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Ventuno anni. Più di due decenni passati a indossare la maglia albiceleste, a sentire l’inno argentino risuonare negli stadi di mezzo mondo, a trasformare il talento in leggenda. E ora, tutto finisce con una lettera scritta a penna su un foglio bianco, poggiata su un divano. Leo Messi ha detto addio alla nazionale argentina, chiudendo un capitolo che ha ridefinito il significato stesso di grandezza nel calcio.

L’annuncio è arrivato attraverso i suoi canali social, con un’immagine che da sola vale più di mille parole: la sua grafia, le righe che raccontano una decisione sofferta, un addio che fa male ancora prima di essere pronunciato. “Dopo tutto questo tempo trascorso dalla finale, e dopo averci riflettuto a lungo, voglio annunciare a tutti il mio ritiro dalla Nazionale“, ha scritto Messi, facendo riferimento alla finale Mondiale persa contro la Spagna il 19 luglio 2026.

Una sconfitta che arriva dopo il trionfo più grande, quel Mondiale 2022 in Qatar che aveva completato la sua collezione personale, quello che mancava per silenziare anche l’ultimo detrattore. Con l’Argentina, Messi ha vinto tutto: due Copa America, la Finalissima contro l’Italia, e soprattutto quella Coppa del Mondo tanto agognata. Ha lasciato il segno con numeri che difficilmente qualcuno riuscirà a eguagliare: 207 partite e 125 reti, record assoluto sia per presenze che per marcature con la maglia albiceleste.

Ma i numeri, per quanto impressionanti, non raccontano fino in fondo cosa ha significato Messi per l’Argentina. Non spiegano le notti insonni, i sacrifici, la pressione di un’intera nazione sulle spalle di un ragazzo che a 18 anni era già considerato il nuovo Maradona. “È stata una decisione che mi ha ferito profondamente, e continua a farlo, ma capisco che sia il momento giusto”, ha scritto nella lettera, con quella onestà disarmante che lo ha sempre caratterizzato anche fuori dal campo.

E poi, quella promessa solenne, quasi un giuramento: “Giuro di aver sempre dato il massimo, non solo negli ultimi anni in cui abbiamo vinto tutto, ma anche prima. Ho sempre lottato e dato tutto per questa maglia, per regalarvi gioia e rendervi orgogliosi di essere argentini attraverso il calcio”. Parole che suonano come una risposta a chi, nei momenti più bui della sua carriera in nazionale, lo aveva criticato, messo in discussione, paragonato ossessivamente al Pibe de Oro.

Il cammino di Messi con l’Albiceleste è iniziato il 7 agosto 2005, in un debutto che nessuno dimenticherà per le ragioni sbagliate: 40 secondi in campo contro l’Ungheria, un’espulsione per una gomitata a un avversario, e le lacrime di un ragazzino che vedeva il suo sogno spezzarsi ancor prima di cominciare. Le stesse lacrime versate il 19 luglio 2026, dopo la sconfitta in finale contro la Spagna. Un cerchio che si chiude con la stessa emozione, ma con un bagaglio infinitamente diverso.

Non resta molto tempo, i capitoli si stanno chiudendo e questo è uno di quelli che mi fa più male“, ha ammesso Messi, lasciando intendere che anche la sua carriera a livello di club volge ormai al termine. A 39 anni, il fenomeno argentino sente il peso degli anni, il corpo che non risponde più come un tempo, la necessità di lasciare spazio. “Ho amato, amato e amerò per sempre far parte della Nazionale. Ho dato tutto quello che avevo; non ho più nulla da dare, e inoltre ci sono dei giovani giocatori promettenti che stanno crescendo dietro di me e che meritano di essere lì”.

Il pensiero va ai compagni di squadra, agli allenatori che si sono succeduti sulla panchina argentina, ai dirigenti che lo hanno supportato. Ma soprattutto va ai tifosi, quelli che lo hanno seguito in ogni angolo del pianeta, quelli che hanno creduto in lui anche quando sembrava impossibile. “Ora sarò uno di voi, a fare il tifo e a sostenervi da bordo campo, nei momenti belli e in quelli brutti, ancora di più“, ha promesso.

Un passaggio di testimone che sa di melanconia ma anche di orgoglio. “Me ne vado con la serenità e l’orgoglio di avervi regalato, insieme ai miei compagni, momenti da sogno. È stata una follia averlo vissuto con voi. Vi voglio bene“, ha scritto, prima di chiudere con un ringraziamento che va oltre il calcio: “Grazie Dio per avermi fatto argentino. Vamos Argentina“.

Ma c’è un dettaglio che rende questa lettera ancora più struggente, un’annotazione finale che spiega molto:Ho scritto queste parole il 21 luglio, due giorni dopo la finale. Oggi, dopo quello che è successo a mio padre, ne sono ancora più convinto di prima“. Il riferimento è alla morte di Jorge Messi, avvenuta il 6 agosto scorso, un lutto che ha scosso profondamente Leo e che ha reso ancora più definitiva una decisione già presa.

Insieme alla lettera, Messi ha pubblicato anche un video che ripercorre la sua carriera in nazionale, dalle prime immagini da bambino fino alla finale Mondiale. Un montaggio emozionale che ha fatto il giro del mondo in poche ore, accumulando milioni di visualizzazioni e commenti. Perché Messi, al di là dei colori e delle bandiere, è patrimonio universale del calcio.

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Figlia degli anni 2000. Amante del cinema fin da quando vide Pride & Prejudice per la prima volta. Laureata in Lettere Moderne, continua a scrivere di cinema sperando di farlo per sempre.