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Cinque anni fa, nel pieno della pandemia, Ice Cube si trovava sul set di La guerra dei mondi, ma in una situazione decisamente anomala. Come ha raccontato recentemente durante una livestream con Kai Cenat, l’attore ha girato le sue scene in totale isolamento, senza la presenza fisica del regista Rich Lee né degli altri membri del cast. Un’esperienza surreale, durata 15 giorni, resa necessaria dalle restrizioni imposte dal Covid-19. Questo spiega perché l’intero film, uscito su Prime Video dopo un lungo periodo di post-produzione, si svolge interamente su schermi di computer. Una scelta stilistica che, seppur dettata dalla necessità, si è rivelata stranamente profetica, come sottolinea lo stesso Ice Cube: “Se davvero scoppiasse una guerra mondiale, ognuno di noi probabilmente la seguirebbe attraverso uno schermo“.

Ma la particolarità di questo La guerra dei mondi non si limita alla modalità di ripresa. Ice Cube ha infatti rivelato che il film, inizialmente prodotto dalla Universal, è stato poi venduto ad Amazon Prime. La post-produzione, resa complessa dall’utilizzo di filmati provenienti da telecamere di sorveglianza sparse per il mondo, ha contribuito al ritardo nell’uscita. Accanto a Ice Cube, nel film troviamo Eva Longoria, Clark Gregg, Andrea Savage, Iman Benson e Henry Hunter Hall. La sceneggiatura, scritta da Kenneth A. Golde e Marc Hyman, rappresenta l’ennesimo adattamento del celebre romanzo di H.G. Wells, La guerra dei mondi, pubblicato nel 1898 e già portato sul grande schermo in numerose occasioni, a partire dal leggendario radiodramma di Orson Welles del 1938.

Ice Cube in una scena di La guerra dei mondi
Ice Cube in una scena di La guerra dei mondi, fonte: Prime Video

Nonostante l’idea di fondo, un aggiornamento del concept originale in chiave moderna e tecnologica, la critica non ha premiato questo reboot. Su Rotten Tomatoes, il film ha ottenuto un deludente 4% di recensioni positive e facendolo diventare uno dei film più trash dell’anno. Un risultato che fa riflettere sull’efficacia di questo approccio screenlife e sulle difficoltà di adattare un classico della letteratura fantascientifica ai tempi della pandemia e delle webcam.

L’esperienza di La guerra dei mondi solleva interrogativi interessanti sul futuro del cinema. Le restrizioni imposte dalla pandemia hanno spinto la produzione a sperimentare nuove forme di storytelling, ma il risultato, in questo caso, non sembra aver convinto il pubblico né la critica. Resta da vedere se questo tipo di approccio, nato dalla necessità, potrà evolversi e trovare una sua dimensione artistica in futuro, o se rimarrà un esperimento legato a un periodo storico particolare. Ma non solo, perché un film nato per essere come qualsiasi altro è stato poi considerato trash e, attraverso il passaparola del pubblico, sta diventando in qualche modo un cult. Incredibile cosa può fare un pubblico divertito.

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Nato il 19 Dicembre 1992, ha capito subito che il cinema era la sua strada. Dopo essersi laureato in filosofia all'università di Palermo e aver seguito esami, laboratori e corsi sulla critica, la storia del cinema e la scrittura creativa, si è focalizzato sulle sue più grandi passioni: scrivere e la settima arte. Ha scritto per L'occhio del cineasta ed è stato redattore per Cinesblog fino alla sua chiusura. Ora si occupa di news e articoli per ScreenWorld.it, per CinemaSerieTv.it e CultWeb.it