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C’è un oggetto che per anni è rimasto confinato nei cassetti polverosi della memoria collettiva, relegato tra i ricordi di budoir anni Cinquanta e retropalchi teatrali. Un prodotto che evocava parrucche incipriate a Versailles, dive del cinema muto e quella frase elegante che le signore pronunciavano per allontanarsi un attimo dal tavolo: “Vado a incipriarmi il naso“. Parliamo della cipria, naturalmente. E se pensate che sia roba da museo, preparatevi a ricredervi.

Perché la cipria è tornata. Non come revival nostalgico, non come citazione vintage da collezione limitata. È tornata come protagonista assoluta del beauty del momento, con milioni di visualizzazioni su TikTok, presenza fissa nei backstage delle Fashion Week e un esercito di celebrity che non ne possono più fare a meno. Da Zendaya a Scarlett Johansson, da Levante alle passerelle di Armani, Prada e Gucci, tutti stanno riscoprendo quella polvere magica che sembrava definitivamente archiviata dall’era della clean girl e della pelle dewy alla coreana.

Per anni ci hanno spiegato che la bellezza stava nei sieri stratificati, negli oli preziosi, nella luminosità acquosa, nel glow permanente. La pelle doveva sembrare un sasso di fiume appena pescato dall’acqua, lucida e riflettente. Poi qualcosa è cambiato. Le ragazze di TikTok hanno cominciato a sperimentare, a rovistare nelle trousse delle nonne, a rispolverare quei dischetti compatti dimenticati. E hanno scoperto l’arcano: wow, opacizza senza appesantire, sfuma i pori come per magia, leviga la texture, scolpisce i lineamenti. L’effetto finale è quello di un filtro Instagram applicato dal vivo, ma senza bisogno di algoritmi o ritocchi digitali.

L’incubo del mascherone bianco, quello che ha colpito anche dive come Nicole Kidman e Angelina Jolie in qualche sfortunata apparizione sul red carpet, appartiene al passato. Le nuove formule hanno poco a che fare con le cipriaie polverosissime di una volta. Oggi si parla di tecnologie avanzate, polveri micronizzate, finish soft-focus, effetti blur che nascondono le imperfezioni senza coprire la pelle. Il risultato è naturale, impalpabile, quasi impercettibile. Ma c’è, e si vede.

Durante l’ultima Fashion Week milanese, il trend ha invaso le passerelle. Ermanno Scervino ha scelto OASI di Nouba, una cipria cotta dall’effetto soft-focus naturale. I make-up artist di Armani hanno picchiettato polveri traslucide e riflettenti per ottenere il celebre Armani Glow, quel finish luminoso ma opaco che ha reso il trucco di Levante un piccolo capolavoro di equilibrio. Da Prada, dove il mantra era “pelle quasi nuda” e trucco trasparente, la Prada Reset Rebalancing Setting Powder minimizzava le discromie con una leggerezza estrema, incarnando perfettamente l’estetica no-makeup.

@maurinorebecca metodo PREFERITOOO #foryou #perte cipria e pennello di @Hourglass Cosmetics ♬ original sound – mysticring – millie

La voglia di cipria è diventata così contagiosa che durante la Milano Beauty Week, dal 16 al 20 settembre, centinaia di persone si sono messe pazientemente in fila a Palazzo Giureconsulti per assistere a una dimostrazione dal vivo. Una replica in scala della fabbrica mostrava l’intero processo produttivo: tutto comincia in un mulino, una specie di frullatore industriale dove polveri di diversi colori vengono macinate ad alta pressione fino a fondersi in un’unica tonalità perfetta. Poi una macchina la compatta in piccoli fondelli e una tela imprime il logo del marchio. All’uscita, ognuno ritirava gioiosamente il proprio astuccio personalizzato, con l’impronta ancora fresca. Un successo che testimonia quanto questo prodotto abbia riconquistato l’immaginario collettivo.

Ma per capire davvero cosa sta succedendo oggi, vale la pena fare un passo indietro di qualche millennio. La storia della cipria è lunga tremila anni e attraversa culture, continenti ed epoche. Nell’antico Egitto, a Roma, in Cina e in Giappone, la pelle candida era il segno distintivo della nobiltà: voleva dire che non lavoravi sotto il sole, che non eri costretto ai campi o alle fatiche manuali. I romani usavano la biacca, carbonato di piombo che sbiancava la pelle ma la corrodeva inesorabilmente. Più saggi, cinesi e giapponesi preferivano la polvere di riso o di perla, ingredienti che ancora oggi ritroviamo in molte formulazioni moderne e che continuano a sbiancare delicatamente il volto delle geishe.

Il Settecento fu l’epoca d’oro della cipria. A Versailles, incipriarsi era un rituale collettivo e quotidiano, praticato tanto dagli uomini quanto dalle donne. Nuvole di amido profumato avvolgevano non solo i volti ma anche le parrucche architettoniche, alte come torri, che caratterizzavano l’estetica dell’aristocrazia francese. Per ritrovare quel mondo dai colori pastello, fatto di ciprie rosa e azzurre come confetti, basta rivedere Marie Antoinette di Sofia Coppola, dove ogni inquadratura è un trionfo di polveri e tonnellate di zucchero visivo.

