C’è un filo invisibile che lega tutte le storie d’amore di Claudia Lagona, in arte Levante. Un pattern ricorrente, una scadenza quasi programmata, un destino che sembrava scritto. Sposata a 28 anni con il musicista e produttore Simone Cogo, conosciuto come The Supreme, a 29 si ritrovava di nuovo single. Un matrimonio finito “troppo presto”, come lei stessa ammette, ma soprattutto un fallimento che ha innescato un percorso di consapevolezza profondo e necessario.
Dell’amore il fallimento e altri passi di danza, il nuovo album in uscita il 9 ottobre per Warner Records/Warner Music Italy, è il risultato di questa indagine personale. Quindici tracce che ricostruiscono il suo viaggio attraverso l’amore nelle sue molteplici forme: quello che nasce, quello che muore, quello che non decolla mai. “Ero sempre più portata a distruggere piuttosto che a costruire”, confessa la cantautrice siciliana con una lucidità disarmante.
Ma cosa spinge una persona a sabotare sistematicamente le proprie relazioni? Per Levante, la risposta si nascondeva molto più indietro di quanto immaginasse. Nel passato remoto della sua infanzia, in un evento traumatico che ha segnato per sempre il suo modo di amare: la morte del padre Rosario quando aveva appena 9 anni.
Abissale è probabilmente il brano più toccante dell’intero album, quello in cui Levante tocca il fondo per poi risalire. “Mentre scrivevo il disco ho vissuto un episodio brutale e privato, e mi sono resa conto che stavo davvero toccando il fondo. Avevo perso la pazienza, avevo perso la lucidità“, racconta. È in quel momento che decide di guardare davvero indietro, di tornare “al luogo in cui mi era stato insegnato l’amore, al modo in cui mi era stato insegnato e da chi“.
La terapia è stata fondamentale in questo processo. Comprendere perché le sue storie avessero “una scadenza, quasi una data fissa” ha richiesto un lavoro di introspezione continuo, doloroso ma liberatorio. Il matrimonio con Simone Cogo rappresenta il fallimento più grande da questo punto di vista: “Ho distrutto, ho portato la storia verso la fine, con le spalle al muro. È stato un fallimento grande anche perché erano coinvolte tante persone e, soprattutto, la persona a cui volevo molto bene. Né lui né io conoscevamo quell’ombra che mi stava sul cuore“.
Quell’ombra aveva un nome preciso: l’assenza. Non solo quella fisica di un padre scomparso troppo presto, ma anche le modalità con cui l’amore le era stato insegnato, le grandi lacune affettive che si era portata dietro inconsapevolmente per anni. Oggi, a sette anni dall’inizio della relazione con Pietro Palumbo e dopo la nascita della piccola Alma Futura nel febbraio 2022, Levante può dire di sentirsi “risolta“. Non completamente immune dalle trappole della mente, ma consapevole. “Riesco a individuare quelle piccole trappole che la mia mente mi tende. Riesco a riconoscerle e mi fermo prima”, spiega.
È come se avesse imparato a vedere il semaforo arancione – non a caso il colore dominante del disco – quello che dice: “Rallenta, non distruggere”. Il messaggio finale dell’album racchiude tutta la sua evoluzione: “Non temere, non fuggire, non devi uccidere l’amore”. Parole rivolte prima di tutto a se stessa, poi alla figlia Alma Futura, ma anche a chiunque ascolti. “Non è facile per chi ha vissuto strappi così potenti da piccolo ripetersi: l’amore c’è, lo puoi meritare, anzi, non lo devi meritare, l’amore esiste, ti vuole. Non ucciderlo”.
È un messaggio che va oltre la sfera privata e si espande al collettivo. In un momento storico in cui, come sottolinea Levante, “non vediamo molto amore” nemmeno dal punto di vista politico e sociale, dove prevalgono ego e individualismo, l’invito a non uccidere l’amore diventa quasi un manifesto. “Dove c’è io non c’è noi. Anche come comunità stiamo fallendo“, riflette la cantautrice.
L’album non è solo introspezione e dolore. Brani come Allegria riportano alle radici, a quel Sud che per Levante è “quasi la mia palette di colori”. La Sicilia araba, spagnola e romana scorre nel sangue, insieme a uno sguardo “nostalgico e barocco” che permea tutta la sua produzione artistica. Le sonorità mediterranee, la magia arcaica del suo immaginario creativo sono il terreno fertile da cui germogliano le sue canzoni.
