Emerge un nuovo tassello destinato a riaccendere uno dei dibattiti più controversi della storia della musica e dello spettacolo. Un audio inedito di Michael Jackson, inserito in un documentario televisivo, riporta parole intime e disturbanti pronunciate dalla popstar sui bambini e sul rapporto che diceva di avere con loro. Registrazioni che tornano a interrogare l’opinione pubblica, a distanza di anni dalla sua assoluzione, e che mostrano quanto il confine tra narrazione personale, percezione mediatica e giudizio storico resti ancora oggi fragile e irrisolto.
Le registrazioni provengono da The Trial, una docuserie in quattro episodi realizzata dalla britannica Wonderhood Studios e trasmessa da Channel 4. Il progetto si concentra sul processo penale che nel 2005 portò all’assoluzione di Michael Jackson da tutte le accuse di abuso sessuale su minori, dopo 14 settimane di udienze nei pressi di Los Angeles. L’obiettivo dichiarato dagli autori è quello di superare la spettacolarizzazione mediatica per affrontare questioni più profonde legate alla fama, alla razza e al funzionamento del sistema giudiziario americano.

Negli audio, la voce di Jackson – morbida e acuta – racconta un rapporto che definisce spontaneo e affettivo con i bambini. “I bambini finiscono per innamorarsi della mia personalità… vogliono solo toccarmi e abbracciarmi… e questo a volte mi mette nei guai“, dice in una delle registrazioni. In un altro passaggio, la popstar afferma che l’idea di non poter più vedere dei bambini sarebbe stata per lui insopportabile, arrivando a dire: “Se mi dicessero che non potrò mai più vedere un bambino, mi ucciderei“. Frasi che, decontestualizzate dal momento storico e personale, risultano scioccanti e difficili da ignorare.
All’interno del documentario, Jackson ribadisce più volte la propria innocenza. “Sono completamente, completamente innocente“, afferma, sostenendo che le accuse abbiano rappresentato il punto più basso della sua vita. Le accuse mosse contro il re del pop furono estremamente gravi: molestia di un minore, somministrazione di alcolici a un bambino, abuso dopo averlo fatto ubriacare e complotto per trattenere un minore e la sua famiglia all’interno del Neverland Ranch. Le indagini e il processo trasformarono la sua vita privata in un caso globale, amplificato da una copertura mediatica senza precedenti. Il 13 giugno 2005, una giuria di Santa Maria, in California, lo dichiarò non colpevole su tutti i capi d’accusa.