Il Novecento però cambia tutto. Negli anni Venti arrivano l’astuccio tascabile con lo specchietto incorporato e il piumino da portare nella borsetta. Finalmente il ritocco esce dalla camera da letto, smette di essere un segreto da consumare in privato e diventa un gesto pubblico, quasi dichiarato. Le donne possono incipriarsi ovunque: al ristorante, al cinema, per strada. E nasce anche una frase che diventerà leggendaria.

“Vado a incipriarmi il naso“: scusa elegante per sparire un momento, evitare situazioni imbarazzanti, prendere tempo, sottrarsi a conversazioni scomode. Nessuno ha pronunciato questa battuta con più grazia di Audrey Hepburn nei panni di Holly Golightly in Colazione da Tiffany. “I must powder my nose”, dice con quella sua voce cristallina, e intanto la powder room diventa il luogo dove i corteggiatori, con discrezione, contribuiscono alle sue spese lasciando 50 dollari. Trent’anni dopo, in Pulp Fiction di Quentin Tarantino, Uma Thurman nei panni di Mia Wallace usa la stessa frase come una mossa di potere: va a incipriarsi il naso e lascia Vincent Vega al tavolo, costringendolo a trovare qualcosa di intelligente da dire al suo ritorno.

@federica.scagnetti

dopo anni ce l’ho fatta

♬ Controtempo – Calcutta

Nel 2011, Zoe Cassavetes ha dedicato alla powder room un cortometraggio per i Women’s Tales di Miu Miu. Ambientato al Claridge’s di Londra, The Powder Room segue un gruppo di donne che, con la scusa di andare a incipriarsi il naso, trasformano il bagno in un tempio di confidenze e complicità femminile. Perché in fondo la cipria non è mai stata solo un prodotto cosmetico: è sempre stata anche un codice, un linguaggio, uno spazio di libertà.

Oggi quel gesto semplice è diventato tecnologico. Ogni cipria ha un compito specifico: fissare il trucco, sfumare le imperfezioni, scolpire i volumi, opacizzare le zone lucide. La Forever On Set Powder di Dior unisce acido ialuronico a due tipi di polveri diverse: quelle sferiche garantiscono un finish mat impeccabile, quelle lamellari regalano l’effetto filtro che piace tanto sui social. L’Airbrush Flawless Blur Loose Powder di Charlotte Tilbury usa polveri micronizzate che diffondono la luce in modo da far sembrare pori e texture come sfocati, esattamente come dopo un intervento di Photoshop.

Make Up For Ever propone l’Ultra HD Loose Powder, a base di silice pura, che risulta completamente invisibile davanti alle telecamere digitali e perfetta per i selfie ad alta risoluzione. Fenty Beauty di Rihanna ha sviluppato la Pro Filt’r Instant Retouch, che azzera il temuto flashback fotografico su qualsiasi carnagione. L’Ultra Snatched Easy Bake Duo di Huda Beauty promette un viso disegnato e opaco come quello dei tutorial di contouring più estremi.

La Gen Z, naturalmente, ha i suoi prodotti cult. Cloud Set Loose Powder di Kosas, con estratto di fusto di bambù, è una cipria ultra-translucida che fissa il make-up fino a dodici ore. Wonder Snatch Lifting Setting Powder di NYX Professional Makeup, arricchita con estratto di tè verde, vanta un nome che mescola eleganza e un pizzico di snobismo da alchimisti contemporanei. Questi prodotti hanno milioni di recensioni online, tutorial dedicati, challenge su TikTok dove ragazze di tutto il mondo si sfidano a colpi di cipria applicata con tecniche sempre più creative.

Le truccatrici delle star sono in prima linea in questa riscoperta. Sheika Daley, che lavora con Zendaya e Jodie Turner-Smith, utilizza ciprie compatte per fissare i look da red carpet, garantendo che resistano ore di flash e riflettori. Gianpaolo Ceciliato, make-up artist di Scarlett Johansson e Sarah Jessica Parker, sceglie polveri leggerissime, impalpabili, a prova di qualsiasi tipo di
illuminazione.

@laelibeauty Che dire #makeup ♬ suono originale – djmegli

Il successo della cipria ha contagiato anche un altro settore: l’alta profumeria. Stiamo assistendo al grandioso ritorno delle fragranze cipriate, chiamate anche poudrée, che evocano quell’odore nostalgico, rassicurante e sofisticato d’altri tempi. Costruite attorno a note fiorite come l’iris, la violetta e l’eliotropio, queste fragranze lasciano una scia soffice e avvolgente, come la carezza di un piumino sul viso. La cipria non si indossa soltanto: si respira nell’aria, diventa un’atmosfera, un’identità olfattiva che completa l’esperienza sensoriale.

E poi c’è il cinema, che continua a omaggiare questo prodotto. Nel recente Amori e Incantesimi 2, sequel uscito il 10 settembre con Nicole Kidman e Sandra Bullock, le ventate di polvere magica che attraversano lo schermo sembrano un omaggio diretto a quella cipria che per secoli ha accompagnato riti di bellezza e trasformazione. Perché in fondo la cipria è sempre stata questo: una polvere magica che trasforma, nasconde, rivela, protegge. Un filtro analogico in un mondo digitale.

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Figlia degli anni 2000. Amante del cinema fin da quando vide Pride & Prejudice per la prima volta. Laureata in Lettere Moderne, continua a scrivere di cinema sperando di farlo per sempre.