamente assimilati e in parte superati attraverso una riaffermazione iperbolica della volontà umana. Se i Millennials si riconoscevano nell’isolamento e nell’ansia sociale di Shinji Ikari, la nascente Gen Z – cresciuta in un mondo già globalizzato, precario e segnato da crisi sistemiche – sperimenta la necessità di una reazione collettiva, pragmatica e priva di sovrastrutture ciniche.
Si parte già decostruendo lo stereotipo del pilota mecha infallibile attraverso la figura di Kamina. Pur apparendo come il classico leader carismatico in perfetto stile Go Nagai, Kamina rivela una profonda consapevolezza della propria fragilità; la sua è una messinscena calcolata, una maschera di assoluta sicurezza indossata esclusivamente per dare speranza a Simon e agli altri.
La vera forza dell’opera non risiede nell’eroe solitario e gravato dal peso della responsabilità bensì nella cooperazione e nel passaggio del testimone. Simon infatti non imita Kamina ma trova una propria via all’indipendenza, priva di machismo e fondata su una prova resilienza interiore.
Gurren Lagan introduce inoltre un concetto molto interessante, quello della Spirale. Si tratta della forma di energia primaria della serie che funge da perfetta metafora filosofica. Rappresenta infatti l’energia dell’evoluzione, della crescita biologica e della determinazione cosciente, simboleggiata dalla doppia elica del DNA e dalla forma della trivella.
A questo concetto, elemento di profonda modernità tematica, viene contrapposto quello degli Anti-Spirali. Questi ultimi non sono entità malvagie nel senso classico, ma una fazione che ha scelto l’immobilità e l’autolimitazione per prevenire la Spiral Nemesis, ovvero il collasso dell’universo causato da una crescita iperbolica e incontrollata dei consumi energetici.
Questo scontro concettuale racchiude e anticipa tutte le ansie della Gen Z legate ai limiti dello sviluppo, al cambiamento climatico e alla sostenibilità. Gurren Lagann risolve questo dilemma non abbracciando il nichilismo o la decrescita felice degli Anti-Spirali, ma proponendo una terza via: una crescita responsabile, guidata dalla memoria del passato e dal rispetto per le generazioni future.
Molto interessante è anche notare come la serie abbracci alcuni concept tipici della narrativa high sci-fi moderna, uno su tutti la scala. Il “conflitto” parte da una premessa minimale allargandosi al cosmo infinito. In questo senso anche i mecha di Gurren Lagann sfondano letteralmente i cieli: sono sempre più grandi e impossibili da “misurare” contravvenendo all’idea di macchine in senso lato ma configurandosi come veri e propri “concetti” biologici specchio della coscienza dei piloti.
Il disegno di Kotaro Mori: tradurre il dinamismo dell’animazione su carta

L’anime di Gurren Lagann (diretto da Hiroyuki Imaishi, futuro fondatore dello Studio Trigger) era contrassegnato da una ipercineticità, dal ritmo sincopato e da prospettive estreme spesso deformate. Per l’adattamento manga, Kotaro Mori decide di non riprodurre queste peculiarità ma lavora invece sul layout della pagina per preservare la medesima energia visiva.
La gabbia è irregolare e spesso viene sfondata optando per tagli obliqui, inquadrature dal basso che accentuano la monumentalità dei mecha e spettacolari splash pages destinate a immortalare i momenti di massima tensione drammatica.
Il tratto è versatile e pulito, character design rimane fedele a quello di Atsushi Nishigori, valorizzando l’espressività emotiva dei volti. Tuttavia, è nelle sequenze di combattimento e nelle spettacolari evoluzioni dei Gunmen che il mangaka esprime appieno il proprio talento. Mori fa un uso estensivo delle linee dinamiche e del contrasto fra neri pieni e sfumature ottenute tramite i retini. Questo contrasto permette di mantenere la matericità dei mecha ma al contempo l’assoluto dinamismo nelle sequenze d’azione.
Rileggere Gurren Lagann oggi e la Double Edition di Planet Manga
L’adattamento manga di Gurren Lagann gode di una propria specifica identità, capace di offrire spunti di riflessione autonomi rispetto all’anime a cui si ispira. Prima di tutto si tratta con rispetto il materiale di partenza e si sfruttano tutte le peculiarità del medium fumetto, il risultato è un manga che pur spingendo forte sull’azione riesce a ricavarsi momenti di riflessione e un buon approfondimento su personaggi secondari e aspetti che l’anime trattava in maniera più sbrigativa.
Planet Manga ripropone Gurren Lagann in questa nuova Double Edition che accorpa due tankobon originali in un unico tomo per un totale di 5 tomi. Il primo è di circa 384 pagine, formato 13×18 centimetri con sovraccoperta.
La qualità della stampa della Double Edition evidenzia un netto miglioramento rispetto alle passate edizioni tascabili. La resa dei neri è profonda e uniforme, un fattore cruciale per valorizzare lo stile grafico di Kotaro Mori, ricco di contrasti netti e campiture scure. La carta utilizzata offre una buona opacità e consistenza, riducendo al minimo i fenomeni di trasparenza del retro pagina durante la lettura soprattutto delle scene d’azione più concitate.
