Ovvio che la memoria del pubblico cinefilo vada immediatamente a due opere molto simili tra loro, seppur uscite a decenni di distanza, con il secondo pensato come omaggio al capostipite. Stiamo parlando ovviamente di EO (2022) e del capolavoro a cui si ispira, l’imprescindibile Au hasard Balthazar (1966) di Robert Bresson. E con quell’incipit che può riportare alla mente anche l’animato Galline in fuga (2000), ecco che la ricetta è servita.
Ci troviamo qui a parlare di Hen – Storia di una gallina, film che fin dal titolo non nasconde ciò a cui la trama ci metterà davanti. Perché, come per i due succitati film che vedevano protagonista in entrambi casi un esemplare d’asino, in quest’occasione a rubare la scena a tutti è proprio una femmina di pollo, che all’inizio del racconto scappa dall’allevamento intensivo dove è nata per vivere un’incredibile (dis)avventura on the road.
Un mondo da scoprire

Scampa a morte certa questa gallina nera, che riesce a svignarsela dal tir dove è stata caricata per cominciare il suo incredibile viaggio alla scoperta del mondo. Dai pericoli di un autogrill, dove deve seminare una volpe famelica cercando al contempo di non farsi investire dal traffico veicolare, finisce per ritrovarsi (anche li più o meno rocambolescamente, non vi diciamo il come) nel cortile di un ristorante in un paesino greco di provincia.
“Ospitata” dall’anziano proprietario, trova rifugio e forse anche l’amore in un gallo che sembra dominare il suo pollaio con piglio autoritario. Ma anche in questo caso si troverà ancora a tribolare prima di trovare la vera e propria pace dei sensi, con tutte le conseguenze del caso, mentre l’umanità offre il peggio di sé in quel sottofondo segnato da soprusi e ingiustizie.
Polli alla ribalta

Difficile che chi si cimenta nella visione di un progetto fortemente atipico e autoriale abbia anche avuto occasione di recuperare la serie d’animazione giapponese Roster Fighter, in corso su Disney+ proprio nel corso degli ultimi mesi. Difficile, ma non impossibile: ebbene, certe scene, soprattutto relative all’accoppiamento, potrebbero suscitare risate involontarie in una narrazione che comunque non è certo improntata soltanto alla leggerezza.
Non ci sentiremmo di consigliare la visione di Hen – Storia di una gallina a un pubblico di bambini, in quanto sin da quel prologo nell’allevamento intensivo e dalla prima scena in cui l’uovo viene espulso dallo sfintere di una gallina le scene crude per un’audience potenzialmente impressionabile non mancano – per quanto si lascino i passaggi più cruenti fuori campo. Al contempo, le dinamiche criminali che hanno luogo tra i personaggi umani sono segnate da logiche di violenza e corruzione, con lo sguardo della pennuta a fungere da filtro sui mali del nostro contemporaneo e del male che non ha mai fine.
In tutto questo è doveroso aprire una parentesi sul regista ungherese György Pálfi, che nel 2019 si ritrovò ad attraversare quello che lui stesso ha definito un “periodo difficile”. Per ragioni politiche – la stretta di Orbán sulla cultura nella sua patria, il progressivo prosciugamento dei fondi statali verso chi non aderiva alla linea governativa – era diventato una figura scomoda all’interno dei confini nazionali. Proprio in tali condizioni è nata l’idea di Hen – Storia di una gallina: un film girato in Grecia con una protagonista che il regista non poteva dirigere nel senso convenzionale del termine.
Una, nessuna, centomila

Una protagonista che è in realtà frutto dell’interpretazione (se tale si può dire) condivisa di otto galline Leghorn nere, selezionate per le rispettive peculiarità, che si sono alternate nella varie scene che contraddistinguono l’ora e mezzo di visione: da chi corre a chi è equilibrista, da chi si mette prona per aspettare il gallo e così via, in un racconto dove non manca di certo la varietà.
Non mancano nemmeno delle stranianti canzoni d’amore per sottolineare i momenti romantici all’interno del pollaio, all’insegna di una leggerezza pop che stona con quanto sta accadendo invece a chi si ritrova in piedi su due gambe. Va detto che per quanto non latitino passaggi tensivi e potenzialmente pericolosi per l’animale, le sue personalissime vicissitudini restano comunque indirizzate a una verve maggiormente comica.
Tramite il grottesco, in una sorta de La fattoria degli animali aggiornata al relativo contesto, si offre una sorta di meditazione sull’identità, sull’esclusione e sul desiderio di trasmettere qualcosa di sé al futuro, senza dimenticare discorsi più o meno velati sulla situazione migratoria e sul vivere sotto una dittatura più o meno consapevole. E dove anche una gallina può diventare degna di compassione e simpatia.
Ricapitolando

Un racconto solo in apparenza semplice, che utilizza lo sguardo spaesato di una gallina in fuga per riflettere sulla crudeltà umana, sull’esclusione e sul bisogno universale di trovare un luogo dove sentirsi finalmente a casa. György Pálfi costruisce una favola grottesca e straniante, sospesa tra ironia nera, realismo sporco e suggestioni allegoriche, trasformando il viaggio della protagonista a due zampe in una parabola politica ed esistenziale dal forte sapore contemporaneo.
Pur senza raggiungere la potenza simbolica di modelli inevitabilmente ingombranti come EO o Au hasard Balthazar, Hen – Storia di una gallina colpisce per il coraggio con cui abbraccia il ridicolo e il tragico nello stesso respiro, trovando nella sua natura irregolare e quasi caotica una forma di autenticità difficile da ignorare.
