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Vinicio Marchioni, attore romano di 51 anni, ha scelto di raccontare per la prima volta una pagina della sua vita che aveva tenuto riservata: la lotta contro un tumore alle ossa, scoperto nel pieno della sua carriera teatrale, in un momento in cui tutto sembrava andare nel verso giusto. La rivelazione è arrivata in un’intervista a Repubblica, rilasciata in occasione dell’uscita del suo libro “Le vite in atto”, in arrivo a ottobre con Marsilio.

Un viaggio attraverso sette personaggi che lo hanno cambiato, un’indagine sul rapporto tra corpo e recitazione che passa inevitabilmente anche attraverso quella esperienza che preferiva non mettere in piazza. La diagnosi arrivò durante le prove di “Un tram che si chiama desiderio”, il celebre dramma di Tennessee Williams nel quale Marchioni interpretava Stanley Kowalski, figura contraddistinta da una potenza fisica travolgente. Era probabilmente il 2012, l’attore aveva 36 anni, e quella parte rappresentava uno dei ruoli teatrali più importanti della sua carriera.

Lavorava con il regista Antonio Latella, costruiva sul palco un personaggio guidato da una forza fisica enorme. E proprio in quel momento scoprì di avere un tumore benigno alle ossa. Il contrasto era stridente, visto che mentre doveva plasmare un corpo dominante, virile, prepotente, nella vita reale si ritrovava a fare i conti con un corpo malato, fragile, che richiedeva cure. “Fortunatamente è rientrato, è stato curato, ma quell’esperienza mi ha portato a ripensare anche il rapporto con il mio corpo”, ha spiegato Marchioni.


Tra l’operazione, la fisioterapia e le terapie necessarie, mentre cercava di costruire il corpo di Stanley, si ritrovava a cercare un nuovo equilibrio nel proprio. Superati i cinquant’anni, ha dichiarato, ti rendi conto che il corpo ti parla molto di più e, in fondo, comanda molto più di noi. Una consapevolezza maturata anche attraverso quella malattia, vissuta quasi come l’incontro con un altro personaggio.

Dichiarazione

“Non mi è mai piaciuto mettere in piazza le sofferenze. L’ho vissuta come un’esperienza, quasi come se avessi incontrato un altro personaggio. Era qualcosa che entrava dentro di me e con cui dovevo convivere”.– Vinicio Marchioni

Marchioni ha scelto di affrontare la malattia con la stessa disciplina e lo stesso fatalismo con cui si affronta una parte difficile. Non poteva fermarsi, poiché intorno a lui la vita continuava, anzi esplodeva: il cinema che andava bene, il teatro al massimo delle sue ambizioni, e poi i figli che nascevano proprio in quel periodo.

Dichiarazione

“Per fortuna è andato tutto bene. In quel periodo sono nati anche i miei figli. Avevo intorno una vita pienissima: il mio ruolo teatrale più importante, il cinema che stava andando bene. Non potevo fermarmi. Domani mattina il sole sorgerà comunque. Aggiungo che il mestiere di attore è un motore straordinario: ti dà motivazioni.”– Vinicio Marchioni


L’attore ha inoltre raccontato anche delle difficoltà dell’adolescenza, della balbuzie che lo ha accompagnato e che lo ha costretto a un lavoro continuo sul linguaggio. La necessità di evitare certe sillabe, di cercare sinonimi, di costruire frasi alternative lo ha portato a interrogarsi profondamente su cosa significhi comunicare.

Dichiarazione

“Mi sono sempre rifugiato nella scrittura, nei diari. La balbuzie e le difficoltà dell’adolescenza hanno creato dentro di me mondi che avevano bisogno di uscire. La fortuna è stata incontrare il teatro.”– Vinicio Marchioni

Oggi la malattia è in remissione. Il tumore è rientrato, curato, superato, ma quell’esperienza ha lasciato tracce profonde nel modo in cui Marchioni vive il suo corpo e il suo mestiere, lasciandogli la consapevolezza della fragilità, della precarietà, ma anche della forza che si può trovare proprio quando tutto sembra crollare. Accanto a lui, in quegli anni difficili come in quelli successivi, c’è sempre stata Milena Mancini, compagna di vita e madre dei suoi figli.

Dichiarazione

“Con Milena abbiamo sempre pensato al ‘noi’ come a un’entità autonoma. Non è semplicemente lei più me. È qualcosa di più importante delle nostre individualità. È una conquista quotidiana. Ci sono giorni in cui verrebbe voglia di mandare tutto all’aria. Poi ti ricordi che esiste qualcosa di più grande del tuo umore o del tuo ego.”– Vinicio Marchioni


In “Le vite in atto”, quindi, Marchioni non racconta soltanto i personaggi che hanno segnato la sua carriera, ma inevitabilmente anche ciò che quei ruoli hanno lasciato dentro di lui. E tra queste pagine trova finalmente spazio anche una delle esperienze più difficili della sua vita, rimasta privata per tanti anni e oggi raccontata senza cercare compassione o trasformarla in qualcosa di diverso da ciò che è stata.

Per Marchioni quella malattia è ormai alle spalle, ma ha inevitabilmente cambiato il rapporto con il proprio corpo, con il lavoro e con le persone che gli sono accanto. E forse non è un caso che abbia scelto di parlarne proprio adesso: non come una confessione fine a se stessa, ma come un altro pezzo della sua storia, uno di quelli che, proprio come i personaggi incontrati sul palcoscenico, hanno contribuito a renderlo l’uomo e l’attore che è oggi.

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Classe 1991, scrive sul web da oltre dieci anni, trasformando la passione per i videogiochi e la cultura pop in una professione. Nel corso della sua carriera ha collaborato con alcuni dei principali siti italiani dedicati al mondo videoludico, trovando in Game-eXperience la sua casa per molti anni. Nel 2021 ha perfezionato il proprio percorso frequentando un corso di giornalismo online, consolidando l'esperienza maturata sul campo. Dal 2023 fa parte del gruppo editoriale Digital Dreams e, dall'inizio del 2026, scrive per CastleRock, ScreenWorld e BadTaste, occupandosi di videogiochi, cinema, serie TV e attualità legata al mondo dell'intrattenimento.