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Quando Lady Gaga entra in scena ne Il Diavolo Veste Prada 2, non è solo per cantare: c’è un conto in sospeso con Miranda Priestly, e questa volta la terribile direttrice di Runway non ha più tutte le carte in mano. Il cameo della popstar nel sequel più atteso dell’anno è molto più di una semplice performance musicale: si tratta di una resa dei conti mascherata da favore professionale, un gelo sottile che attraversa il backstage milanese e si materializza in una sola, perfetta stilettata verbale.

Nel film, ambientato in un’industria della moda che scricchiola sotto il peso della crisi dell’editoria patinata, Miranda Priestly si trova a dover chiedere aiuti che un tempo non avrebbe mai contemplato. La rivista Runway non naviga più nell’oro, i budget sono stretti, e persino chi comandava con il pugno di ferro deve abbassarsi a mendicare favori. Il favore in questione ha il volto di Lady Gaga, che accetta di esibirsi gratuitamente durante una sfilata organizzata nell’orbita della rivista. Zero compenso per una delle artiste più pagate al mondo: già questo basta a far drizzare le antenne.

Ma il gelo tra le due donne affonda le radici nel passato, poiché anni prima Miranda aveva voluto Gaga a tutti i costi sulla copertina di Runway. La scelta sembrava audace, visionaria, perfetta per dare una scossa a un pubblico adagiato sulle solite icone… ma quel numero si rivelò un disastro commerciale. E quando le due donne si incontrano nel backstage della sfilata milanese girata all’Accademia di Brera, Gaga appare fredda, distante, e non spreca energie a fingere gentilezza davanti alla donna che un tempo la utilizzò come capro espiatorio. Dopo che Miranda esce dalla stanza, la cantante si volta verso il suo staff e chiede, con un tono che è puro ghiaccio: “Chi l’ha fatta entrare qui?“. Poche parole, devastanti. Una vendetta perfettamente calibrata, degna dell’universo spietato de Il Diavolo Veste Prada.


Ma costruire quella scena, quel momento di tensione elegante, ha richiesto giorni di lavoro sul set. A raccontarlo sono state alcune comparse che hanno partecipato alle riprese. Giampiero Giambona, influencer digitale italiano, ha condiviso su Instagram i dettagli di quei tre giorni di riprese alla sfilata milanese. “Questa scena con Lady Gaga non è andata come pensate“, ha spiegato.

“Stavamo girando questa scena, ma in realtà la canzone era un inedito. Lei era stata molto precisa, ad esempio niente cellulari, quindi eravamo controllati durante i vari ingressi nelle scene. Con Lady Gaga abbiamo girato tre giorni e per i primi due giorni in realtà quello che abbiamo sentito era soltanto la base della canzone. Solo l’ultimo giorno ha cantato realmente”.

– Giampiero Giambona

Anche Federica Mochi, giornalista di AdnKronos, era presente come comparsa e ha raccontato l’intensità di quelle ore. Lady Gaga si è esibita a cappella, senza musica di sottofondo, indossando un abito Versace già sfoggiato ai Grammy del 2012: corpetto strutturato, spalline pronunciate, gonna in rete e una maschera tempestata di cristalli Swarovski. Nonostante piccoli problemi tecnici con il vestito, una manica che iniziava a staccarsi e una gonna che rischiava di farla inciampare, la Germanotta è rimasta impeccabile fino alla fine, ripetendo i ciak per ore con angolazioni diverse e cambi di luce continui.


Prima di lasciare il set, Lady Gaga è tornata in passerella per salutare il pubblico presente, accolta da una standing ovation spontanea. E in lontananza, come una visione eterea, è apparsa anche Meryl Streep vestita di bianco. Due icone, due mondi che si sfiorano senza mai davvero toccarsi. Il risultato finale è una delle sequenze più suggestive del film. L’esibizione di Shape of a Woman tra le modelle che sfilano sulla passerella ricreata all’Accademia di Brera trasforma la scena in pura performance cinematografica: luci soffuse, abiti d’alta moda, atmosfera elegante e la voce di Lady Gaga che riempie lo spazio con una potenza che nessuna base registrata avrebbe potuto restituire.

La parte musicale, del resto, è centrale nel cameo di Gaga. L’artista firma tre brani originali per la colonna sonora: Runway, in collaborazione con Doechii, già utilizzato nel trailer, più Shape of a Woman e Glamorous Life. Runway è il pezzo più immediatamente legato all’immaginario del film, un mix di passerella, passo, posa e sfrontatezza, pensato per accompagnare entrate sceniche e momenti di pura ostentazione fashion. Shape of a Woman apre la soundtrack ed è una canzone pop vivace che accompagna proprio la performance milanese. Il titolo dialoga perfettamente con il mondo della moda, evocando silhouette, forme, corpi plasmati dal design. È il lato più fisico e performativo del pacchetto musicale.

Glamorous Life guarda invece alla seduzione della fama, uno dei territori naturali di Lady Gaga: il luccichio come promessa e come trappola, la vita scintillante osservata da vicino e in tutta la sua ambiguità. Dentro il mondo di Miranda Priestly, questa canzone suona come la più rivelatrice. Il glamour resta bellissimo, magnetico, irresistibile. Ma non è mai gratis. C’è sempre un prezzo da pagare, una copertina fallita da dimenticare, una vendetta fredda da servire al momento giusto.

Anne Hatwhay come Andrea Sachs e Maryl Streep come Miranda Priestly in una scena di Il Diavolo veste Prada 2, fonte: 20th Century Studios
Anne Hatwhay come Andrea Sachs e Maryl Streep come Miranda Priestly in una scena di Il Diavolo veste Prada 2, fonte: 20th Century Studios

Lady Gaga entra ne Il Diavolo Veste Prada 2 dalla porta più naturale per lei: quella della performance, della musica, del corpo che si fa spettacolo. Ma resta per regolare i conti. E in un universo dove le parole sono lame affilate e i silenzi urlano più forte delle scenate, la sua domanda glaciale nel backstage vale più di qualsiasi discorso. Miranda Priestly, per una volta, non ha l’ultima parola.

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