Giovedì 10 ottobre, in pieno giorno, Fabrizio Corona è stato aggredito sotto la sua abitazione in zona piazzale Dateo a Milano. Un episodio di violenza che ha riportato l’ex re dei paparazzi al centro delle cronache, questa volta non per le sue provocazioni mediatiche o per il movimento politico Per La Verità, ma come vittima di un pestaggio in piena regola. Sei persone lo hanno accerchiato, minacciato con un cacciavite e picchiato, portandogli via orecchini e collanine per un valore di circa 400 euro.
La prima voce a diffondere la notizia è stata quella del giornalista Gabriele Parpiglia, che su X ha pubblicato una foto con una volante dei carabinieri e un’ambulanza, scrivendo di una “gravissima aggressione” e della ricerca di immagini dalle telecamere di sorveglianza. Una segnalazione che ha trovato immediata conferma nell’intervento pubblico dell’avvocato di Corona, Ivano Chiesa.
Intervistato dal TgR Lombardia, il legale ha ricostruito quanto accaduto sulla base del racconto del suo assistito. “Ho parlato con Fabrizio poco fa, mi ha detto che oggi è stato aggredito fuori da casa sua da sei persone“, ha spiegato Chiesa. “Lui dice: ‘Io mi sono difeso, uno contro sei, ho fatto quello che potevo’. Mi ha detto che sta bene, a parte qualche escoriazione, niente di grave”. Parole che confermano la sproporzione numerica e la violenza dell’agguato, ma anche che Corona non ha riportato lesioni serie tali da richiedere il ricovero in ospedale.
Secondo quanto ricostruito dai carabinieri della stazione Porta Monforte e riportato da Repubblica, l’ex agente fotografico sarebbe stato accerchiato e minacciato con un cacciavite. Un dettaglio che rende ancora più concreta la percezione del pericolo corso. Gli aggressori non si sono limitati alla violenza fisica: gli hanno strappato via i gioielli che indossava, un bottino di poco valore economico ma che aggiunge alla vicenda la componente della rapina.
È stato lo stesso Corona ad allertare il 112 subito dopo l’aggressione. Ai carabinieri ha fornito una prima ricostruzione dei fatti, ma soprattutto un’informazione cruciale: avrebbe riconosciuto almeno uno degli aggressori. Si tratterebbe di un imprenditore con cui aveva collaborato nei mesi scorsi e dal quale, secondo la versione di Corona, dovrebbe ancora ricevere del denaro. Un debito non saldato, una collaborazione finita male, una questione economica irrisolta: dietro il pestaggio potrebbe esserci una resa dei conti legata a rapporti d’affari andati a rotoli.
Gli investigatori stanno ora acquisendo le immagini delle telecamere di videosorveglianza della zona, un tassello fondamentale per identificare con certezza gli autori dell’aggressione e ricostruire la dinamica esatta. La denuncia formale verrà depositata nella giornata di oggi, come confermato dallo stesso avvocato Chiesa.
Un altro dettaglio emerge dal racconto di Corona: secondo quanto percepito dall’accento, gli aggressori sarebbero “di origine calabrese”. Un’indicazione che, al momento, resta parte della testimonianza dell’ex re dei paparazzi e che dovrà essere verificata nel corso delle indagini. L’avvocato Chiesa ha colto l’occasione per sottolineare la particolare esposizione mediatica del suo assistito. “È molto esposto, anche per il problema del partito, per tutte le cose che fa”, ha detto. “Io gli ho detto di stare attento, ma di più non posso fare”. Il riferimento è al movimento Per la Verità, il progetto politico lanciato da Corona attraverso il suo programma su YouTube, che lo ha reso ancora più divisivo e controverso.
Va ricordato, però, che lo stesso Corona non può candidarsi direttamente alle elezioni: glielo impedisce l’interdizione perpetua dai pubblici uffici legata alla condanna definitiva per estorsione ai danni dell’ex calciatore David Trezeguet, confermata dalla Cassazione nel 2013 con cinque anni di reclusione, mille euro di multa e, appunto, l’interdizione. Non è la prima volta che Corona finisce nel mirino di episodi violenti o tentativi di estorsione. Lo scorso 3 settembre aveva ricevuto sul cellulare minacce rivolte a lui e al figlio Carlos Maria, accompagnate da una richiesta di 500 euro e dall’indicazione di un luogo dove consegnare il denaro.
In quell’occasione, Corona non si era lasciato intimidire: era andato dalla polizia, aveva mostrato le chat e, con l’aiuto di due volanti che lo seguivano a distanza, si era presentato al luogo dell’appuntamento. Due ragazzi, un ventenne e un ventiquattrenne, si erano scagliati sulla sua auto colpendola con una catena, prima di essere fermati dagli agenti. Quell’episodio, però, non dovrebbe avere alcun legame con l’aggressione di ieri.
