Ci sono momenti in cui la tecnologia tradisce nel modo più spettacolare possibile. E quando a farne le spese è un rappresentante delle istituzioni durante una seduta consiliare in diretta streaming, il risultato è una tempesta mediatica che mescola imbarazzo, polemiche e interrogativi sul senso di responsabilità di chi ricopre cariche pubbliche.
È successo martedì 13 ottobre 2026 ad Alessandria, dove Vincenzo Demarte, vicepresidente della Provincia e capogruppo di Forza Italia in Consiglio comunale, si è collegato ai lavori della commissione Sviluppo e Territorio non dall’ufficio, non da casa, ma direttamente da un centro benessere. Le immagini trasmesse in diretta sulla piattaforma YouTube e proiettate sugli schermi della sala consiliare hanno mostrato una scena surreale: il politico avvolto in un accappatoio bianco con cappuccio, intento a sorseggiare un caffè e, in alcuni momenti, ripreso a torso nudo dalla videocamera posizionata dal basso.
La reazione sui social network è stata immediata e travolgente. Le immagini hanno fatto il giro della rete in poche ore, scatenando commenti ironici, critiche feroci e riflessioni sul rapporto tra rappresentanti istituzionali e cittadini. Quello che doveva essere un normale collegamento da remoto si è trasformato in un caso politico che ha messo al centro la questione del decoro istituzionale nell’era delle videoconferenze.
Demarte ha giustificato l’accaduto attribuendolo a un problema tecnico. Secondo la sua versione, era convinto che la videocamera fosse disattivata durante il collegamento. Un errore che, se confermato, solleva ulteriori interrogativi sulla preparazione tecnica con cui alcuni amministratori affrontano le riunioni telematiche, ormai diventate prassi ordinaria dal periodo della pandemia. Come gesto di scuse, il capogruppo di Forza Italia ha annunciato che rinuncerà al gettone di presenza relativo alla seduta del 13 ottobre.
Ma il danno, almeno in termini di immagine, appare già fatto. E le voci critiche non si sono fatte attendere. Tra le più dure quella di Vittoria Oneto, assessora del Comune di Alessandria, che ha puntato il dito contro l’episodio sottolineando come la credibilità delle istituzioni si costruisca con i comportamenti quotidiani, non con le dichiarazioni di principio. Le sue parole, riportate dal Corriere della Sera, mettono l’accento su un punto centrale: episodi del genere allontanano i cittadini dalla politica, minando la fiducia in chi dovrebbe rappresentarli.
#Alessandria, il capogruppo di Forza Italia si collega in accappatoio e nudo dalla spa al Comune. https://t.co/bkzqdfOxhq
— MC (@Virus1979C) October 13, 2026
Oneto ha voluto evitare che la vicenda si trasformasse in una sterile contrapposizione tra maggioranza e opposizione. Il problema, secondo l’assessora, non è di schieramento politico ma di responsabilità collettiva verso l’istituzione stessa. Quando un rappresentante pubblico si comporta in modo inappropriato durante una seduta ufficiale, a farne le spese è l’intera comunità democratica, al di là dei colori politici. E questo vale ancora di più quando le immagini vengono trasmesse in diretta, accessibili a chiunque abbia una connessione internet.
L’amarezza di Oneto si è fatta ancora più evidente pensando al Consiglio comunale straordinario previsto per il 26 ottobre, dedicato proprio ai giovani. Come si può chiedere alle nuove generazioni di avere fiducia nelle istituzioni, di partecipare attivamente alla vita democratica, se gli esempi che ricevono sono di questo tipo? La domanda è retorica ma pungente, e mette il dito nella piaga di una classe dirigente spesso percepita come distante, autoreferenziale, poco consapevole del proprio ruolo simbolico oltre che operativo.
Sulla stessa linea si è espressa Giulia Giustetto, consigliera comunale con delega alle Pari Opportunità. Il suo intervento ha richiamato un principio cardine della responsabilità pubblica, citando implicitamente il pensiero di Sandro Pertini: il rispetto delle istituzioni passa attraverso l’esempio quotidiano di chi le rappresenta. Non si tratta solo di svolgere correttamente le proprie funzioni amministrative, ma di incarnare i valori che quelle istituzioni dovrebbero rappresentare. Un principio che vale per il presidente della Repubblica come per il consigliere comunale, senza distinzioni di ruolo o importanza.
L’episodio di Alessandria non è isolato nel panorama italiano. Negli ultimi anni, complice la diffusione massiccia delle videoconferenze, si sono moltiplicati i casi di gaffe tecnologiche durante riunioni istituzionali: microfoni lasciati aperti che hanno registrato commenti fuori onda, sfondi virtuali inappropriati, collegamenti da luoghi inopportuni. Ma la peculiarità del caso Demarte sta nell’insieme di elementi che lo rendono particolarmente eclatante: la diretta pubblica, il contesto di un centro benessere, l’abbigliamento inadeguato, la visibilità a torso nudo.
Quello che emerge con chiarezza è un problema culturale prima ancora che tecnico. La tecnologia ha reso possibile partecipare alle riunioni istituzionali da remoto, aumentando teoricamente l’efficienza e la flessibilità della vita amministrativa. Ma questa flessibilità non può tradursi in approssimazione o, peggio ancora, in mancanza di rispetto verso l’istituzione stessa e verso i cittadini che la seguono. Una commissione consiliare in diretta streaming non è meno ufficiale di una seduta in presenza: è un momento pubblico, trasparente, nel quale si prendono decisioni che riguardano la comunità.
