Fin dalle origini del cinema, l’amore è stato uno dei suoi motori narrativi fondamentali. Da Broken Blossoms (1919) di D.W. Griffith a City Lights (1931) di Charlie Chaplin, fino ai grandi lungometraggi hollywoodiani degli anni Cinquanta, i grandi cineasti ci hanno abituato a storie da copertina, spesso eroiche, utopiche, basate su sacrificio, destino e idealizzazione. Con il tempo, il genere romantico si è affermato in maniera sempre più prorompente nel mercato cinematografico, influenzando il modo in cui oggi raccontiamo l’amore sullo schermo.
Che dire però di quei film che non hanno a che fare direttamente con il “principio vivificante della natura” (citando Leopardi), ma che nascondono storie romantiche divenute iconiche? Spesso nascono nei luoghi più inattesi: tra galassie lontane, in mondi distopici, in fiabe dark. Ecco 10 tra le più celebri e rilevanti storie d’amore che dimostrano che il cinema non romantico è spesso il luogo dove il romanticismo è più autentico, fragile e indimenticabile.
1. Han e Leia (Star Wars)

Tra le coppie più appassionanti, si ricorda Han Solo e Leia Organa, due tra i protagonisti della saga originale di Star Wars (1977–1983, principalmente Una nuova speranza, L’Impero colpisce ancora e Il ritorno dello Jedi), che rappresentano uno degli amori più iconici del cinema moderno. Il buon George Lucas ci ha abituati a lotte epiche e scontri fantascientifici tra Bene e Male a colpi di spade laser, eppure in Star Wars pulsa una storia d’amore davvero intensa.
Il rapporto tra i due inizia con scontri e sarcasmo. Leia, magistralmente interpretata da Carrie Fisher, vede Han (Harrison Ford) come un mercenario egoista e superficiale; lui la considera una principessa irritante ma allo stesso tempo intrigante e quasi irraggiungibile. In Una nuova speranza, prima che Han venga ibernato nella grafite, assistiamo a uno dei più iconici scambi di battute. Leia dichiara il suo amore, e Han risponde con un classico “Lo so”, una battuta che poi Lucas rivelerà essere stata improvvisata da Ford. Un modo originale di costruire tensione romantica in un film d’azione, senza ricorrere ai cliché del melodramma.
La coppia ha sicuramente definito un modello nel cinema di fantascienza e d’azione. Quello tra i due eroi galattici è un sentimento che nasce dalla collaborazione nella lotta contro il Male e che non viene dichiarato subito. Questo legame riesce ad unire due personaggi così distanti per ruolo narrativo e per caratteristiche caratteriali accomunati da un obiettivo comune. La coppia ha sicuramente influenzato altre coppie in film non romantici, tra cui quella che analizzeremo nel prossimo paragrafo.
2. Neo e Trinity (Matrix)

Neo e Trinity, i protagonisti di Matrix (1999–2021), mettono in scena una delle storie d’amore più iconiche ed eleganti all’interno di un film d’azione. Le sorelle Wachowski ci hanno abituati a combattimenti spettacolari e a riflessioni profondamente filosofiche sulla vera libertà, pur conservando una forte vena sentimentale.
Trinity (Carrie-Anne Moss) è lo specchio del film in cui è collocata: inizialmente enigmatica e quasi mitologica, si rivela man mano che la vicenda procede. Osserva Neo (Keanu Reeves) come il Prescelto, l’Eletto capace di cambiare il destino dell’umanità, ma Neo non è altro che un uomo comune catapultato in un mondo sconosciuto. Nella distopia e nell’assurdità del freddo mondo di Matrix, è proprio il particolare rapporto tra i due, e la dichiarazione d’amore di Trinity, a salvare Neo e a innescare la sua rinascita come Eletto, trasformando il sentimento in un vero e proprio motore narrativo.
La coppia ha contribuito a ridefinire il ruolo dell’amore nei film di fantascienza cyberpunk e d’azione, visto come una forma di resistenza a un sistema oppressivo, un po’ come Han e Leia che abbiamo visto precedentemente, o come dei moderni Winston e Julia in 1984 di Orwell. Neo e Trinity incarnano quindi un modello in cui l’amore non è solo una conseguenza della trama, ma una forza capace di plasmare il destino del mondo.
3. WALL·E e Eve (WALL·E)

