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Se negli ultimi 15 anni c’è stata una serie Tv che ha unito pubblici diversi, fidelizzando un pubblico ampio, questa è stata proprio Downton Abbey. Con all’attivo 6 stagioni e due film di successo, l’amata comfort serie si congeda dal suo pubblico con il film conclusivo della storia dei Crawley: Downton Abbey – The Grand Finale.

Nel corso di questi anni, la storia della famiglia inglese più famosa al mondo (dopo quella Reale) ha vissuto diversi accadimenti attraversando un periodo storico cruciale: i primi trent’anni del Novecento. Per chi non avesse mai conosciuto la serie (ve la consigliamo caldamente!), la storia si apre nell’aprile del 1912 con l’affondamento del Titanic (sfondo storico e motore narrativo dello show) e si conclude con questo film nel 1930, all’indomani della crisi del ’29 e a pochi anni dalla Seconda Guerra Mondiale.

Downton a ogni costo

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Hugh Bonneville: Robert Crawley, Conte di Grantham e Michelle Dockery: Lady Mary Talbot, fonte: Universal Pictures

Al centro dell’azione, come sempre, c’è l’annosa questione di tenere in piedi Downton Abbey – la maestosa tenuta in cui vive la famiglia, la cui amministrazione rischia ogni volta di fallire. Essa stessa è un personaggio della serie, spettatrice privilegiata della vita della famiglia Crawley e di quella dei domestici al piano di sotto.

In questo terzo capitolo cinematografico tutto ruota intorno alla reputazione di Mary, al centro di uno scandalo dovuto al suo divorzio dal secondo marito Henry Talbot (interpretato nelle stagioni finali da Matthew Goode, assente già dalla produzione del secondo film). Come se non bastasse, le sostanze di Cora sono quasi del tutto perdute proprio a causa delle speculazioni conseguenti alla crisi del ’29. L’obiettivo dei Crawley sarà quello di recuperare la liquidità per continuare ad amministrare la tenuta di famiglia e affrontare il passaggio di testimone dalla vecchia alla nuova generazione.

I tempi cambiano

Il cast di Downton Abbey 2
Il cast di Downton Abbey 2, fonte: Universal Pictures

Malgrado il 1930 rappresenti un periodo storico particolare, lo sceneggiatore (nonché creatore della serie) Julian Fellowes si è chiuso nella bolla della nobiltà inglese, raccontando i problemi della classe sociale nobile di fronte ai tempi che cambiano e la necessità di un ricambio generazionale, accennando anche alla crisi in borsa senza tuttavia soffermarsi sulle questioni politiche già in atto all’alba degli anni Trenta. I fan della serie certamente si domanderanno come i Crawley affronteranno una seconda Guerra Mondiale e cosa ne sarà di Mary, sola contro il mondo e portatrice di una nuova modernità che riesce a superare le granitiche mura di Downton Abbey.

Di tutto ciò, in effetti, i personaggi discutono ricordando continuamente quanto siano cambiate le cose dai primi anni del Novecento. Anche al piano dei domestici è in corso il passaggio di testimone dalla vecchia guardia, capeggiata dall’integerrimo maggiordomo Carson, alla generazione giovane rappresentata da Daisy (Sophie Mc Shera), che subentra come cuoca alla signora Patmore e Andrew (Michael Fox) pronto a diventare maggiordomo.
Tutto il film è come uno sviluppo del tema del Gattopardo: bisogna che tutto cambi, affinché tutto resti uguale.

I grandi assenti

Maggie Smith
Maggie Smith in Downton Abbey. Fonte: ITV

Fin dalle prime comunicazioni ufficiali si era detto che il film avrebbe omaggiato Maggie Smith, congedatasi dalla storia di Downton Abbey già nel secondo film e poi scomparsa nel 2024. In effetti si sente molto la presenza della sua aura in tutto il film (e purtroppo se ne sente anche la mancanza).

Di certo sarebbe stato divertente vedere le reazioni di Lady Violet ai cambiamenti verso la modernità di cui si parla in questo film, soprattutto il fatto che una donna nobile abbia coraggio di divorziare in un’epoca in cui le donne subivano la gogna sociale anche per molto meno. Allo stesso modo, è un peccato vedere come il personaggio di Thomas, ormai felice nel suo ruolo di assistente di Guy Dexter, abbia in questo film molto meno spazio. I due sono palesemente una coppia e sembrano felici, ma nel film la questione LGBT negli anni Trenta non viene minimamente affrontata, nonostante la parabola di Thomas nella serie sia stata una delle più importanti.

Atmosfera e fedeltà al mondo di Downton Abbey

Tutto il cast di Downton Abbey in posa
Tutto il cast di Downton Abbey, fonte: Universal Pictures

Nonostante alcuni punti deboli, il film riesce a restituire con grande cura tutti gli elementi che hanno fatto amare la serie: i salotti, il tè del pomeriggio, le dinamiche aristocratiche e sociali, i dettagli della servitù, il ritmo più lento ma meditato. Il regista Simon Curtis e il cast sono consapevoli che si è trattato dell’“atto finale” e si percepisce nella prevalenza dell’ingrediente nostalgia, nei richiami sottili alle stagioni passate, nei piccoli rituali che i fan ormai conoscono e amano.

È ben riuscita la tensione tra il mondo che fu, quello aristocratico, rigido, guidato da consuetudini e regole sociali obsolete, con la modernità che avanza inesorabile, nel bene e nel male: crisi finanziaria, scandalo, nuove generazioni che devono prendere il testimone. Mary, in particolare, è un personaggio ben calibrato, coerente con le azioni e i comportamenti del passato e sempre in evoluzione. Lei più di tutti rappresenta questo conflitto: è donna, è al centro dello scandalo, ma non è vittima, cerca, con dignità, di imporre la sua visione.

Nessuna sorpresa e un dolce addio

Downton Abbey
Michelle Dockery: Lady Mary Talbot e Laura Carmichael: Edith Pelham, Marchesa di Hexham, fonte: Universal Pictures

Sebbene non manchino le svolte, il film non osa mai troppo: molte dinamiche si muovono dentro schemi già visti e per lo spettatore affezionato alle stagioni precedenti non è sempre sorprendente vedere dove va a parare la vicenda. C’è una certa comfort zone che il film decide di non abbandonare. Alcuni personaggi o temi che avrebbero meritato più spazio o sviluppo — per esempio la figura di Gus Sambrook, o certe tensioni economiche sociali emergenti — rimangono sullo sfondo. Il film apre porte verso spunti più “moderni”, ma spesso volta lo sguardo altrove, preferendo restare nella dimensione del racconto familiare e del rituale.

La sensazione in generale è quella di un addio che fa bene al cuore: Downton Abbey – Il gran finale non è un capolavoro che cambia le carte in tavola, ma è un congedo dignitoso, elegante, pieno di emozione. È come guardare un vecchio album di famiglia: sai già dove stai andando, certe foto sono consumate, ma ogni pagina ti rimane impressa. Se ami i Crawley, se hai fatto il viaggio da quando la serie è iniziata, questo film ti darà più soddisfazioni che rimpianti.

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