Una coppia inusuale, ma perfetta, è quella formata da WALL·E ed EVE, protagonisti dell’omonimo film Pixar WALL·E (2008). Il legame tra questi simpatici esserini animati rappresenta una delle storie d’amore più poetiche e sorprendenti del cinema d’animazione contemporaneo, nonostante il film nasca come una favola ecologista. Il regista e scrittore del film, Andrew Stanton, costruisce un racconto quasi muto, affidato a immagini e gesti minimi, in cui il sentimento emerge da piccole azioni come un fiore timidamente conseganto all’amata o sguardi umani che peró appartengono a macchine.
Fin dalle prime sequenze del lungometraggio ci viene presentato WALL·E come un robot solitario, programmato per compattare rifiuti in una Terra ormai abbandonata dall’umanità, mentre EVE è una sonda elegante e tecnologicamente avanzata, inviata per cercare segni di vita sul pianeta. Il loro incontro segue una dinamica quasi classica: lui è ingenuo, curioso, empatico; lei è fredda e terribilmente efficiente. Tuttavia, è proprio l’umanità quasi involontaria di WALL·E a scalfire la rigidità di EVE e rivoluzionare il loro rapporto. Questo particolare amore che i film della Pixar riescono ad evocare con pochi disloghi e immagini importanti, richiama molto il cinema muto di Chaplin e Keaton, a cui Stanton ha dichiarato di essersi ispirato.
La coppia rappresenta anche una potente metafora: due macchine che sviluppano un sentimento in un mondo in cui gli esseri umani hanno smesso di “essere”, di oggettificarsi e di ragionare con la propria mente. In questo senso, WALL·E ed EVE sono una critica alla disumanizzazione tecnologica e al consumismo, dove l’amore diventa un atto di ribellione contro l’inerzia e l’automatismo. Il loro legame non è un semplice subplot, ma il vero motore capace di influenzare il destino dell’umanità.
4. Joker e Harley Quinn (DC / Joker)

Una delle relazioni più disturbanti ma allo stesso tempo emblematiche del cinema e del fumetto moderno è quella tra Joker e Harley Quinn, proveniente dall’universo DC e recentemente riproposta in Joker: Folie à Deux. A differenza delle coppie eroiche, della commedia spicciola o dei grandi classici degli anni Cinquanta, qui l’amore si colloca nel territorio del caos, della follia e della manipolazione. Un amore che di amore, alla fine, ha ben poco: una relazione tossica che ritaglia il suo spazio all’interno di un contesto supereroistico.
Harley Quinn nasce come psichiatra, incaricata di curare il Joker, ma finisce per innamorarsi di lui, trasformandosi nella sua complice criminale e nel suo alter ego. Joker, incarnazione del caos e dell’anarchia morale, magistralmente interpretato da Joaquin Phoenix nella pellicola di Phillips, vede in Harley una pedina, una spalla comica e una vittima emotiva, più che una vera partner. Il loro rapporto è costruito su una dinamica di dipendenza affettiva e abuso psicologico, un elemento che rende la coppia affascinante anche dal punto di vista estetico e allo stesso tempo inquietante.
Harley nasce nel 1992 per la serie animata e ottiene un successo tale da essere introdotta nei fumetti ufficiali, un caso raro di personaggio transmediale e fuori dal comune. Come altre coppie nei film e nei fumetti non romantici, il loro legame non è un semplice elemento decorativo, ma una chiave interpretativa del personaggio e del mondo narrativo in cui si muovono.
5. Truman e Sylvia (The Truman Show)

Truman Burbank e Sylvia (nello show Lauren), protagonisti di The Truman Show (1998) di Peter Weir, rappresentano una delle storie d’amore più atipiche. I due sono inseriti in un film che è prima di tutto una satira mediatica e una profondissima riflessione filosofica sul libero arbitrio. Truman (Jim Carrey) lo conosciamo tutti: l’inizialmente ingenuo ragazzo che vive in un mondo artificiale, inconsapevole di essere il protagonista di un gigantesco reality show, mentre Sylvia (Natascha McElhone) è un’attrice del programma che, innamoratasi sinceramente di lui, tenta di rivelargli la verità.
Si svolge tutto in pochissimi minuti: l’amore che ci viene proposto è frammentario, fugace e a tratti impercettibile. La loro relazione è, per definizione, impossibile. Il sentimento di Truman per Sylvia, che vede in lei il sinonimo di verità e libertà, è alimentato dal mistero e diventa il simbolo di un desiderio autentico in un mondo costruito, e soprattutto la scintilla che lo spinge a partire verso le Figi in cerca della propria essenza.
La coppia incarna ovviamente e volutamente una metafora: l’amore come ricerca della verità e come atto di resistenza contro un sistema oppressivo, a tratti distopico (anche se l’ambientazione temporale non è mai del tutto definita), che manipola e spettacolarizza l’esistenza umana. A differenza di altre coppie nate dalla condivisione di una missione o di un conflitto, come quelle precedentemente proposte, Truman e Sylvia rappresentano un amore fondato sull’evadere da tutto e tutti. Anche nel finale del film resta tutto aperto, e ci piace pensare che quella porticina posta sopra alle scale potrebbe essere l’inizio di qualcosa di più vero fra i due.
6. Carl e Ellie (Up)

Tra i tantissimi capolavori del mondo Pixar, oltre a WALL·E che abbiamo appena citato, risulta davvero profonda la riflessione sentimentale che Pete Docter ci offre con la sequenza iniziale di Up (2009). Questo prologo, diventato ormai iconico e riportato migliaia di volte su social e canali di informazione, in pochi minuti riesce a condensare un’intera vita condivisa, trasformando l’amore in memoria, perdita e resilienza.
All’inizio del film vediamo Carl ed Ellie che si incontrano da bambini, uniti dal sogno dell’avventura e dal desiderio di esplorare il mondo. La loro relazione si sviluppa attraverso gesti quotidiani, piccoli sacrifici e il tentativo di unire due personalità e due mondi completamente distinti, che insieme si fondono. La morte di Ellie, mostrata senza retorica ma con una delicatezza rara, segna profondamente il protagonista, che si chiude in sé stesso e nel ricordo di un passato idealizzato. È proprio il viaggio intrapreso in età avanzata, con la casa sospesa dai palloncini che tutti conosciamo, a trasformarsi in una metafora del lutto e dell’accettazione, ma anche della possibilità di nuove relazioni e di una nuova forma di apertura al mondo.
Per questo dobbiamo costatare che la coppia ha essenzialmente ridefinito il modo di rappresentare l’amore nel cinema d’animazione, spostandolo dall’innamoramento giovanile alla vita coniugale, alla vecchiaia e alla perdita: temi che raramente vengono affrontati in un film destinato anche a un pubblico infantile, proprio per la necessità di una fermezza narrativa e di un tatto non indifferente.
7. Guido e Dora (La vita è bella)

Ci spostiamo in Italia citando Guido e Dora, protagonisti del film premiato agli Oscar La vita è bella (1997) di Roberto Benigni. Essi, amanti anche nella vita reale, rappresentano una delle storie d’amore più intense del cinema contemporaneo e vengono catapultati all’interno di un dramma storico e di una riflessione sulla memoria della Shoah, alleggeriti dalla comicità toscana di Benigni.
Guido (Roberto Benigni) è un personaggio solare, ironico e idealista, che conquista Dora (Nicoletta Braschi) con un corteggiamento fiabesco, in cui il caso e la fantasia sembrano guidare il destino dei due. Il loro amore nasce come una favola moderna: lui, un po’ impacciato ed economicamente disagiato, riesce a conquistare la sua “principessa”, ma questo sentimento viene brutalmente interrotto dalla deportazione nei campi di concentramento, dove Guido trasforma la realtà in un gioco per proteggere la sua amata e l’adorabile figlio Giosuè dalla violenza circostante. Dora, pur non essendo ebrea, sceglie di seguire il marito e il figlio, incarnando una forma di amore assoluto e di sacrificio consapevole.
L’amore, in questo caso, non è evasione, ma un atto etico e politico: una forma di opposizione simbolica alla disumanizzazione totale che il regime nazista adottava nei confronti delle famiglie. Come altre coppie precedentemente analizzate, Guido e Dora dimostrano come il cinema possa usare il legame sentimentale non solo per emozionare, ma per interrogare la Storia e la natura stessa dell’esperienza umana.
8. Forrest e Jenny (Forrest Gump)

Torniamo nuovamente a Hollywood per parlare di una delle storie d’amore più discusse, complicate ma allo stesso tempo leggendarie: Forrest Gump e Jenny Curran, protagonisti di Forrest Gump (1994) di Robert Zemeckis. In un’opera che attraversa i decenni della storia americana, mostrando le incredibili gesta di questo personaggio ironico a cui lo spettatore non può che affezionarsi, il sentimento diventa una costante emotiva e l’amore che Forrest nutre per Jenny è un filo rosso che li unisce per tutta la vita.
Forrest (Tom Hanks) ama Jenny (Robin Wright) con una devozione semplice e assoluta. Jenny, al contrario, è un personaggio irrequieto e traumatizzato, simbolo della controcultura e delle ferite del sogno americano, che fugge costantemente da Forrest e da se stessa. La loro relazione è segnata da asimmetria e incomprensione: se per Forrest rappresenta la donna tipica del Dolce Stilnovo, un angelo da proteggere e amare, per Jenny Forrest è un rifugio, un’innocenza perduta, qualcosa che la vita le ha negato ma che resta unico e prezioso, richiedendo comprensione e delicatezza. Celebre è la sua frase: “Forrest, tu non sai cosa sia l’amore”, a cui il protagonista risponde implicitamente con l’intera sua esistenza, dimostrando che l’amore può essere più un atto concreto che una definizione astratta.
Zemeckis inserisce il sentimento in una struttura episodica e storica, dove l’amore non è il centro del racconto, ma una presenza persistente che attraversa il tempo. Per molti Jenny incarna il lato oscuro, un Sith che minaccia l’innocenza e la bontà del nostro guerriero Gump, ma in realtà il personaggio funziona esattamente così, incarnando perfettamente il mondo disilluso dell’America post-anni Sessanta. Come altre coppie analizzate, il loro legame non serve solo a commuovere, ma a riflettere su memoria, trauma e identità nazionale, trasformando la storia d’amore in un dispositivo narrativo e simbolico di portata universale.
9. Richie e Margot (I Tenenbaum)

Inserire nella lista Richie e Margot Tenenbaum, protagonisti di The Royal Tenenbaums (2001) di Wes Anderson, era un dovere. Il film, tra i più celebri del regista statunitense, conserva una delle storie d’amore più eccentriche ma allo stesso tempo profondamente ed esteticamente stilizzate del cinema indipendente contemporaneo, proiettata in maniera quasi silente all’interno di una commedia familiare, una fiaba malinconica e una riflessione sull’incomunicabilità.
Richie (Luke Wilson) e Margot (Gwyneth Paltrow) sono fratelli adottivi, legati da un rapporto ambiguo che il regista tratta con delicatezza e pudore. Richie è un ex prodigio del tennis, fragile e introverso; Margot è una figura enigmatica, distante e autodistruttiva, che ha assorbito i drammi familiari per anni. L’amore di Richie è sofferto ma allo stesso tempo voluto, desiderato. Margot, invece, come un’icona pop decadente, rimane una presenza sfuggente, incapace di stabilire legami stabili.
Il sentimento è sintomo di una disfunzione affettiva e di una nostalgia irrecuperabile. Attraverso gesti plateali di ribellione, come la celebre scena del suicidio sulle note di Elliott Smith, i due cercano di evadere da questo muro che solo loro e le circostanze familiari hanno eretto. In un film che parla di fallimenti, genio infantile perduto e incapacità di crescere, il loro legame funge quindi da metafora dell’impossibilità di un amore adulto e maturo.
10. Elisa e la Creatura (La forma dell’acqua)

Tra la fantascienza, il melodramma e quel gotico fiabesco tipico del cinema del cineasta messicano, è incredibile come l’amore non solo sia il tema portante di questa opera, ma anche un atto politico ed estetico, un gesto di ribellione contro la normalizzazione e la paura del diverso.
La protagonista del film è la dolce ma furba Elisa (Sally Hawkins), una donna muta, solitaria e marginalizzata, che lavora come addetta alle pulizie in un laboratorio governativo negli Stati Uniti della Guerra Fredda. La Creatura, che riveste nella realtà il corpo del grande mimo Doug Jones, è un essere anfibio catturato e studiato come un oggetto, simbolo dell’Altro assoluto, del mostro: un moderno Frankenstein che fa paura, è scomodo perché semplicemente diverso. Tra i due nasce un legame basato su gesti, sguardi, musica e silenzi, in cui la comunicazione non verbale diventa il linguaggio privilegiato dell’intimità. Del Toro, come ci ha abituati ormai da anni, costruisce un amore che sfida le categorie di specie, lingua e normalità, come se facesse mutare la morale e la trama de La Bella e la Bestia.
L’amore tra due mostri agli occhi della società diventa una forma di resistenza contro razzismo, sessismo e conformismo. Del Toro, grande amante dei mostri tragici del cinema classico (da Creature from the Black Lagoon a King Kong), ribalta il punto di vista, facendo del mostro l’oggetto d’amore e dell’uomo normale il vero antagonista. La coppia, come tutte le altre che abbiamo affrontato, dimostra come il cinema, anche quando non nasce come romantico, non possa fare a meno del sentimento come motore narrativo e tematico. Che si tratti di eroi galattici, ribelli cyberpunk, emarginati sociali o mostri fiabeschi, l’amore diventa la forza che muove la storia e lascia riflessioni allo spettatore, facendolo sognare. Perché, alla fine, l’amore è una forza più formidabile di qualsiasi altra.


